Biodiversità

Giornata mondiale delle api, il miele italiano resiste a clima e import low cost

Inverni miti e gelate primaverili mettono in difficoltà un settore che deve già combattere con il dilagare del prodotto estero. Ma cresce il numero degli apicoltori

di Emiliano Sgambato

Aggiornato il 21 maggio 2021 alle ore 10.20

La giornata mondiale delle Api

6' di lettura

Il 20 maggio è la Giornata mondiale delle Api, istituita dall'Onu per tutelare un insetto prezioso per la vita delle piante e quindi per l'intera umanità, messo negli ultimi decenni in pericolo dall'influenza dell'uomo sugli equilibri dell'ecosistema. Le difficoltà che colpiscono la prolificazione degli insetti impollinatori (e che faticosamente si sta cercando di combattere) non scoraggia gli apicoltori italiani, il cui numero risulta in crescita nonostante i cali di produzione di miele dovuti ai cambiamenti climatici e la concorrenza del prodotto estero, che copre più della metà dei consumi italiani (anche questi in crescita).

Perché la Giornata delle Api?

Sensibilizzare sull’importanza degli impollinatori, sul loro contributo allo sviluppo sostenibile e sulla necessità di fermare la perdita di biodiversità e il degrado degli ecosistemi che rischia di portarli all'estinzione: è questo il senso della Giornata mondiale delle Api istituita dal 2017 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in onore di Anton Jansa, pioniere nel XVIII secolo delle tecniche di apicoltura moderne.

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«Una tutela preziosa per il mantenimento del nostro patrimonio di biodiversità – ricorda il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani in una nota –. Quasi il 90% delle piante selvatiche, fondamentali per il funzionamento degli ecosistemi e la conservazione delle specie e degli habitat e in generale della diversità biologica, ha bisogno infatti degli insetti impollinatori per riprodursi. Nel processo di produzione alimentare, oltre il 75% delle principali colture agrarie beneficia dell'impollinazione». In questo contesto si inquadra la Direttiva 2021 sugli Insetti Impollinatori del 31 marzo scorso, che punta «ad ampliare le attività di monitoraggio proposte nell'ambito delle Direttive 2019 e 2020, in coerenza con le indicazioni metodologiche già fornite da Ispra».

Dagli anni Novanta si è registrato un calo di circa il 25% del numero di specie di api osservate e dal 2006 a oggi si è assistito ad un aumento di mortalità di api mellifere spesso superiore al 30% causato da fenomeni che ora si sta cercando di limitare e combattere: dall'uso massiccio di pesticidi chimici di sintesi ai cambiamenti climatici e altri fattori nocivi come la perdita di habitat naturali, l'inquinamento e la diffusione di nuovi parassiti e patogeni.

Apicoltori in aumento e produzione in calo

Nonostante queste difficoltà – o forse proprio per aiutare la “riscossa” degli impollinatori e tutelare la biodiversità – secondo i dati forniti da Fai-Federazione Apicoltori Italiani gli apicoltori censiti in Italia sono in costante aumento: ai circa 65mila operatori (di cui circa un terzo professionali) ne vanno aggiunti «almeno altri 10mila che, specie tra i giovani e nonostante la pandemia, stanno manifestando il proposito di avvicinarsi a questo allevamento seguendo i necessari corsi di formazione». Da registrare anche l'incremento del patrimonio apistico nazionale che nell'ultimo censimento 2020 ha raggiunto la quota di 1,95 milioni di alveari per un valore stimato di 500 milioni di euro.

Secondo Fai, la presenza di alveari sul territorio genera in Italia circa 2 miliardi di euro di valore della produzione delle colture di interesse agro-alimentare, cui si deve aggiungere quello dell'apporto ecosistemico che le api garantiscono con il servizio di impollinazione alla biodiversità dei nostri ambienti naturali, stimato in 150 miliardi di euro.

Il punto critico dell'apicoltura italiana – sottolinea la Federazione – è quello della produzione del miele, il cui valore potenziale annuo è atteso in circa 25mila tonnellate e che invece, da ormai cinque anni, è soggetto a una costante riduzione dovuta alle avversità atmosferiche e ai cambiamenti climatici.

Secondo la Cia - Agricoltori Italiani, che sottolinea come sono scomparsi più di 10 milioni di alveari nel mondo solo negli ultimi cinque anni, «diventa sempre più fondamentale promuovere misure che favoriscano e tutelino lo sviluppo dell'apicoltura. Se non si interviene subito e in maniera integrata, presto le varietà di miele, così come di ortaggi e frutta, saranno sempre più scarsi, o non disponibili, o con prezzi più alti, considerato che dal servizio di impollinazione di questi insetti provengono 90 delle 115 principali coltivazioni mondiali. Ecco perché – evidenzia Cia – ancora di più oggi, all'apicoltura deve essere riconosciuta la funzione fondamentale di base del sistema agricolo. Più in generale, vogliamo che le istituzioni tutelino l'apicoltura, introducendo adeguate misure di sostegno assicurativo contro le calamità naturali; intervenendo sul sistema fiscale con un'aliquota Iva agricola anche per servizi di impollinazione, pappa reale e polline; valorizzando il comparto attraverso misure specifiche nella futura Pac».

