i cantieri della sostenibilità

Giovannini, il pioniere dello sviluppo sostenibile alla sfida di infrastrutture e trasporti green

L’autore dell’Utopia sostenibile, stampata su “carta amica delle foreste”,dovrà gestire i 32 miliardi del Recovery fund in chiave “verde”

di Nicoletta Cottone

Giovannini: “Italia in ritardo sul sentiero di sviluppo sostenibile”

4' di lettura

«Mai come adesso abbiamo la possibilità di progettare il futuro che vogliamo. Sono state messe in campo misure straordinarie. Ma serve che il Paese si doti di un piano preciso a favore della resilienza, della sostenibilità e dell’equità, temi verso i quali saranno orientate i fondi messa a disposizione dall’Unione europea, e adotti una visione sistemica delle varie politiche, per evitare di disperdere le risorse e vanificare gli sforzi e le sofferenze di tanti italiani». Lo diceva nel maggio scorso, al termine del primo lockdown, Enrico Giovannini, pioniere dello sviluppo sostenibile in Italia, approdato a sorpresa al vertice del ministero delle Infrastrutture e Trasporti, quando tutti lo davano per certo alla Transizione ecologica, dove invece è arrivato Roberto Cingolani. Ora questo piano il neo premier Mario Draghi lo ha tratteggiato in pochi giorni con un governo di politici e tecnici nei posti chiave.

L’utopia sostenibile di Giovannini

«Chiudete gli occhi e pensate a come dovrebbe essere il Paese in cui vorreste vivere», si legge nella prefazione del suo libro “L'utopia sostenibile”, stampato da Laterza su “carta amica delle foreste”. Ora sarà sul ponte di comando di un ministero cruciale nella gestione dei fondi del Next generation Eu destinati a strade, ferrovie, porti e logistica e rigenerazione urbana. Trentadue miliardi che il Recovery fund destina al capitolo Infrastrutture da gestire in chiave green. Una delle prime decisioni da prendere sarà quella sui commissari straordinari previsti dallo “Sbloccantieri” per le infrastrutture di interesse strategico. Commissari che avranno funzioni di stazione appaltante e potranno sostituirsi per ogni autorizzazione, parere o visto necessario per avviare o proseguire le opere. Potranno anche provvedere alla rielaborazione e all’approvazione dei progetti non ancora appaltati.

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Il ministro della Tranzisione ecologica Roberto Cingolani e il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Enrico Giovannini al Quirinale per il giuramento (Afp/Tiziana Fabi).

Il dilemma del rilancio delle infrastrutture

Al dicastero di Porta Pia arriva un economista, statistico e accademico, ex capo statistico dell’Ocse, ex presidente dell’Istat, ex ministro del Lavoro nel governo di Enrico Letta. Classe 1957, Giovannini è cofondatore e portavoce dell’Asvis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, che ha una rete di oltre 270 soggetti della società civile italiana, nata nel 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare per realizzare i 17 goal di sviluppo sostenibile. «Quello del rilancio delle infrastrutture è uno dei dilemmi che un Paese deve affrontare» e «grazie alle nuove tecnologie, sviluppare infrastrutture a basso impatto ambientale», ha dichiarato in una recente intervista, creando «tantissimo» lavoro riqualificando. E la sua sfida sarà proprio quella di portare lo sviluppo sostenibile nella galassia delle infrastrutture e dei trasporti. Fondamentale per Giovannini la statistica: “Conoscere per deliberare”, famoso titolo di una delle “Prediche inutili” di Luigi Einaudi, è il suo motto. Per Giovannini, infatti, non basta far ripartire il Pil, ma «bisogna trasformare l’economia per renderla più resiliente».

I due goal del dicastero

Due gli obiettivi di sviluppo sostenibile interessati dal nuovo dicastero: il goal 9 (imprese, innovazione, infrastrutture) e l’11 (città e comunità sostenibili). E proprio nel report annuale Asvis è contenuta la road map di Giovannini, a partire da infrastrutture e trasporti stradali. Si parte dall’implementazione della digitalizzazione delle infrastrutture, «che consentirebbe di monitorare ogni struttura su base giornaliera e decidere le necessarie azioni manutentive sulla base di priorità derivanti dalle moderne tecniche IoT-Shm (Internet of things/Structural health monitoring)». Dall'unione sinergica tra i programmi per l’Impresa 4.0 e l’intelligenza artificiale nasce poi il concetto del digital twin, «un approccio innovativo di confronto tra dati reali rilevati e sistemi di analisi, simulazione e calcolo, capace di analizzare e stimare virtualmente prestazioni reali». Quindi un modello “gemello” per ciascuna nuova opera, i cui comportamenti verrebbero simulati sulla base di dati reali rilevati in situazioni analoghe.

