Addio, maestro

Giovanni Gastel: «Così accadono spesso le cose fondamentali, con una casualità senza preavviso»

La scomparsa di uno dei più grandi fotografi italiani, il ricordo di un uomo che aveva fatto della gentilezza uno stile di vita e dell'esistenza un eterno istante.

di Nicoletta Polla-Mattiot

2' di lettura

«In momenti come questi bisogna cercare di guardare oltre. In questo grave attacco alieno, siamo tutti vulnerabili, tutti uguali, e forse l'uomo capirà di essere uno. Il sogno è che succeda, che noi si trovi pace con la terra, un senso stabile di ritrovata pace con la natura». Lo dice con la grazia naturale che è il suo tratto da sempre, ovunque si trovi. Non cambia quando è assorto o se è circondato da centinaia di persone, quando parla o fotografa, quando coglie l'eterno istante che è stato la sua vita.

L'ultima volta che ci siamo visti, abbiamo registrato insieme questo video per parlare del mondo che verrà.

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Il futuro negli occhi di Giovanni Gastel è il presente di questa sera in cui, con un vuoto sgomento, apprendiamo che il Covid alieno se l'è portato via. «Così accadono spesso le cose fondamentali, con una casualità senza preavviso», dice.

Quando qualcuno se ne va, specie qualcuno che ha toccato, cambiato, migliorato le vite di molti, spetta a chi resta prendere la parola e dire al suo posto. Ma il colore della voce di Giovanni, la gentilezza di un'intonazione pensosa, quella sua erre arrotata, sono ancora troppo vivi perché non continuino a parlare.

Questo ricordo, lo scriverà Giovanni stesso. A noi solo la gratitudine di averlo avuto accanto tante volte, per costruire sogni, compreso quello di questo giornale, How to Spend it, che Giovanni ha tenuto a battesimo con la prima copertina e ha accompagnato in tutti questi anni.

La copertina del primo numero di How to Spend it, firmata da Giovanni Gastel

«Le immagini riuscite sono sempre icone, la loro funzione non è mostrare. Per raccontare la realtà ora ci sono gli smartphone. La fotografia non parla del reale, lo sublima. Le nostre vite sono spesso un tentativo di volo e alle volte riusciamo anche a volare. C'è una poesia che ho scritto tanto tempo fa (era il 1996) che accompagna l'immagine di una ragazza che salta nel vento con leggerezza naturale in una sospensione che sembra eterna. Questo salto verso il cielo è un fragile tentativo di volo ed è un po' la nostra speranza di riappacificarci con il cielo. Il tentativo di ritornare aerei, un po' meno radicati al suolo, un po' meno pragmatici e selvaggiamente sfruttatori, ma di nuovo parte dell'universo».

Adriana in the Sky, esposta in mostra per “Il mondo che verrà” di IL-Mudec

L'augurio che Giovanni Gastel lascia a ciascuno di noi, oggi vivi, risparmiati dal Covid, ignorati dall'attacco alieno, è aspro e forte, come il sapore dei lamponi con cui sua nonna gli ha insegnato a crescere. E' scritto nel suo Un eterno istante ed è un generoso invito a vivere, nonostante: «Tutta l'accelerazione che ho dato alla mia esistenza è figlia di questa sensazione: una vita donata può essere anche brevissima. E il dono va onorato con la massima adesione al tempo concesso.

Ogni volta che la morte si avvicinava a una persona, per anni ho pensato: “Ora qualcuno verrà a salvarlo”, ma non succedeva mai e il peso del mio incredibile privilegio si faceva pesantissimo nel cuore. Perché io? Perché non lui? Perché io sono vivo e lui morto? Aderire alla vita, aderire con tutta la forza al tempo donato, l'unica risposta possibile da me elaborata».

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