Audizione

Giorgetti: «Legislazione debordante soffoca l’economia. Serve revisione normativa Ue su aiuti di Stato»

Recovery accompagnato da riforme strutturali. Allo studio soluzioni per ambulanti e balneari

di Nicoletta Cottone

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5' di lettura

L’Italia è paralizzata da una legislazione debordante, da un tessuto normativo intricatissimo, da procedure farraginose che soffocano l’economia».Lo ha spiegato il ministro dello sviluppo Giancarlo Giorgetti nel corso di una audizione dinanzi alle commissioni congiunte Attività produttive della Camera e Industria del Senato.«All’origine delle perduranti difficoltà del nostro Paese sono una serie di fattori critici», cioè «problemi strutturali del sistema italiano nel suo complesso il primo dei quali, a mio giudizio, è costituito dal peso eccessivo di una legislazione debordante e di un tessuto normativo intricatissimo che costringe l’iniziativa economica entro maglie spesso soffocanti che di fatto ne paralizzano o quanto meno ne rallentano l’attività e dall’eccessiva farraginosità delle procedure per l'attuazione concreta delle scelte pur faticosamente adottate».

Pandemia: troppa lentezza dell’Unione europea

Si tratta, ha ricordato il ministro Giorgetti, di un limite che «si aggiunge alla già pesante complessità e lentezza con la quale anche l’Unione europea si muove e che proprio le recenti vicende di questi giorni, per quanto concerne le strategie per l’uscita dalla pandemia con le campagne vaccinali, hanno drammaticamente messo in luce: i Paesi più pragmatici ( Stati Uniti e Regno Unito) hanno nettamente staccato l'Unione europea in evidente affanno».

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Serve una revisione della normativa Ue sugli aiuti di Stato

«L’Italia dovrà partecipare attivamente alla discussione, avviata in ambito europeo, per la revisione della normativa in materia di aiuti di Stato per rimuovere una serie di vincoli e limitazioni che potevano giustificarsi nella fase di costruzione del mercato interno ma che risultano oggi decisamente anacronistici se non autolesionistici quando si tratta di fronteggiare la concorrenza delle economie emergenti», ha detto il ministro. «Verifichiamo quotidianamente - ha aggiunto - le difficoltà derivanti da una disciplina troppo minuziosa in materia di aiuti di Stato a danno delle possibilità di porre in essere interventi, anche a carattere temporaneo, per sostenere imprese in difficoltà che tuttavia possono ancora riprendersi avvalendosi di un prestito ovvero di garanzie pubbliche». D'altra parte la capacità di mantenere le quote di mercato, nonostante una concorrenza sempre più agguerrita, dimostrata negli anni precedenti dalla parte più vitale dell'industria nazionale «è un segnale importante». Ora serve «uno sforzo di coordinare e consolidare un tessuto produttivo molto articolato per consentire all’industria nazionale, in particolare a quella che si confronta nei mercati globali, di raggiungere le dimensioni di scala più adeguate».

Recovery: accompagnarlo con riforme strutturali

Giorgetti ha ricordato come il Recovery Plan «sia un’opportunità che l’Europa, e in particolare l’Italia, non possono perdere stante il rischio di vedersi definitivamente marginalizzati negli scenari internazionali». Gli interventi puntuali che si dovranno realizzare in attuazione al Piano nazionale di ripresa e resilienza, «si dovranno accompagnare con alcune riforme strutturali che sinteticamente si possono riassumere con interventi per efficientamento delle politiche e degli apparati pubblici».

Imprese centrali per avere solide prospettive di crescita

«É diventato quasi un luogo comune nel confronto politico e nelle analisi degli studiosi e degli esperti l’affermazione per cui il nostro Paese patisce l'assenza di una coerente politica industriale», ha sottolineato Giorgetti, precisando che «per formazione e vocazione» è ben lontano «dal sostenere la centralità della mano pubblica nell’economia». Anzi, prosegue, «ritengo, che il nostro Paese abbia bisogno di un radicale cambiamento di approccio che collochi finalmente la figura dell'imprenditore e l'impresa stessa al centro dell'attenzione per il ruolo imprescindibile che essi possono svolgere per assicurare solide prospettive di crescita dell’economia». Ma negli ultimi anni , ribadisce, «è prevalso un approccio denigratorio e critico nei confronti delle imprese viste con sospetto, come fattore generatore di problemi più che come elemento dinamico. Ma senza imprese solide, in grado di muoversi e operare agevolmente e di competere nei mercati globali non esistono gli spazi per assicurare benessere e progresso economico e sociale. Senza creazione di nuova ricchezza non c'è la possibilità di politiche ridistributive per rimuovere o limitare i divari di sviluppo».

