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Giro d’Italia, penultima tappa a Damiano Caruso, la rivincita del Gregario. Per Bernal è quasi fatta

Damiano Caruso trionfa nella ventesima e penultima tappa del Giro d’Itala, con partenza da Verbania e arrivo in salita sull’Alpe Motta dopo 164. Il 33enne siciliano della Bahrain Victorious si impone in solitaria davanti alla maglia rosa Egan Bernal (Ineos), consolidando il secondo posto in classifica. Domani cronometro conclusiva di 30 km con arrivo a Milano

di Dario Ceccarelli

(AFP)

4' di lettura

«Mi sono regalato una giornata da campione». Ogni tanto, nel ciclismo come nella vita, capitano queste cose strane. Succede che uno dei tanti, stimato e apprezzato, improvvisamente diventi il primo della fila. Che esca dalla zona buia. Che da comprimario, abituato a lasciare spazio agli altri, diventi protagonista. Che da buon gregario diventi un ottimo capitano, almeno per un giorno.
Con la folla, rauca dalla felicità, e stordita dalla sorpresa, che ti applaude e grida il tuo nome. Sembra un sogno, invece quello che è accaduto a Damiano Caruso, 33 anni da Ragusa, con una vita da gregario alle spalle, è tutto vero.

La vittoria del gregario

Quando taglia il traguardo dell'Alpe Motta, ultimo salita di questo 104esimo Giro, Caruso non riesce a tener ferme le mani. Indica il cielo, indica se stesso, poi ancora il cielo. Stanco, ma non stravolto, riesce perfino a mantenersi lucido. E dice: «Quanto ho visto il traguardo, ho pensato a mille cose. Ho pensato a tutte le fatiche che abbiamo fatto in questo Giro. Ho pensato ai miei compagni, a Bilbao, che senza il suo aiuto non sarei qui a parlare. E infine ho pensato anche a me stesso, perchè oggi ho realizzato un grande sogno e quindi sono l'uomo più felice del mondo» .

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«Non so se sono un campione, come dite voi. Io sono sempre stato un buon professionista, ho aiutato i mei capitani, ho fatto decine di piazzamenti. Non so come posso definirmi, diciamo che mi sono regalato una giornata da campione».

Bella giornata, quasi epica, da ciclismo antico ma anche moderno. Che dà finalmente spazio a un corridore come Caruso,che ha sempre lavorato per gli altri (e gli permette di consolidare il secondo posto in classifica), e nello stesso tempo ti lascia sempre col fiato in sospeso, fino all'ultimo metro dell'ultimo chilometro.

Bendal incorcia le dita

Caruso infatti non solo ha centrato una strepitoso vittoria di tappa, ma ad un certo punto, quando nella discesa dello Spluga il suo vantaggio ha raggiunto i 40 secondi, anche la maglia rosa, Bernal, ha cominciato a preoccuparsi. «Sì, non ho pensato il peggio» precisa il colombiano «però mi sono messo in allarme. Uno come Caruso, secondo in classifica, in fuga con un gruppetto di dieci, può diventare una minaccia. “Devo ringraziare ancora una volta i miei compagni dell'Ineos che praticamente mi hanno scortato fino all'ultimo chilometro. Poi mi sono mosso io, però solo adesso posso dire di essere tranquillo. Manca solo la crono di Milano. E ho quasi due minuti su Caruso. Incrocio le dita, ma insomma…»

Già, Bernal incrocia le dita. Però, realisticamente, la maglia rosa può cominciare a piegarla e metterla in valigia. Anche perchè l'unico che più portargliela via è Damiano Caruso, bravo a cronometro ma non superiore al colombiano. Quanto al terzo uomo, il britannico Yates, questa volta paga dazio arrivando sesto con una cinquantina di secondi di ritardo dal vincitore.

Domani l’ultima tappa

In sostanza, in prospettiva dell'ultima cronometro (Senato-Milano, 30,3 km) che chiude la corsa rosa, si possono dire due cose:

1) che salvo straordinari ribaltoni, Bernal ha ormai il Giro in tasca. Pur non essendo un cronoman, il colombiano con la lancette se la cava bene. E avendo un gruzzolo di due minuti può perfino permettersi di non rischiare troppo.

2) Anche per Caruso il secondo posto ormai dovrebbe essere in cassaforte. Su Yates ha un discreto margine (minuto e 23”). Tra i due quello più favorito è proprio il ragusano. Decisamente più forte a cronometro. In più, mentre il britannico sembra ormai in riserva, Caruso può partire sulle ali dell'entusiasmo. Una impresa come questa, detto senza malizia, è il miglior doping che esista. «Adesso non ci penso - spiega Caruso -. Mi dispiace quando penso a che cosa avremmo potuto fare se la mia squadra non fosse stata decimata dagli incidenti»

L’aiuto di Pello Bilbao

Caruso è fatto così: anche nei momenti di gloria, da buon luogotenente, pensa ai destini della sua squadra, la Barahin Victorius, che era partita con Mikel Landa come capitano, poi ritiratosi per un brutto incidente. In realtà, questo cambio di scena, gli ha permesso di cambiare ruolo con una promozione naturale che gli ha fatto scoprire di avere la testa, oltre che le gambe, per correre da capitano. È la rivincita del gregario, anzi dell’uomo. E lo dimostra come, in questo gran finale, ha saputo infilarsi nella fuga giusta. Un grande aiuto poi gliel'ha dato Pello Bilbao, spagnolo dal cuore generoso che l'ha scortato fino a circa 6 chilometri dal traguardo. In segno di riconoscenza, Caruso, quando il compagno si è sfilato, gli ha dato una tenerissima pacca sulla spalla. Come a dire: grazie amico, so quanto sei stato bravo e prezioso. E te lo dice uno che ha sempre fatto il gregario di mestiere.

Anche Bernall deve ringraziare i suoi scudieri della Ineos. In pratica lo hanno accompagno, su e giù per i duemila metri del San Bernardino e dello Spluga, fino all'ultimo chilometro dell'Alpe Motta e poi gli hanno detto: bene, adesso puoi farcela da solo. Bravissimi tutti, da Ganna a Puccio, da Castroviejo a Daniel Martinez, ultimo scherpa prima dell'arrivo in vetta di Bernal. Martinez, davvero straordinario, si è anche piazzato al terzo posto, davanti a Romain Bardet, in precedenza sempre in fuga con Caruso.

Siamo ormai ai titoli di coda di questo Giro d’Italia: fuori i secondi per l’ultima cronometro. E attenzione a Filippo Ganna. Smessi i panni del buon gregario, quando partono le lancette si trasforma di nuovo in Super Pippo. Ha già stravinto a nel prologo di Torino. Se fa il bis anche a Milano per lui è un trionfo.

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