ex ad della Juventus

Giraudo bussa alla Corte dei diritti dell’uomo

L’Italia avrebbe violato l’art. 6 della Convenzione (che garantisce l'accesso a un tribunale precostituito per legge e il diritto ad un giusto processo) per aver consentito alle federazioni sportive la creazione di giurisdizioni disciplinari non «precostituite per legge»

di Gianni Dragoni

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L’Italia avrebbe violato l’art. 6 della Convenzione (che garantisce l'accesso a un tribunale precostituito per legge e il diritto ad un giusto processo) per aver consentito alle federazioni sportive la creazione di giurisdizioni disciplinari non «precostituite per legge»


1' di lettura

L'ex ad della Juventus Antonio Giraudo, radiato a seguito di “Calciopoli”, ha presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu): l’Italia ha violato l’art. 6 della Convenzione (che garantisce l'accesso a un tribunale precostituito per legge e il diritto ad un giusto processo) per aver consentito alle federazioni sportive la creazione di giurisdizioni disciplinari non «precostituite per legge», che hanno lasciato al ricorrente soltanto 7 giorni per predisporre le difese, tempo insufficiente anche solo per la semplice lettura di un fascicolo di oltre 7000 pagine? E ancora, per aver sottoposto queste giurisdizioni disciplinari alla stessa autorità – il presidente della Figc – alla quale era sottoposta la Procura, ossia l’organo che ha istruito e sostenuto l’accusa?

È la questione posta alla Cedu, che dovrà anche decidere se la «durata ragionevole» sia stata violata, tenuto conto che i procedimenti davanti alle autorità giudiziarie italiane sono durati più di 13 anni, e stabilire se la legge n. 280/2003 costituisca una violazione dell’art. 6 della Convenzione. Questa legge prevede che le giurisdizioni dello Stato non abbiano il potere di annullare le decisioni delle giurisdizioni disciplinari sportive, laddove la giurisprudenza della Cedu stabilisce che il cittadino debba sempre poter ricorrere ad un giudice che abbia potere di piena giurisdizione.

Giraudo è rappresentato dagli avvocati Jean-Louis Dupont e Amedeo Rosboch: Dupont è l’avvocato del caso Bosman, che nel 1995 rivoluzionò il calcio con l’affermazione del diritto di un calciatore a fine contratto a svincolarsi a parametro zero.

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