«serve reddito di sviluppo, non di cittadinaNza»

Giovani Confindustria, Rossi: «Sgravi totali per assunzioni under 30»

Rilanciare lavoro e made in Italy: le voci dei giovani di Confindustria

3' di lettura

«I Giovani imprenditori di Confindustria chiedono al governo di sostenere il lavoro e l'impresa con «una decontribuzione totale per le assunzioni degli under-30». La richiesta è giunta dal presidente Alessio Rossi, in occasione del 33mo convegno di Capri “Uniti. L'Europa che siamo». Rossi ha ricordato che il lavoro, «è alla base della nostra Costituzione e nobilita la nostra identità. Per questo vogliamo che i giovani crescano con una cultura del lavoro e dell'impresa che sviluppi il talento e non l'arte di sbarcare il lunario».

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Reddito di sviluppo, non di cittadinanza
Per Alessio Rossi invece del reddito di cittadinanza «sarebbe più coraggioso costruire un reddito di sviluppo, per chi vuole diventare imprenditore». I giovani «non hanno bisogno di tre proposte di lavoro a caso, ma di una opportunità per dimostrare che possono essere padroni delle proprie scelte e del proprio futuro», ha sottolineato facendo riferimento al reddito di cittadinanza, bandiera del M5s. Quindi «se quei 780 euro al mese venissero dati a un giovane per aprire una start-up e assumere collaboratori, sempre a 780 euro al mese, per tutti i 18 mesi, risorse e sforzi dell'imprenditore potrebbero essere tutti investiti per la crescita della propria azienda. Altro che 2 miliardi per il fondo start-up. In questo modo lo Stato potrebbe diventare un vero incubatore». «Sappiamo bene
che l'Italia ha bisogno di aggredire la lotta alla povertà. Ci chiediamo se non ci fossero altri strumenti per farlo».

I costi di quota 100 peseranno sulle generazioni future
Il presidente dei giovani imprenditori ha ricordato, intervenendo sulla riforma della legge Fornero contenuta nella manovra, che in Italia aumentano gli anziani, diminuiscono i giovani e nascono sempre meno figli. «Risultato: aumenterà il numero di pensioni da pagare, ma diminuiranno i lavoratori. E quindi ci penseranno i contribuenti futuri, i giovani, anche ad appianare i costi aggiuntivi della riforma delle pensioni a quota 100». Tranchant sui «centri per l'impiego, come misura per l'inserimento dei giovani, perdiamo non solo tempo ma anche risorse. Il lavoro non si crea per sostituzione: un lavoratore esce, uno entra, come in una porta girevole. Il lavoro si crea per sviluppo, cioè moltiplicando il numero di accessi al mercato del lavoro. Noi facciamo la nostra parte, ma è necessario che il governo abbia fiducia in noi, perché siamo noi ad aprire quelle porte». Secondo Rossi è necessario un piano di inclusione per i giovani che non lasci fuori nulla: scuola, università, formazione, imprese.

Generazione europea
«Noi Giovani imprenditori apparteniamo a una generazione già europea di nascita e di cultura e non abbiamo alcuna nostalgia di lire e dogane. E non la scegliamo perché è il male minore. La scegliamo perché mette a disposizione 33 miliardi per il Sud di cui 3 miliardi alla banda larga e agenda digitale, 2 miliardi per l'efficienza energetica e circa 3 e mezzo per ricerca e innovazione», ha ricordato Alessio Rossi.

Sottolineando che «nel 2020 devono essere stati tutti spesi, non bisogna rimandare indietro nemmeno un euro». L'Europa la scegliamo - ha proseguito Rossi - «perché per l'83% delle imprese europee il Mercato Unico è la chiave del successo: ed è un processo irreversibile, non negoziabile». Le elezioni europee possono cambiare la vita di 440 milioni di persone aggiunge il leader dei Giovani che lamenta la voglia di chiusura all'Europa che serpeggia in Italia. «Rischiamo di chiudere le porte al commercio estero: via il Ceta, anche se valorizza il 90% del nostro export in Canada. Rischiamo di chiudere le porte alla mobilità europea: via la Tav, anche se l'Italia è la piattaforma logistica d'Europa. Rischiamo – o forse abbiamo rischiato di chiudere - le porte alle infrastrutture energetiche: via il Tap, anche se abbasserebbe il costo dell'energia per imprese e cittadini». Secondo Rossi l'Italia, così come l'Europa, cresce se tutti fanno bene la propria parte, uniti.

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