Quirinale

Giorgetti attacca Salvini e lui sigla un patto Ue con Orban

Il ministro dello Sviluppo economico ha parlato di un «semipresidenzialismo de facto» con Draghi al Colle

Articolo aggiornato il 3 novembre, ore 10

La finanziaria di Draghi archivia la stagione del populismo

2' di lettura

Nella scia del partito pro Mario Draghi al Colle che sta crescendo vistosamente negli ultimi giorni, si piazza ora Giancarlo Giorgetti. Il ministro leghista dello Sviluppo economico evoca in realtà l’ipotesi come piano B, preferendo che Sergio Mattarella si allunghi nel suo ruolo fino a fine legislatura, nel 2023. «La soluzione sarebbe stata confermare Mattarella ancora per un anno. Se questo non è possibile, va bene Draghi, che potrebbe guidare il convoglio anche da fuori. Sarebbe un semipresidenzialismo de facto» ha detto nell’anticipazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa. Ma il ministro dello Sviluppo riserva una stoccata pesante al leader del suo partito Matteo Salvini: «Se vuole istituzionalizzarsi in modo definitivo, Salvini deve fare una scelta precisa. Capisco la gratitudine verso la Le Pen che dieci anni fa lo accolse nel suo gruppo ma l’alleanza con l’Afd non ha una ragione». Insomma una critica forte, a viso aperto a cui Salvini risponde convocando d’urgenza per domani 4 novembre il consiglio federale del Carroccio con tutti i big. Poco dopo Salvini si videocollega con il premier ungherese Viktor Orban ed il premier polacco Mateusz Morawiecki con i quali discute della formazione di un nuovo gruppo al parlamento europeo che possa unire la Lega con il partito di Orban, fuoriuscito dal Ppe, e il partito polacco Pis attualmente nel gruppo Ecr al Parlamento europeo. Non esattamente segnali di pace nei confronti del suo ministro.

Ipotesi semi-presidenzialismo de facto

Intanto la proposta del numero due del Carroccio spariglia il dibattito alimentando la “saga” sul Quirinale, già aperta nonostante manchino tre mesi al 3 febbraio, quando si concluderà il mandato di Mattarella. La contesa del resto è già complessa, tra autocandidature più o meno esplicite, veleni e condizioni come il voto anticipato. Su questa il ministro dello Sviluppo economico dice “no” suggerendo un escamotage: «Il presidente della Repubblica allarga le sue funzioni, approfittando di una politica debole». Più o meno come fece a suo tempo il presidente Napolitano? «Lui l’ha fatto dinanzi a un mondo politico spaesato. Draghi baderebbe all’economia», chiarisce netto.

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Franco in pole per Chigi

Ma lo scenario prospettato da Giorgetti è di difficile realizzazione, non c’è spazio nell’attuale Costituzione per un semipresidenzialismo reale. Di fronte a un’eventuale candidatura di Draghi al Quirinale, l’esecutivo potrebbe andare avanti affidando ad esempio l’interim all’attuale ministro dell’Economia, Franco oppure al ’decano’ fra i ministri, cioè Renato Brunetta. Un altro modo per mostrare, soprattutto all’Europa, che l’Italia tiene una certa continuità istituzionale, proprio quando c’è da gestire i fondi del Recovery e le riforme collegate.


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