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Giorgetti, Superbonus nel mirino: «Ingessa il bilancio e lascia pochi margini per altro»

Il ministro dell'Economia accusa le politiche del passato di «aver badato solo alla domanda assegnando allo Stato il ruolo del Re Sole che distribuisce sussidi»

di Gianni Trovati

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3' di lettura

DAL NOSTRO INVIATO, CERNOBBIO - La legge di bilancio colpirà le rendite per premiare chi lavora e aiutare chi fa figli. E tornerà a mettere nel mirino il Superbonus che con i suoi costi impazziti «ingessa il bilancio pubblico lasciando margini ridotti agli altri interventi e ha provocato un pernicioso effetto spiazzamento sugli investimenti pubblici anche del Pnrr», desertificando i bandi con le imprese impegnate altrove.

Nel suo intervento conclusivo al 49esimo Forum Ambrosetti di Cernobbio il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti sfodera toni insolitamente combattivi. Duri contro le politiche del passato accusate in pratica di «aver badato solo alla domanda assegnando allo Stato il ruolo del Re Sole che distribuisce sussidi». Ma decisi anche nel difendere le scelte più controverse del Governo, a partire dalla cosiddetta tassa sugli extraprofitti delle banche su cui ad agosto lo stesso Giorgetti aveva disertato la conferenza stampa a Palazzo Chigi. «Può darsi che l'imposta sia stata considerata inopportuna e sicuramente c'è stato un difetto di comunicazione – riconosce il titolare dei conti pubblici – ma non accetto che sia definita una tassa ingiusta. Lo Stato ha dato molto alle banche, coprendo con le sue garanzie rischi che sono propri del mondo del credito, e può quindi anche chiedere» sostiene Giorgetti riuscendo a strappare un applauso alla platea di imprenditori e manager che nel sondaggio avevano invece bocciato seccamente il contributo straordinario.

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Altrettanto netto Giorgetti si rivela nel confermare gli obiettivi generali di finanza pubblica, chiudendo a priori la porta al pressing per nuovi forti sforamenti sul deficit dal momento che «la libertà economica che avremo a disposizione dipenderà inevitabilmente dal livello di debito pubblico che avremo in futuro».

Per coprire gli interventi in cantiere, che provano a puntare tutto su famiglia e lavoro , in primis con la conferma del taglio al cuneo fiscale e con gli incentivi su premi di produttività e benefit , si cercheranno di conseguenza i margini nella spesa pubblica giudicata improduttiva e slegata dal sostegno alle categorie più fragili, sotto il capitolo che appunto porta l'etichetta di “rendite”. Confermato anche l'obiettivo di crescita all'1% per quest'anno, che quindi dovrebbe tornare nella Nadef, mentre per quel che riguarda la probabile revisione al ribasso del +1,5% messo in calendario per il 2024 il ministro non si sbilancia sugli effetti del «mutamento radicale delle variabili esterne».

Giorgetti: Stato non può avere la parte di Re Sole che distribuisce sussidi

A conti fatti, Giorgetti a Cernobbio rinsalda la linea del «realismo prudente» che è stata portata avanti fin qui. Ma spiega che il Governo italiano non può fare tutto da solo se non cambia l'aria nell'Unione europea, chiamata niente meno che a «cogliere il senso della storia» nella costruzione del nuovo Patto di stabilità e crescita. Perché, rimarca l'inquilino di Via XX Settembre, «siamo tutti uniti nel sostegno all'Ucraina, ma se per continuare su questa strada fossimo costretti a ridurre le pensioni degli italiani la cosa sarebbe un po' più difficile da spiegare». Allo stesso modo, «se ci si chiede una certa politica di transizione energetica non si può trattare questa spesa come le uscite per gli stipendi pubblici».

Gli sforzi a cui Europa e Italia sono chiamate sono grandi. Se Bruxelles non può chinarsi sulle tabelle contabili senza vedere la guerra e gli shock conseguenti su inflazione, commercio internazionale e politica monetaria, Roma deve nell'ottica di Giorgetti cambiare radicalmente rotta rispetto a una politica dei bonus che «generano aspettative di conferma e di rendite a vita». Rendite che ora sono chiamate a pagare pegno, come le banche. E come gli alleati di governo alla caccia di dividendi elettorali in vista delle Europee di giugno.

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