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Giorgio Armani: «Tante tracce del mio stile: finchè mi copiano rimarrò me stesso»

Lo stilista a Milano durante l’Armani Day: giornata speciale, al di fuori delle tradizionali delle fashion week, in cui ha presentato contemporaneamente la collezione pre-fall e la prima collezione di alta gioielleria. Inaugurando la mostra di accessori e la nuova prermanente all’Armani Silos

di Angelo Flaccavento


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3' di lettura

«È giusto che il pubblico si aspetti da me, ogni volta, qualcosa di nuovo, soprattutto oggi che vedo dappertutto echi e tracce del mio stile e del mio lavoro», dice Giorgio Armani con il piglio insieme marziale e sornione che lo caratterizza.

Vestito immancabilmente di blu, i capelli candidi, lo sguardo penetrante, Armani emana severità, ma c’è sempre un guizzo tagliente di humour nelle sue parole. Infatti aggiunge subito, a mo’ di chiosa: «Non che mi dispiaccia essere copiato. Direi anzi il contrario: sono felice che mi si imiti, perché finché ciò avviene io rimarrò me stesso».

Armani è inimitabile, però, e questa è certamente una giornata speciale per ricordarlo, al di fuori del piano tradizionale di fashion week e dintorni. Un vero Armani Day, non fosse che un giorno in calendario è già stato dedicato – era il 2014 – allo stilista imprenditore da New York. Siamo però a Milano, la città in cui Armani si è realizzato ma alla quale ha anche molto restituito. L’occasione è speciale: una e trina, da mane a sera, ruota intorno alla sfilata della collezione prefall 2020 – è la prima volta che Armani sfila con una precollezione a Milano, e la seconda in assoluto dopo Tokyo lo scorso maggio – preceduta dalla presentazione della linea di alta gioielleria e dall’inaugurazione della mostra “Accenti di stile”, dedicata a quarant’anni di ricerche armaniane nel campo degli accessori – circa 800 scarpe, borse, bijoux – allestita negli spazi dell’Armani/Silos.

Nero, grigio, blu e rosso: la passerella Giorgio Armani in quattro sfumature

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Lezione di stile e coerenza
La messe di informazioni visive da incamerare e processare è sterminata, soprattutto per quel che riguarda la mostra – con i suoi ottanta look, la sfilata è tutto sommato stringata e compatta.

Ma anche nell’abbondanza, con Armani non si rischia mai l’overdose: ci sono un controllo e una coerenza invidiabili in quel che fa, senza che la coerenza diventi rigidità. Questo aspetto del lavoro di Armani, un’apertura al cambiamento che non è mai abiura del passato, una volontà di seguire i tempi senza cedere alle sbavature, è particolarmente evidente nella mostra degli accessori, curata dallo stesso Armani – controllo ferreo, si diceva – seguendo un criterio cromatico, materico e tematico invece che cronologico: una scelta che esalta le congiunzioni e le permanenze anche a decenni di distanza.

Esposti e pressati su lunghi banchi a onda luminescenti, i pezzi degli anni Ottanta appaiono ancora attuali, esattamente come quegli degli anni Novanta, o i più recenti, in una celebrazione di atemporalità che è l’espressione di una autentica visione autoriale. Eppure Armani non si accontenta. Si impegna a cambiare, ad evolversi, a non ripetere il già detto anche se ancora valido.

Giorgio Armani debutta con l’alta gioielleria

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Pe la donna che si trasforma
La collezione prefall ne é la dimostrazione, a partire dal titolo: Trasformismo – senza implicazioni politiche. «Ho pensato a una donna che si trasforma, che cambia aspetto a seconda di come si sente», spiega Armani, consapevole della psicologia che sottende al gesto quotidiano di vestirsi. Sottolinea l’intelligenza, che poi è spirito di sintesi, dell’indossare «un gioiello potente con un tailleur mascolino, o un paio di scarpe forti, con il tacco design di lacca dal gusto decò, con un piccolo abito nero».

Nel buio annullante del teatro di via Bergognone, sotto la firma autografa di Re Giorgio trasformata in scritta luminosa, la collezione alterna note vellutate di rosso, nero e champagne nel continuo mescolarsi di maschile e femminile, di rigore e sensualità. Le spalle sono decise; le gambe, ogni tanto, occhieggiano velate da gonne corte – una novità, per davvero. È una quintessenza di armanesimo, dagli echi anni Trenta agli esotismi impalpabili, eppure con una sensualità inattesa. Tutto cambia perché nulla cambi, che è poi una metafora perfetta dello spirito della moda, incarnata da un autore tanto più innovativo quanto più è classico.

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