taglio parlamentari

Giorgetti vota no al referendum e Salvini minimizza: la Lega non è una caserma

L’esponente di spicco del Carroccio si esprime contro la linea ufficiale del partito per il Sì. Con lui anche Claudio Borghi e Gian Marco Centinaio

di Mariolina Sesto

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(IMAGOECONOMICA)

L’esponente di spicco del Carroccio si esprime contro la linea ufficiale del partito per il Sì. Con lui anche Claudio Borghi e Gian Marco Centinaio


2' di lettura

«Il 20 e 21 settembre si voterà per le Regionali in alcune parti d'Italia, per i Comuni ed anche per il referendum sul taglio dei parlamentari. Non so cosa voterete voi, ma posso dirvi come voterò io. Voterò 'no', convintamente». A sostenerlo è stato venerdì 11 Giancarlo Giorgetti, esponente di primo piano della Lega, partito che si è espresso ufficialmente per il sì al referendum sul taglio dei parlamentari. Questo “no” eccellente ha ovviamente messo in imbarazzo il vertice leghista e soprattutto il suo leader Matteo Salvini. Che oggi ha tagliato corto con una battuta: «La Lega non è una caserma».

Il no di Giorgetti

«Un semplice taglio dei parlamentari in assenza di altre riforme - è la convinzione di Giorgetti - è improponibile. Il sistema maggioritario, visto che si parla tanto di Europa, ha sempre funzionato benissimo. Tagliare del 40% i parlamentari darebbe un potere senza limite alle segreterie di partito, limitando di parecchio la volontà popolare. È una deriva da evitare con forza. Anche perché sarebbe un favore ad un Governo in difficoltà, incapace di gestire il contraccolpo economico al sistema Italia di questi mesi e in evidente imbarazzo in vista dei prossimi mesi, che saranno durissimi. Il Governo Conte - ha concluso Giorgetti - è inadeguato. Ed è anche per questo che voterò 'no'”».

L’imbarazzo di Salvini
“No”, quello di Giorgetti sul referendum non è uno strappo. È corso questa mattina ai ripari il leader della Lega, Matteo Salvini, parlando con i giornalisti a margine di un comizio a sostegno del candidato sindaco di centrodestra, Rocco Luigi Sassone. «Il referendum - ha aggiunto - è il trionfo della democrazia. La Lega fortunatamente non è una caserma».

Gli altri leghisti per il No

Fin qui, nella Lega la posizione per il No era largamente condivisa ma sostenuta pubblicamente dal solo Claudio Borghi. Che del resto lo stesso Salvini, pur ufficialmente schierato per il Sì («lo abbiamo votato quattro volte, io darò il quinto sì») non lo aveva preso troppo male: «Voto sì ma altre posizioni sono ammesse». Dopo Giorgetti, fra l’altro, è uscito allo scoperto anche l’ex ministro Gian Marco Centinaio: «Io voterò no. Non ho partecipato a nessuna votazione in Aula per non mettere in imbarazzo i colleghi e il partito. Sono fermamente convinto che questa non sia la riforma giusta della nostra Costituzione».

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