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Giornaliste “sgallettate”? La Cassazione condanna

Diffamazione aggravata per la blogger che ridicolizza la cronista soprattutto in quanto donna. Escluso il diritto di critica

di Patrizia Maciocchi

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(Oliverio)

Diffamazione aggravata per la blogger che ridicolizza la cronista soprattutto in quanto donna. Escluso il diritto di critica


2' di lettura

“Giornaliste sgallettate da Nord a Sud”: un titolo, non proprio “bonario”, che è costato la condanna per diffamazione aggravata all’autrice del blog. Verdetto giustificato per un commento offensivo e sessista, fatto da una donna, nel suo blog, nei confronti di un’altra donna. La Cassazione, sentenza 12460, nega sia la particolare tenuità del fatto, sia le attenuanti generiche.

La definizione nel dizionario
Dizionario della lingua italiana De Mauro alla mano, i giudici hanno escluso, infatti, l’esercizio del diritto di critica. La Suprema corte riporta la definizione di “sgallettata” come scritta sul vocabolario. Con il termine si indica «una donna che ostenta la sua sensualità in modo sguaiato; che si dimostra eccessivamente disinvolta». È chiaro che si attribuiscono alla redattrice caratteristiche dispregiative personali. L’autrice del blog non soddisfatta aveva ripetuto il concetto, tante volte non fosse chiaro, oltre che nel titolo anche nell’articolo, con la frase «una giornalista sgallettata con la fissa dello scoop».

Ridicolizzata soprattutto in quanto donna
La colpa della parte lesa era stata di riportare, in un giornale on line locale, delle notizie non corrette sulla morte del marito dell’imputata. La Suprema corte precisa però che le informazioni erano solo un po’ datate, ma non false. Un “pezzo” del tutto asettico, aveva trasformato la sua autrice «in una giornalista incline all’uso spregiudicato di notizie riportate in assenza di qualunque doverosa verifica delle stesse, al solo scopo di catturare l’attenzione dei lettori». In questo modo la blogger, classe 1941, aveva sminuito e ridicolizzato la cronista, attaccata in particolare come donna. Azione che, per la sua gravità, non può beneficiare della norma che consente la non punibilità in caso di fatti di particolare tenuità. E che non merita neppure le attenuanti generiche. Confermata dunque la condanna per diffamazione aggravata, ovviamente con risarcimento del danno alla redattrice.

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