I ministri del nuovo Governo Draghi: (prima fila S-D) Andrea Orlando, Cristina Messa, Daniele Franco, Dario Franceschini, Elena Bonetti, Enrico Giovannini, (seconda fila S-D) Erika Stefani, Fabiana Dadone, Federico D'Incà, Giancarlo Giorgetti, Lorenzo Guerini, Luciana Lamorgese, (terza fila S-D) Luigi Di Maio, Mara Carfagna, Maria Stella Gelmini, Marta Cartabia, Massimo Garavaglia, Patrizio Bianchi, (quarta fila S-D) Renato Brunetta, Roberto Cingolani, Roberto Speranza, Stefano Patuanelli, Vittorio Colao e Roberto Garofoli (Ansa)


Infrastrutture ferroviarie: accelerare l’innovazione tecnologica

Sul fronte delle infrastrutture ferroviarie l’obiettivo è implementare il sistema europeo di gestione del traffico ferroviario per accelerare il processo di innovazione tecnologica dell’infrastruttura ferroviaria nazionale, favorendo la trasformazione digitale del Paese. Altra parola d’ordine è “alta capacità”, per rendere più efficiente il trasporto ferroviario delle merci, settore «dove l’Italia è indietro rispetto alla media Ue». Attenzione al Sud. É urgente la creazione e l’ammodernamento delle infrastrutture meridionali, «dove ci sono collegamenti a linea unica tra città e infrastrutture talmente obsolete e degradate da impedire trasporti efficienti, il che determina una preferenza per quelli su gomma, con impatti ambientali negativi».

I fondi per i trasporti

L’Asvis ha anche fatto un calcolo del fabbisogno finanziario per i trasporti: infrastrutture per il trasporto rapido di massa (33 miliardi di euro); rinnovo e miglioramento del parco veicolare dei trasporti pubblici (10,3 miliardi); mobilità elettrica (9,2 miliardi); ciclabilità, pedonalità, sicurezza ed intermodalità (7,6 miliardi); incentivi per l'acquisto di biciclette e mezzi di micromobilità (1,6 miliardi). In totale si tratta di 61,7 miliardi di euro in dieci anni finanziabili nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Le azioni per migliorare il sistema dei trasporti delle persone vanno collegate con il Piano strategico nazionale per la mobilità sostenibile, che prevede 3,7 miliardi di euro in 15 anni, e con il Fondo per le reti ciclabili urbane.

La riqualificazione energetica del patrimonio edilizio

Poi le città, per ora poco green. Per Asvis serve una riqualificazione energetica profonda del patrimonio edilizio, a partire dalla sostituzione degli impianti di riscaldamento alimentati da combustibili fossili e dall’installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Serve una strategia nazionale di valorizzazione urbana per il rinnovamento energetico del parco immobiliare pubblico e privato ispirata a criteri innovativi e a sistemi di premialità in linea con l’economia circolare. Fra gli obiettivi, rendere strutturale l’incentivo fiscale del 65%, con lo sconto o la cessione del credito come con il superbonus, prevedendo una riduzione minima del fabbisogno energetico di almeno il 50% o il raggiungimento della classe energetica B per aiutare le famiglie a risparmiare. «Anche il sismabonus va reso strutturale, con un credito di imposta fino all'80% delle spese sostenute». Poi andrebbero coordinati il “Programma straordinario per le periferie” da 2,1 miliardi di euro (in corso di attuazione) e il “Programma rinascita urbana” di 854 milioni di euro dal 2020 al 2033, «facendovi confluire tutte le risorse dedicate al tema e seguendo un meccanismo di finanziamento stabile e continuativo di un miliardo di euro l’anno per 10 anni».

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