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Giornata di passione per le banche, il mercato teme la stretta Bce sugli Npl

di Paolo Paronetto


Addio a Qe ma senza traumi. Uscita soft anche per Italia

3' di lettura

Giornata di passione per i titoli bancari a Piazza Affari, colpiti dalla prospettiva di una nuova stretta della Bce sui parametri di copertura dei crediti deteriorati. Il sottoindice Ftse Italia Banche ha lasciato sul terreno il 2%, mentre sul Ftse Mib le vendite hanno penalizzato Ubi Banca (-4,97%), Banca Pop Er (-4,74%),Banco Bpm (-4,13%), Unicredit (-3,16%) eIntesa Sanpaolo (-1,3%). Flessioni consistenti, ma decisamente più contenute rispetto ai minimi toccati nel corso della seduta, quando Ubi, Bper e Banco erano arrivata a perdere oltre l'8%. Maglia nera del comparto è stata Banca Mps, che ha ceduto un altro 7,65% dopo il -10% accusato ieri.

Proprio su Mps, del resto, si era accesa venerdì l'attenzione dei mercati, in seguito alla pubblicazione dell'esito del processo di revisione e valutazione prudenziale Srep comunicato dalla Bce, con cui l'Eurotower ha chiesto all'istituto di aumentare le coperture sullo stock di crediti deteriorati da qui al 2026. Un'indicazione, secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, che la Bce avrebbe recapitato non soltanto alla banca senese, ma a tutti gli istituti europei vigilati, pur con diverse tempistiche e raccomandazioni specifiche a seconda delle diverse realtà.

Mediobanca: si rischiano 15 miliardi di nuovi accantonamenti
L'auspicio di fondo tuttavia sarebbe chiaro: una svalutazione integrale dello stock di crediti deteriorati entro in media il 2026, applicando così anche allo stock di npl l'impostazione dell'Addendum alle linee guida sui crediti deteriorati pubblicato a fine 2017. Sulla base di queste indiscrezioni, gli analisti di Mediobanca, pur sottolineando che una simile mossa da parte della Bce «sarebbe molto delicata», hanno effettuato una simulazione, dando per scontato che «le banche non raggiungeranno mai una copertura del 100% e piuttosto accelereranno la vendita» dei crediti deteriorati. L'esercizio messo a punto dagli esperti di Piazzetta Cuccia prevede quindi la vendita degli npl al 25% del valore contabile lordo e di utp e crediti scaduti al 35%. Il risultato porta a 15 miliardi di ulteriori accantonamenti, ovvero il 17% degli utili aggregati 2019-2026. Quanto all'impatto teorico sulle singole banche, si va da quello limitato tra il 7% e il 14% previsto per UniCredit, Intesa Sanpaolo e Credem, al 30-40% atteso per Bper, Popolare di Sondrio e Creval, fino al 50-60% che peserebbe su Banco Bpm, Ubi Banca e Mps.

Le banche: nessun impatto dalle indicazioni Bce

Gli istituti, da parte loro, fin dalla tarda mattinata hanno deciso di intervenire per gettare acqua sul fuoco, spiegando che l'approccio della Bce resta quello già annunciato lo scorso anno, vale a dire una valutazione caso per caso delle singole realtà con la comunicazione di target ad hoc. In una serie di comunicati-fotocopia, che hanno aiutato i titoli a dimezzare le perdite rispetto ai minimi, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca, Banco Bpm e Bper hanno quindi assicurato di non prevedere «impatti significativi» sulla situazione economico-patrimoniale del 2018 e sugli obiettivi dei rispettivi piani industriali dalle indicazioni Bce sugli npl. Lo stesso presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, pur ammettendo di non aver letto le lettere della Bce, ha notato che «il sospetto è che siano lettere diverse tra loro sulla base di logiche giuridiche deduttive» e che quindi venga confermato l'approccio "banca per banca" che l'Eurotower ha deciso di adottare lo scorso anno anche per chiudere i 18 mesi di querelle con le istituzioni politiche dell'Unione europea in tema di regole bancarie. I timori in ogni caso restano: gli stessi analisti di Mediobanca hanno notato che un simile approccio da parte della Bce, se sarà confermato, «sarebbe una cattiva notizia», capace di «aggravare una situazione già non banale».

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