Tavoli crisi non siano passerelle, ma luoghi per trovare soluzioni

Ai tavoli di crisi, ha detto Giorgetti, bisogna parlare il linguaggio della verità. «I tavoli di crisi presso il ministero dello Sviluppo economico sono sicuramente utili, ma non per fare inutili passerelle, ma per trovare soluzioni. E bisogna parlare sempre un linguaggio di verità. Il sottoscritto e questo ministero useranno un linguaggio di verità e invito tutte le parti coinvolte a usarlo, specialmente per i più deboli, in particolare per lavoratori», ha puntualizzato Giorgetti.

Arriva un fondo per traghettare imprese fuori da crisi

Il ministro ha chiarito che è necessario «disporre di una strumentazione efficace per la gestione delle crisi che si vanno moltiplicando anche per effetto della pandemia. A questo scopo abbiamo avviato le procedure di reclutamento per l’attivazione di una specifica struttura che si avvarrà di competenze professionali di spiccata qualità per supportare le decisioni ministeriali nei tavoli di crisi, e abbiamo disposto lo stanziamento in un fondo che potrà essere attivato per traghettare imprese in temporanea difficoltà verso condizioni migliori, quando vi siano obiettive prospettive di ripresa».

Sottovalutato il rischio della concorrenza cinese

«Negli scorsi anni si è sottovaluto il rischio costituito da una accelerazione della concorrenza cinese per la tendenza a far prevalere, rispetto ai danni di una competizione spesso sleale, le opportunità che una Cina in prodigiosa crescita avrebbe offerto come mercato di sbocco anche alle nostre economie e come volano per una intensificazione degli scambi», ha detto il ministro. Un’aspettativa però che «si è rivelata un errore fatale in primo luogo per il fatto che quei prodotti hanno comportato la chiusura di tante imprese e la perdita di tanti posti di lavoro in Europa e, in secondo luogo, perché la concorrenza cinese quasi sempre si gioca sul prezzo a scapito della qualità». E l’Europa ha cercato, «purtroppo tardivamente, di correre ai ripari attraverso la modifica delle regole relative alle difese commerciali per preservare e rilanciare le prospettive di sviluppo del settore manifatturiero così come, con la cosiddetta Strategia per la rinascita industriale volta a riportare la quota del Pil derivante dall'attività manifatturiera al 20%. Ciò si è tradotto nell'individuazione di alcuni comparti, quali l’automotive e la siderurgia, particolarmente bisognosi di interventi di sostegno per il loro carattere strategico e per il fatto di essere particolarmente esposti alla concorrenza cinese».

Allo studio soluzioni per commecio ambulante e balneari

«Stiamo lavorando per trovare un rimedio soddisfacente alla annosa questione del commercio ambulante che lamenta una condizione di precarietà per la mancata individuazione di soluzioni praticabili al problema posto dalla cosiddetta direttiva Bolkestein». Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti nel corso di una audizione dinanzi alle Commissioni Attività produttive della Camera e Industria del Senato. «Insieme alle competenti strutture della Presidenza del Consiglio e della Rappresentanza permanente, mediante il confronto con la Commissione europea, dovremo quanto prima arrivare a definire una soluzione che eviti di trascinare in una infinita querelle tanti operatori che giustamente vorrebbero muoversi entro un quadro di regole certe». Il ministro ha spiegato che «non si tratta di eludere o violare la normativa europea ma di considerare alcune peculiarità del commercio ambulante, così come di alte attività radicate per tradizione nelle realtà territoriali quali l'esercizio di stabilimenti balneari, per i quali le consuetudini dei consumatori e la continuità di impresa non sono meno meritevoli di considerazione dell'attenzione alla salvaguardia della concorrenza».

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