Ipsos per #ClimateOfChange

Giornata della Terra: giovani italiani preoccupati per il cambiamento climatico

Oltre il 70% tra i 15 e i 35 anni di 23 paesi europei ritiene che i governi che non agiscono contro inquinamento e cambiamento climatico arrechino un danno all’economia

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I punti chiave

  • La crisi ambientale e i fenomeni globali sono interconnessi
  • I giovani siano protagonisti del cambiamento
  • Priorità sono cambiamento climatico e lotta al degrado ambientale

3' di lettura

Oltre il 70% dei giovani tra i 15 e i 35 anni di 23 Paesi europei ritiene che i governi che non agiscono contro inquinamento e cambiamento climatico arrechino un danno all’economia. Ha preso il via da questo dato l’indagine realizzata da Ipsos per #ClimateOfChange, la campagna di comunicazione europea guidata da WeWorld, che mira a coinvolgere i giovani per creare un movimento pronto non solo a cambiare il proprio stile di vita, ma anche a sostenere la giustizia climatica globale. La campagna vede coinvolti 13 Paesi europei e 26 realtà - tra cui le italiane università degli studi di Bologna e comune di Bologna – e nei prossimi 2 anni metterà in campo tante iniziative tese a sviluppare la consapevolezza dei giovani cittadini dell’Unione europea sull’impatto che ha il cambiamento climatico sulle migrazioni.

La crisi ambientale e i fenomeni globali sono interconnessi

Il sondaggio, che apre la campagna in occasione della Giornata della Terra, confronta le opinioni e la conoscenza del nesso tra migrazione, cambiamento climatico e l’attuale modello economico dei giovani tra i 16 e i 35 anni di 23 paesi dell’Eu e identifica anche il profilo di chi esprime maggiore preoccupazione per il cambiamento climatico e per questo è più motivato all'attivismo, come under 24, studente, donna, altamente istruita e in zone urbane soprattutto dell'Europa meridionale. «Anche l'emergenza da Covid-19 in corso ci dimostra, ora più che mai, come la crisi ambientale e i fenomeni globali siano interconnessi: la relazione con i fenomeni migratori è complessa, ma è evidente come il cambiamento climatico aumenti le diseguaglianze e la fragilità delle persone più vulnerabili», spiega Dina Taddia, consigliera delegata di WeWorld. «È necessario agire con urgenza per affrontare le questioni strutturali con un approccio basato sul rispetto dei diritti umani e garantire la partecipazione ai processi decisionali delle donne, spesso le più colpite dalle crisi ma allo stesso tempo capaci di diventare protagoniste del cambiamento nelle proprie comunità».

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I giovani siano protagonisti del cambiamento

«Cambiare l'Europa è possibile solo se diventa una priorità di tutte e tutti – continua Natalia Lupi di WeWorld, responsabile del progetto - Non solo vogliamo coinvolgere i giovani in un processo di consapevolezza ma vogliamo renderli protagonisti del cambiamento. È per questo che la campagna prevede, tra le altre attività, anche la possibilità di firmare una petizione che verrà consegnata durante la Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, la COP27, alla Presidente della Commissione Europea von der Leyen per richiedere interventi immediati nelle politiche globali. Tra i 4 punti della petizione anche la richiesta di un coinvolgimento formale dei giovani nella politica: solo in questo modo potrà partire un vero e proprio clima di cambiamento».

Priorità sono il cambiamento climatico e la lotta al degrado ambientale

Dal sondaggio emerge che i giovani europei considerano il cambiamento climatico e il degrado ambientale come priorità assolute. La grande maggioranza dei giovani europei pensa infatti che se i governi non fronteggiano l'inquinamento e il cambiamento climatico, questo sia “un male per l'economia” (70% d'accordo), “un segno che il governo ha le priorità sbagliate” (75% d'accordo), “la prova che il governo non ascolta la gente comune” (74% d'accordo), e “pericoloso e irresponsabile” (72% d'accordo).Quasi la metà (46%) dei giovani europei considera il cambiamento climatico come uno dei problemi più gravi del mondo, il che lo pone al primo posto tra i problemi elencati, anche nel bel mezzo della pandemia COVID-19. Meno di un giovane europeo su dieci (8%) nega invece il cambiamento climatico.Una proporzione sostanziale di giovani europei (43%) crede che i paesi economicamente avanzati dovrebbero fare la maggior parte degli sforzi economici e politici per ridurre gli effetti del cambiamento climatico. I giovani sono relativamente meno propensi a dire che i paesi economicamente avanzati dovrebbero fare più sforzi per affrontare gli effetti del cambiamento climatico ma sostengono che tutti i governi debbano sostenere queste responsabilità.

I giovani italiani preoccupati per il cambiamento climatico

Anche i giovani italiani (più della metà degli intervistati) sono molto o estremamente preoccupati per il cambiamento climatico, dato che è superiore alla media europea (54% contro 46%). Ma non è una preoccupazione fine a sé stessa poiché i giovani italiani sono motivati a far partire il cambiamento: 8 su 10 potrebbero votare o hanno votato per i politici che danno la priorità alla lotta al cambiamento climatico e alla migrazione climatica. I giovani italiani considerano il “degrado ambientale” e il “cambiamento climatico” come il secondo e il terzo problema più grave del mondo, dopo le malattie infettive. Più dell'80% dei giovani italiani pensa che il modello economico favorisca gli coloro che sono in una posizione di vantaggio e pensa che la ripresa economica dovrebbe affrontare l'inquinamento e il cambiamento climatico.La maggior parte dei giovani italiani (58%) ritiene che i paesi economicamente avanzati dovrebbero fare più sforzi per ridurre gli effetti del cambiamento climatico.

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