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Bocconiano ed eterno mediatore: chi è il neo ministro dell’Economia Giorgetti

Pacatezza di carattere, intuito e competenza hanno consentito a Giorgetti di conquistare la guida del dicastero più importante del nuovo governo Meloni

di Nicola Barone

Donzelli: “Ministero Economia a Giorgetti? Non facciamo nomi”

3' di lettura

«Mi sentivo più giovane quando sono entrato la prima volta. Ho tutti i dolori articolari...». Al di là della battuta offerta ai cronisti per Giancarlo Giorgetti, neo ministro dell’Economia e delle Finanze, in effetti quella che parte è la sesta legislatura, appena lasciata dietro le spalle una casella di peso nel governo Draghi. Disponibilità alla mediazione, pacatezza di carattere, intuito e competenza costruita in un lungo percorso tra aule parlamentari e responsabilità dirette in più esecutivi hanno reso il Dottor Sottile della Lega candidabile a tutto (e per ragioni diverse) nella faticosa messa a punto degli equilibri politici della nascente stagione. 

L’endorsement del suo predecessore Franco

Alla fine le sue indubbie capacità negoziali gli hanno assicurato la poltrona più prestigiosa del nuovo esecutivo guidato da Giorgia Meloni: quella del ministero dell’Economia e delle Finanze dove Giorgetti che ha giurato, sabato 22 ottobre, nelle mani del capo dello Stato Sergio Mattarella insieme agli altri ministri, succede a Daniele Franco. Il quale, intervistato nei giorni scorsi dal Corriere della sera, non gli ha fatto mancare il suo endorsement: «Lo conosco da parecchi anni e credo sarebbe adattissimo. È stato presidente della commissione Bilancio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e ministro dello Sviluppo economico. Con lui -ha spiegato Franco- abbiamo lavorato fianco a fianco in questi venti mesi. Abbiamo in comune l’idea che lo sviluppo economico italiano dipenda da quanto accade nel sistema produttivo, in primo luogo nella manifattura e nei servizi, che questi settori siano il cuore della nostra capacitá di creare reddito e che quindi debbano essere al centro della politica economica. Farà certamente bene».

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Il sostegno dell’opposizione

Va detto che già negli ultimi giorni il suo nome era circolato per il ministero dell’Economia. Soluzione che in un primo momento era sembrata ridimensionare le pretese della Lega e dunque difficilmente accettabile per Salvini. Alla fine il placet implicito di Giorgia Meloni veicolato dagli esponenti di FdI ha avuto la meglio riconoscendo a Giorgetti un ruolo cruciale nel nuovo esecutivo. Verso il quale anche l’opposizione ha speso dichiarazioni di sostanziale appoggio («sarebbe una figura perfetta, di assoluta garanzia e di grande equilibrio», si è fatto sapere da Azione). A riprova del riconoscimento di qualità non pregiudizialmente partisan.

Studi e primi passi in politica

L’arrivo alla guida del Mef è l’ultimo tassello di una lunga carriera politica. Già uomo macchina del partito di Umberto Bossi, Giorgetti è stato segretario nazionale della Lega Lombarda dal 2002 al 2012, nonché capogruppo per la Lega Nord alla Camera nella XVII legislatura dal 2013 al 2014 e nella XVIII. Nato a Cazzago Brabbia (Varese) il 16 dicembre 1966, diploma di perito aziendale e laurea alla Bocconi, è commercialista e revisore contabile. Ma è l’attività politica, targata Lega Nord, a coinvolgerlo già prima dei 30 anni.

Le doti di tessitore di intese

In Parlamento approda nel 1996 e lì resta, ricoprendo il ruolo di presidente della commissione Bilancio della Camera dal 2001 al 2006 e dal 2008 al 2013. Nella Lega è tra gli esponenti di spicco che meglio si muovono in materia di conti pubblici e settori produttivi. Schivo e riflessivo, da sempre Giorgetti si occupa dei rapporti con gli altri partiti ma ne è anche un po’ l’ambasciatore presso le più alte istituzioni e le sedi diplomatiche stranieri, facendo da contraltare al ben più sanguigno Salvini.

L’impronta ai provvedimenti

Nel 2013 viene nominato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano membro del Gruppo dei Saggi. Diversi i provvedimenti in cui c’è stata la sua impronta, dalla legge 40 sulla procreazione assistita alla manovra economica varata nella convulsa estate del 2011. Uomo forte che porta avanti le proprie convinzioni, nel settembre 2020 ha deciso di votare convintamente no al referendum costituzionale per il taglio dei parlamentari, contrariamente alla linea del partito.


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