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Giornalismo, Ocse: in crisi la fiducia dei cittadini nell’informazione

Solo il 51% degli intervistati si fida del proprio governo. Cinque principi chiave per promuovere una comunicazione pubblica efficace

di Nicola Barone

(ANSA)

3' di lettura

«La fiducia dei cittadini nell’informazione è in crisi» e «sulla scia di una pandemia devastante, la misinformazione sulla scienza e sui vaccini è costata delle vite; un’efficace comunicazione pubblica di orientamento sanitario, per contro, ne ha salvate molte altre». È quanto si legge nel primo “Rapporto Ocse sulla comunicazione pubblica. Il contesto globale e la strada da seguire”, presentato in collaborazione con il Dipartimento per l'Informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Il 35% si fida dei social media

«La comunicazione pubblica può svolgere un ruolo cruciale nell’affrontare la duplice crisi della fiducia, nei confronti dei governi e dell’informazione», si legge ancora nel Rapporto, che riporta una serie di dati sulla scarsa fiducia nei governi e dell’informazione a livello globale: nei paesi dell’Ocse solo il 51% degli intervistati si fida del proprio governo, mentre in 34 Paesi, il 52% degli intervistati si dichiara insoddisfatto ella democrazia. Dall’altro lato, si registra un «record di scarsa fiducia in tutte le categorie di fornitori di informazioni», con il 35% che si fida dei social media e il 46% del pubblico che si fida delle notizie che sceglie di consultare.

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Solo 38% Paesi ha strategie contro disinformazione

«Le istituzioni di molti Paesi stanno ancora lavorando per costruire e consolidare approcci integrali volti a prevenire e reagire ai fenomeni di misinformazione e disinformazione», secondo il Rapporto Ocse. Solo il 38% dei Centre of Government e il 21% dei Ministeri della Salute intervistati hanno adottato schemi, politiche e strategie per guidare i loro interventi volti a contrastare tale problematica».

Moles: in arrivo campagna per tutela dei diritti

Sulla disinformazione e «sull’uso sano e consapevole dei media digitali» è in arrivo un progetto di campagna di comunicazione istituzionale. L’annuncio arriva dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all'editoria, Rocco Giuseppe Moles, nel corso della presentazione del Rapporto. Parlando di «difesa ed educazione digitale del cittadino», Moles ritiene «fondamentale la responsabilità di tutti gli attori coinvolti - piattaforme, media tradizionali, giornalisti, comunicazione pubblica istituzionale - nel fare un ragionamento su quanto serva per tutelare il diritto dei cittadini a essere correttamente informati, con qualsiasi tipo di strumento».

Cinque principi chiave

Il Rapporto dell’Ocse individua quindi cinque principi chiave per promuovere una comunicazione pubblica efficace: potenziare la funzione della comunicazione pubblica, con strategia che sostengano la politica e l’open government; istituzionalizzare e professionalizzare la comunicazione, investendo in capacità e risorse adeguate; operare una transizione verso una comunicazione più informata, comprendendo le esigenze delle diverse categorie di pubblico e misurare gli impatti; utilizzare le tecnologie digitali e i dati in modo responsabile, per sostenere l'inclusione e il rispetto delle norme etiche; reagire alla misinformazione e alla disinformazione, con interventi preventivi e reattivi per frenare la diffusione di quei contenuti.

Ansuini: serve comunicazione basata su dati verificabili

«Rispetto a chi si occupa di marketing, la comunicazione pubblica deve esprimere una responsabilità in più, che è il riferimento alla verità. La responsabilità di mettere il destinatario nella condizione di verificare e capire le informazioni, di curare la cultura del dato e della notizia basata su fatti verificabili. Bisogna riportare le informazioni al dato e l'affidabilità è un impegno imprescindibile per un comunicatore pubblico». Così il direttore dell'Ufficio per la comunicazione istituzionale e le relazioni con i media del Presidente del Consiglio, Paola Ansuini, intervenendo alla presentazione del primo Rapporto Ocse sulla comunicazione pubblica. «Destinatari elettivi di un comunicatore pubblico sono i giornalisti, per il ruolo professionale che svolgono e che resta cruciale in una democrazia. Non possiamo fare a meno di chi intermedia e ha un'attitudine alla divulgazione per far arrivare a un largo pubblico temi anche molto complessi, in modo trasparente ed efficace», aggiunge Ansuini, secondo la quale «non dobbiamo ottenere a tutti i costi il miglioramento del “brand” per il quale lavoriamo, ma lavorare per una pubblica amministrazione che riesca a dare a ciascun destinatario ciò di cui ha bisogno. Una comunicazione di servizio non è triste ma riesce a far arrivare risposte e messaggi mirati».

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