LE SFILATE DI MILANo / giorno 4

Giorgio Armani, sfilata a palazzo in stile austero e gentile - Le gallery di tutte le sfilate

di Angelo Flaccavento


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3' di lettura

La stagione milanese passerà agli annali per gli show en plain air, in giardini o angoli altrimenti impossibili da vedere. Oggi che la città esercita un rinnovato fascino anche sul pubblico internazionale, la scelta è fausta, non ultimo perchè Milano è un luogo da scoprire: austero in apparenza, gentile per chi ha il tempo e la voglia di scoprire. Austero e gentile sono due aggettivi che ben si applicano a Giorgio Armani: al lavoro, così come alla persona. Come già successo per la moda uomo, Armani porta gli ospiti a casa, in via Borgonuovo 11, a palazzo Orsini, dove il marchio stesso ha sede. Non più sotto i portici, ma nel cortile, foderato di piante di bambù, si produce in un perfetto esercizio di armanismo. «Il lavoro di noi stilisti consiste nel proporre cose nuove, senza per questo stravolgere tutto ogni stagione» spiega, riassumendo in modo perfetto il senso di una carriera improntata alla coerenza, non alla rigidità. È un verbo Armani insieme fermo e delicato quello che si materializza sulla passerella quadrata di specchio, in un processo di progressiva rarefazione che é insieme di forme, materie e colori. Dal marrone e grigio terragni si arriva ai grigi più pallidi, liquidi e aerei, mentre i tailleur pantaloni, super femminili, lasciano il posto agli abiti da ninfa. Filo conduttore, l’eleganza: gentile e lineare, a tacchi bassi, sempre rinfrancante. In sfilata, tra i molti accessori che completano ogni look, anche la Prima, borsa d’archivio appena rilanciata, attuale ora come nel 1995 dell’esordio. Coerenza, si diceva.

La sfilata Salvatore Ferragamo tra ricordi d’infanzia, eleganza e allegria estiva

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Il plein air di Salvatore Ferragamo è bucolico: la rotonda della Besana, popolata di piante. Di primo mattino, sotto un tenero sole, l’umore ne giova, e non è un caso, perché intenzione del direttore creativo Paul Andrew è proprio quella di trasmettere un senso di gioia. L’intento programmatico si realizza, declinato in primo luogo in una idea di leggerezza e sensualità. La donna Ferragamo è sostanzialmente borghese, ma non conservatrice, e a questo giro si scopre. Con misura, ma lo fa: le giacche si aprono sul dorso, i trench si accorciano improvvisamente, gli abiti sfiorano il corpo, o lo rivelano proprio. Un bell’equilibrio di maschile e femminile - ad esclusione delle salopette, passo falso - accessoriato con borse e scarpe design che hanno un alto fattore di desiderabilità, e che stanno propellendo il marchio anche verso una clientela più giovane.

Pizzo, tweed, forme overzise: così Msgm festeggia in passerella il decimo anniversario

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Massimo Giorgetti celebra i dieci anni di Msgm su una passerella giallo neon sotto il sole cocente di mezzogiorno, nei giardini della Triennale. Luogo altamente nobilitante - è il museo dedicato alla cultura del progetto e al design - e profondamente milanese, dunque perfetto per la narrativa che Giorgetti ha creato intorno a un marchio sostanzialmente pop, ma, a questo giro, meno stradaiolo del passato, anzi decisamente perbenista, seppur sempre gioiso e vitaminico. Il messaggio ultimo è affidato l’abitino stampato, un po’ come agli inizi, ma con i volumi couture che vanno adesso. Giorgetti non è un innovatore, ma l’aria dei tempi la coglie.

Vestaglie come abiti preziosi, Ermanno Scervino esalta l’artigianalità in chiave sexy

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«Il mix di tutto è il vero senso dello stile di oggi»” dice Ermanno Scervino. Le vestaglie indossate come soprabiti sui tailleur, i pigiami da giorno, i completi da collegiale, le tute di pelle e gli abiti da vamp ne sono l’immediata dimostrazione. Il livello dell’esecuzione, come sempre, è altissimo, ma a parte l’opposizione di maschile e femminile, la collezione manca di un vero filo conduttore, sicché non trasmette alcun messaggio oltre alla qualità.

Lorenzo Serafini appartiene alla schiera dei nostalgici. Quel che crea per Philosophy origina invariabilmente nel passato, e molte volte poco si discosta dal punto di partenza, risultando didascalico. Accade ancora in una collezione-omaggio a Carolina e Stephanie di Monaco, icone contrapposte degli anni Ottanta, con un pizzico di Helmut Newton per dare pepe. Tra giacchini chanel indossati con i jeans, abiti romantici e tubini da mistress, sembra di ripercorrere per intero l’annata 1986 di Vogue Paris.

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