Milano Moda uomo

Giorgio Armani chiude la fashion week e tuona: «Non ho mai fatto moda, ma stile»

La breve settimana milanese si è chiusa lunedì con lo show in presenza dello stilista, accanto a lui lo storico collaboratore Leo Dell’Orco, in continuità sul tema della successione

di Angelo Flaccavento

3' di lettura

La breve fashion week milanese si è chiusa lunedì con lo show in presenza di Giorgio Armani. Una sfilata intima, nei giardini di via Borgonuovo 21, come si usava quando la moda era parte del tessuto industriale e culturale del paese ma era ancora lontana dal diventare, come è oggi, forma di intrattenimento globale. Proprio pensando a quei momenti pionieristici, ma evitando la retorica stucchevole del si stava meglio quando si stava peggio, Armani intitola l’evento “Ritorno alle origini”. Si riferisce naturalmente a un fatto di storia personale: nel teatrino sotterraneo allo stesso indirizzo, infatti, si sono svolte tutte le sfilate del marchio dal 1984 al 2000; gli show mitici e fors’anche mitologici che hanno cementato l’estetica Armani nell’immaginario collettivo. La nuova collezione reitera lo spirito originario, radicandolo in questo momento, perchè Armani tutto è fuorché nostalgico.

La compostezza del classico Armani

Tutto è morbido e decostruito, come da copione, ma le forme sono rinnovate nei nuovi abiti che consistono di bluson gessati, tagliati come il giacchino di denim, indossati con i pantaloni dello stesso tessuto, o di camicie con il collo a listino coordinate con i pantaloni della stessa stoffa. Armani è chiaro: classico non è una parolaccia, ma vestire classico non vuol dire limitarsi a giacca a cravatta. Del classico, con sommo spirito di sintesi, Armani prende il succo, l’essenza: una certa appropriatezza, che è poi la misura del non eccedere, la compostezza del non sbracare. E il suo uomo, un adulto pensoso e consapevole in uno scenario al contrario dominato da un infantilismo deprimente, certo non sbraca, nemmeno quando indossa i bermuda o tenta il verde acceso e il rosa ciclamino.

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Armani, simbolico endorsement a Leo dell’Orco

In forma smagliante nonostante un recente incidente alla spalla, Armani tuona, inesorabile ma sorridente: «Più vado avanti, e più riesco solo a fare me stesso. E non faccio moda, non la farò mai. Faccio stile, perchè sono convinto che l’uomo debba avere una certa allure». Accanto allo stilista, a fine sfilata, Leo Dell’Orco, storico braccio destro: un simbolico endorsement che è anche un’assicurazione di continuità all’interno dell’azienda, visto che il tema della successione continua ad appassionare.

Diesel, Prada ed Etro tra passerelle e videosfilate

È un ritorno alle origini di altra natura quello di Diesel: alle radici pop e trasgressive, ma anche all’anima denim del marchio. Ne è fautore il nuovo direttore creativo, il capace Glenn Marten, autore tra i più originali della sua generazione e artefice del successo di Y/Project. Chiamato a ridare smalto e appeal, Martens lavora dalle basi, seguendo un approccio insieme architettonico e giocoso, puntando sulle distorsioni. Unisce gli stivali da cowboy ai jeans, realizza cappotti e soprabiti con la carta riciclata delle buste, profonde lustrini sul jeans candeggiato. Il risultato è vitale e caleidoscopico, con la giusta dose di kitsch a dare una scossa. È un promettente inizio, l’avvio, celebrato con un video onirico, di un matrimonio creativo nato sotto i migliori auspici.

Nel video di Prada, spiaggia, rocce e acque cristalline - scorci sardi, veri e selvaggi, con donazione inclusa a favore della Fondazione Medsea - sono il sollievo di ampio orizzonte che si apre alla fine di un tunnel rosso, claustrofobico e tortuoso percorso a passo marziale e ritmo di techno da giovani modelli in shorts arrotolati, giacche oversize e cappelli polifunzionali.

Etro, in fine, sceglie i binari morti dell’ex scalo merci, persi nel nulla ovvero aperti alla possibilità di tutte le direzioni, come passerella dello show in presenza. È la cornice perfetta per una collezione che, sulle note nomadi e toccanti del compianto Franco Battiato, esplora il tema del nomadismo, centrale nell’estetica e nella pratica del marchio, portandolo in una direzione nuova, decisamente edonista, con luccicanze metalliche ed estenuatezze macho degne dei Maneskin, perché anche l’esotismo, oggi, s’ammanta di altre tinte.

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