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Giorno della memoria, al Teatro dell’Opera il violino di Auschwitz e la storia di Shlomo Venezia operaio nei crematori

Lunedì 23 a Roma per la giornata della memoria sulle note del violino appartenuto al musicista polacco Jan Hillebrand, uno dei componenti dell’ “orchestra di Auschwitz” e il documentario sulla vita di Venezia sopravvissuto all’Olocausto

di Patrizia Maciocchi

2' di lettura

Al teatro dell’opera di Roma le note del violino di Auschwitz. Lunedì 23 nel tempio della lirica capitolina, per celebrare la giornata della memoria i violinisti Vincenzo Bolognese e Koram Jablonko, suoneranno il violino appartenuto al musicista polacco Jan Hillebrand, uno dei componenti dell’ “orchestra di Auschwitz”.

Strumentisti obbligati dai nazisti ad accompagnare con la loro arte l’orrore delle camere a gas o il degrado delle feste delle SS. Al teatro dell’Opera il ricordo dei campi passa per le corde di uno dei rarissimi violini originali, che venivano suonati ad Auschwitz birkenau, ritrovato e fatto restaurare da Lotoro, tra i più grandi esperti al mondo di musica concentrazionaria, da oltre trent’anni impegnato nel recupero dell’immenso patrimonio musicale prodotto nei lager.

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Verranno eseguite due sonate, arrangiate dallo stesso Lotoro: il Kol Nidrè, uno dei canti più importanti della tradizione liturgica ebraica, e il Duettino di Marius Flothuis, compositore olandese che fu deportato nel lager di Sachsenausen.

La vita di Shlomo nel Sonderkommando

Nella serata - organizzata dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane in collaborazione con la Fondazione Museo della Shoah e con il Teatro dell’Opera - alla musica seguiranno le immagini, con la proiezione, in anteprima nazionale, del documentario “Il respiro di Shlomo” diretto da Ruggero Gabbai.

È il racconto della vita dello scrittore Shlomo Venezia, uno dei pochi sopravvissuti all’Olocausto. Venezia - ebreo di nazionalità italiana nato a Salonicco arrestato e deportato insieme a tutta la famiglia nel 1944 ad Auschwitz Birkenau, a Mathausen e infine ad Ebenseeera - era stato selezionato tra i prigionieri destinati ad entrare nell’unità speciale dei Sonderkommando, la squadra che aveva il compito di lavorare all’interno delle strutture dei crematori. Gruppi di lavoratori soggetti alla soppressione, per essere sostituiti con nuovi internati.

Un tragico turn over per evitare che gli operai riferissero cosa accadeva nelle camere di sterminio. Tanti i contributi nel documentario, dai racconti dell’autore Marcello Pezzetti, a quelli di alcuni esperti di Shoah e di persone molto vicine a Shlomo che appresero la sua storia solo dopo anni. Quando lo scrittore, morto nel 2012, finalmente trovò il coraggio di parlare e descrivere con precisione l’inferno, senza tuttavia ricorrere mai ad immagini troppo cruente, consapevole di rivolgersi soprattutto al suo uditorio più affezionato: gli studenti.

Il ruolo della cultura

Per la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, è importante che sia il Teatro dell’Opera ad ospitare l’evento. «Non avevamo bisogno di comode poltrone per far sedere gli spettatori, ma avvertiamo l’esigenza di coinvolgere le istituzioni e una fondazione culturale come è il Teatro dell’Opera, nel nostro impegno a “fare memoria”. Perché è fondamentale assumersi la responsabilità di quello che è stato e sarà il ruolo della cultura, nel contrastare qualunque forma di discriminazione».

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