l’economista apprezzato dai 5S

Giovanni Dosi: «Reddito di cittadinanza e flat tax? Incompatibili»

di Alberto Magnani

Salvini: «Obiettivo far crescere economia per ridurre il debito»


4' di lettura

Reddito di cittadinanza e flat tax? «Incompatibili». La sola flat tax? «Un regalo ai ricchi». L'abolizione della Fornero? «Giusta. Ma con questo programma, diventa insostenibile». A smontare così i capisaldi del governo Lega-Cinque stelle è Giovanni Dosi, professore di economia politica all'Istituto di economia del Sant'Anna di Pisa. Esperto di innovazione e organizzazione industriale, Dosi è tra gli accademici più stimati (anche) dal movimento di Di Maio e uno dei maestri di Andrea Roventini: professore associato allo stesso Sant'Anna, «keynesiano eretico» e scelta originaria dei Cinque stelle per il ministero del Tesoro. Oggi Dosi intravede qualche spunto positivo nel contratto di governo approvato a furor di clic dalla piattaforma Rosseau, ma il bilancio resta all’insegna dello scetticismo. Soprattutto per la «dissonanza ideologica e contabile» che si è venuta a creare dopo l'alleanza con Salvini e lo slittamento a destra dell'intero programma.

Iniziamo dai piatti forti. Reddito di cittadinanza e flat tax possono convivere?
Io credo di no. Penso che il reddito di cittadinanza - che mi vede profondamente favorevole - e la flat tax siano assolutamente incompatibili dal punto di vista ideologico, ma anche dal punto di vista delle risorse. Se il reddito di cittadinanza venisse proposto come era stato fatto in origine, starebbe in piedi. Se si dichiara di farlo tagliando nel frattempo 50 miliardi di entrate fiscale (il conto della flat tax, ndr) non sta più in piedi nulla. Mi sembrava sensata la proposta di Paquale Tridico, quella che ipotizzava di finanziarlo aumentando il Pil potenziale. Ma così… Nel programma dei Cinque stelle ci sarebbero state diverse proposte condivisibili, dall'acqua pubblica al salario minimo. Ora però nel programma congiunto vediamo cose come queste, e sappiamo che non provengono da loro.

«Cose» come la flat tax?
È un regalo ai più ricchi, oltre a essere contraria al principio costituzionale e della progressività. Rischia di creare un buco enorme. Come molti sanno non sono un estimatore dell'austerità, ma mandare al macero i conti pubblici per fare un regalo alle classi più abbienti mi sembra eccessivo. Se è realizzabile farla insieme al reddito di cittadinanza? Certo, ma allora vogliamo portare il deficit all'8% e sfasciare tutto. È una via argentina.

In compenso, le due forze si sono sempre allineate su un punto: l'abolizione della Fornero.
È una cosa da fare per una questione di giustizia. Ma come si fa a proporla istituendo misure come la flat tax? Semmai si sarebbe potuta finanziare con un aumento della tassazione sui patrimoni alti. Ci rendiamo conto che i nostri patrimoni finanziari sono tra i meno tassati di tutto l'Occidente? L'abolizione della Fornero sarebbe possibile, anche se costosa. Ma non a queste condizioni.

Il conto non si scaricherebbe sulle spalle dei più giovani?
Non ci sono evidenze empiriche di questo. Ripeto, abrogare la riforma sarebbe una questione di giustizia. Il vero problema è che non vedo politiche pro-lavoro. C'è una cosa pessima come la reintroduzione dei voucher e non c'è la reintroduzione dell'articolo 18. E questo è negativo, dal mio punto di vista. Di positivo ci sarebbe il salario minimo e poco altro. Quanto alle politiche attive… Se le intende come vengono intese oggi, ad esempio la flexsecurity, sono misure che non funzionano in contesti deflattivi. È come curare una malattia grave con l'aspirina. Al di là di misure ovvie, come il retraining, la migliore politica attiva è avere una scuola rigorosa a tutti i livelli. Che non insegni a usare un calcolatore ma a ragionare con la propria testa.

Lega e Cinque stelle parlano di rinegoziare i trattati europei, a partire dal fiscal compact. È possibile?
Il fiscal compact è in rinnovo e sicuramente va rinegoziato duramente. È un accordo assolutamente perverso che ha effetti deflattivi su tutta l'Europa, non solo sul Sud. Anche i ritmi di crescita del Nord sono assolutamente deludenti. Sull'intera gestione del fiscal compact pesa un'idea deflattiva che va rivista, le politiche fiscali vanno usate in senso anticiclico.

Però c'è la zavorra del debito pubblico.
Io penso che il debito pubblico possa essere ridotto anche con dei meccanismi relativamente pro-mercato. Pensiamo all'allungamento sostanziale dei termini del debito e il pagamento dei titoli in scadenza con altri titoli a decorso molto più lungo. È una ricetta indolore, che alleggerirerebbe molto la situazione. Il professor Marcello Minenna ha fatto molte proposte che non arrivano a misure forzose, ma sono molto market friendly. Ad esempio una riforma per un uso ambizioso del fondo salva-stati che potrebbe diventare veicolo di finanziamento delle infrastrutture nei vari paesi (la proposta prevede che i paesi Ue paghino un premio allo European stability mechanism, meglio noto come “fondo Salvastati”, facendo sì che il debito pubblico italiano venga progressivamente assicurati dall'Esm, ndr). È una strada complicata, ma percorribile.

Lei si è occupato a lungo di innovazione. Vede qualcosa di interessante nel programma?
Il programma è molto generico. Io sono favorevole alle politiche di innovazione mission oriented: politiche ambiziose, con degli obiettivi ambiziosi. Oggi si potrebbero immaginare in ambito climatico, nella sanità, nell'aerospaziale…. Insomma: come cittadino sono disposto a pagare tutto, ma tu devi mandarmi un uomo sulla luna. In questo dovrebbe giocare un ruolo la Cassa depositi e prestiti, ma rinnovata e rinforzata rispetto a quella che c'è ora, valida più che altro a salvaguardia dell'esistente. Io credo che nei Cinque stelle ci sia questa vocazione, e sia anche centrale, ma bisogna entrare nei dettagli. Servirebbe una «tecnostruttura» per la pubblica amministrazione: un compito da far accapponare la pelle.

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