Un biberon di zucchero nelle arnie

Negli anni passati sono spesso stati gli inverni troppo miti a sconvolgere i ritmi vitali delle api, e quest'anno la Coldiretti – che stima un calo del 30% nella produzione di miele – sottolinea come si sia aggiunta una primavera anomala e come le gelate abbiano «sconvolto le fioriture e ridotto alla fame almeno 50 miliardi di api lungo il territorio nazionale». Così gli apicoltori «sono costretti ad alimentarle negli alveari con sciroppi a base di zucchero per farle sopravvivere».
«Un intervento straordinario e costoso – sottolinea l'associazione – attuato con 'biberon' di sciroppo a base di zucchero o miele distribuiti negli alveari per consentire la sopravvivenza degli sciami e delle stesse regine che non possono più contare sui rifornimenti interni a causa della carestia da clima pazzo».

«In media una singola ape visita in genere circa 7mila fiori al giorno e ci vogliono 4 milioni di esplorazioni floreali per produrre un chilo di miele. Un ruolo fondamentale, considerato che – evidenzia la Coldiretti – dall'impollinazione dalle api dipendono, in una certa misura, ben 3 colture alimentari su 4».

Consumi di miele in crescita, ma vince l’estero

Secondo l’ultimo report Ismea nel 2019 «circa il 60% di prodotto disponibile è stato di provenienza estera, a fronte di una produzione nazionale in forte ridimensionamento». Per il 2020 le stime indicano «un recupero del 13% sull'anno precedente con una produzione che dovrebbe portarsi a 17 mila tonnellate. Si tratta comunque di un livello molto al di sotto della capacità produttiva nazionale, che conta oltre un milione e 600 mila alveari, in aumento del 7,5% su base annua». Il peso dell’import rischia anche di rafforzarsi, in un contesto dove la crescita dei consumi nel lockdown ha spinto gli acquisti di miele verso un aumento del 13%.

«Non è solo questa annata ad essere andata decisamente male, ma anche quella dello scorso anno e del 2019. La fioritura primaverile anche quest'anno è stata completamente pregiudicata mettendo in serio rischio i raccolti dei mieli più rinomati, quali l'acacia e l'arancio, vanto della produzione italiana. Qualcuno prova ad alimentare le api artificialmente, ma il settore è in ginocchio»: è molto negativo il quadro tracciato da Raffaele Terruzzi, presidente del settore Miele di Unione Italiana Food.
«Abbiamo perso moltissimo fino ad ora – prosegue Terruzzi – e non abbiamo nessuna sicurezza che ci sarà una inversione di tendenza». Ed è un peccato perchè la domanda di miele è in crescita – continua la nota di Unione italiana food – e i consumatori sono sempre di più e più informati e curiosi di sperimentare anche mieli particolari, sono attenti alla salute e al benessere.

«Quando nei prossimi giorni il Decreto Sostegni Bis arriverà in aula presenteremo, d'accordo con il ministro Patuanelli – ha annunciato il sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali, Gian Marco Centinaio, nel corso del Tavolo del miele convocato al Mipaaf – un emendamento che consentirà di dare un ristoro economico anche ai produttori di miele che sono stati pesantemente colpiti dalle gelate delle scorse settimane».

«Il miele prodotto sul territorio nazionale, dove non sono ammesse coltivazioni Ogm a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina, è riconoscibile attraverso l'etichettatura di origine obbligatoria – spiega ancora la Coldiretti –. La parola Italia deve essere presente per legge sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell'unione Europea, l'etichetta deve riportare l'indicazione 'miscela di mieli originari della Ce'; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta 'miscela di mieli non originari della Ce', mentre se si tratta di un mix va scritto 'miscela di mieli originari e non originari della Ce».

Per la Coop «Ogni ape conta»

Coop rinnova l’impegno a favore delle api in collaborazione con Conapi – l'impresa cooperativa di apicoltori più grande d'Italia (600 apicoltori e circa 110.000 alveari) – LifeGate e il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell'Alma Mater Studiorum-Università di Bologna, considerato punto di riferimento in Italia sullo studio degli insetti impollinatori.

“Ogni ape conta” è una campagna volta a proteggere le api e a favorire la biodiversità. Oltre ad ospitare e tutelare oltre un miliardo di api è stata avviata una ricerca scientifica su larga scala che include per la prima volta tutta la filiera. Oltre alle api mellifere sono state messe sotto osservazione le api solitarie che non producono miele, ma svolgono l'opera fondamentale dell'impollinazione con un'efficacia di oltre il 90% di fecondazione dei fiori visitati rispetto all'ape mellifera che ha un indice decisamente più basso.

Le 7.500 aziende agricole che producono per Coop nel tempo sono state sensibilizzate a destinare il 3% dei terreni coltivabili a siepi e fiori per migliorare l'habitat. E anche la campagna lanciata 2 anni fa sullo stop ai pesticidi eliminando altre molecole chimiche (tra le ultime 4 anche il glifosato) va nella stessa direzione.


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