Milano, ultimo giorno

Giorgio Armani accentua la sottrazione del superfluo, in passerella il logo Ferrari

La settimana della moda milanese si è chiusa domenica. Da Bottega Veneta a MSGM, da Luisa Spagnoli a Laura Biagiotti e Marni: focus sul made in Italy

di Angelo Flaccavento

 Rarefazioni decò, collezione elegante con tocchi di colore

2' di lettura

La vivace settimana milanese della moda si è chiusa domenica nel silenzio magico di una sfilata senza musica. È Giorgio Armani, il designer italiano con la più spiccata sensibilità per ciò che accade nel mondo, e per la notizia, a decidere così. «Non possiamo ignorare la tragedia che si sta svolgendo intorno a noi. Questo non vuol dire che dobbiamo fermarci, ma penso che non sia il caso di festeggiare» dice. Il silenzio non è dunque estetico, ma politico, sociale, umanitario. Eppure riverbera in modo positivo sulla collezione.

Porta tutta l’attenzione sui vestiti, sulla musica di fruscii e tintinnii che essi emettono a ogni passo. «I miei collaboratori temevano che lo show sarebbe risultato debole in silenzio - aggiunge Armani - e invece penso che gli abiti ne abbiano beneficiato al cento per cento». È una collezione armaniana da manuale: fluida e preziosa, fatta di linee che accompagnano il corpo e di una idea di sottrazione del superfluo che esalta la persona. Sono nuovi i bagliori scintillanti, argentei oppure serici nel velluto, i tocchi di colore simultaneo che suggeriscono rarefazioni decò. Alla donna, elegante e sfuggente, si accompagna un uomo morbidamente formale, con la cravatta.

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Da Bottega Veneta è tempo di debutto. Dopo l’uscita di scena precipitosa e improvvisa di Daniel Lee, lo scorso autunno, la direzione creativa passa a Matthieu Blazy, non ancora quarantenne ma con un pedigree di tutto rispetto che va da Céline a Maison Margiela a Calvin Klein. In qualche modo le esperienze passate di Blazy traspaiono tutte - in particolare gli echi della Celine di Philo, che comunque è nell’imprinting del nuovo Bottega già dal rebranding con Lee - viste attraverso un filtro elegante e rarefatto. La sigla stilistica è sottile, il gusto si fa borghese dove prima era abrasivo. Sembra quasi di tornare al Bottega di Tomas Maier, con uno spin moderno catafratto in molte direzioni differenti. Manca lo statement forte, ma forse il punto è proprio questo - morbidezza e grazia - ed è comunque un debutto.

Debutta a Milano, dopo la Maranello Experience dello scorso giugno, la collezione Ferrari, l’esperimento di lusso modaiolo della nota casa automobilistica, sotto la direzione creativa del capace Rocco Iannone. È, appunto, ancora un esperimento, per quanto il livello dei coinvolti sia altissimo. Tradurre in abiti il rampantismo del cavallino, e i valori che esso rappresenta, non è uno scherzo: desumere dettagli formali dalle auto è forse una scelta ovvia, ma il logo non è meno pericoloso. Insomma, le intenzioni sono condivisibili, ma la messa a fuoco è necessaria, nel progetto tutto e non solo nella creatività.

C’è una nuova sveltezza da MSGM: forme strippate a nudo, essenziali e crude, sono massimizzate da superfici sbrilluccicanti e glitterate. Il tema di stagione è l’astrofilia, l’amore per le stelle; il risultato è fresco, teso, uno scarto avanti rispetto al pop facile del passato.

Si evolve l’identità femminile di DSquared2: giù dai tacchi dentro un vorticante nomadismo, senza perdere sensualità. Notevole l’uso della maglia e della stampa, ma soprattutto l’emozione energica degli strati in accumulo. Abbonda la maglia, seducente e ammantata di colore brillante, da Luisa Spagnoli, mentre da Laura Biagiotti la celebrazione della bellezza è un mandato mai disatteso.

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