Ciclismo

Giro d’Italia: a Yates l’Alpe di Mera, ma per Bernal Milano è più vicina

Nella tappa che sarebbe dovuta passare dal Mottarone, i corridori donano i premi al piccolo Eitan e ai familiari delle vittime della sciagura della funivia

di Dario Ceccarelli

(AFP)

3' di lettura

Due giorni all’alba. Con ancora un ultimo arrivo in salita questo sabato ad Alpe Motta. Ormai si fa il conto alla rovescia. Come si faceva una volta a militare quando si contavano i giorni che mancavano al congedo.

Così anche a questo Giro d'Italia, dopo l'arrivo ad Alpe di Mera vinto da Simon Yates (davanti ad Almeida e Bernal), si fanno i calcoli per capire quanta benzina si ha ancora nel serbatoio in vista della cronometro conclusiva di domenica a Milano.

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A vederli al traguardo di Alpe Mera, dopo una salita di 9 chilometri da schiantare i muli, sono tutti contenti. Almeno in apparenza. È contento Simon Yates perchè, con un'altra accelerata delle sue, è riuscito a conquistare la tappa e a strappare un altro mezzo minuto a Bernal, che comunque resta maglia rosa con un vantaggio abbastanza rassicurante (+2.49) sul britannico.

Per Bernal pericolo scampato

Ma non basta. Yates è contento anche perchè ha rosicchiato un'altra manciata di secondi a Damiano Caruso, quarto al traguardo dopo una strenua resistenza per non perdere il secondo posto in classifica. A ben guardare, però, il più soddisfatto di tutti, dopo questa tappa così temuta, è Bernal. Pericolo scampato. Dopo la crisi di Sega di Ala, dove mercoledì aveva quasi perso un minuto, il colombiano temeva di pagar dazio anche questa volta. Tanto più che la salita (9,7 km con pendenza media al 10%) era fatta su misura per Yates. Ma memore della precedente ingenuità, Bernal non è caduto nello stesso errore. E quando ha visto che Yates salutava la compagnia con uno dei suoi scatti in punta di pedale, ha proseguito con il suo ritmo ben scortato dai suoi granatieri della Ineos (Castroviejo e Martinez).

Il colombiano, con Almeida e Caruso, è andato avanti con il suo passo tenendo sempre Yates nel mirino dei 30 secondi. Solo alla fine Bernal ha perso qualcosa, lasciando ad Almeida il secondo posto. Ma nel complesso non ha mai perso il controllo della situazione. «Sono andato molto meglio rispetto a mercoledì», dirà al traguardo. «Ho fatto un'ottima salita e sono soddisfatto. Un'altra tappa in meno. Il prossimo arrivo ad Alpe Motta? Sarà un test importante, ma ci sono delle pendenze meno selettive. E quindi credo che anche Yates farà fatica a fare i suoi soliti scatti…. Poi domenica c'è la crono. Ed è importante arrivarci bene».

Vantaggio rassicurante

Insomma, la maglia rosa vede il suo prossimo futuro un po' più rosa. L'impressione è che il peggio sia passato. Il vantaggio di Bernal (quasi tre minuti) è consistente. In più può contare su una squadra formidabile. Che in pratica lo porta come se fosse in treno fino alle rampe più selettive dove poi se la deve vedere con il suo rivale. Per Yates, che invece gode di pochi aiuti, tutto è più complicato. Diciamo che se la deve sfangare da solo.

Un altro elemento a favore di Bernal è il meteo. Yates è come una pila che si carica con il sole. Con il maltempo, però, va più facilmente in crisi. E per quest'ultima tappa (Verbania-Valle Spluga, Alpe di Motta, 167 km) le previsioni meteo non sono rassicuranti. Ecco perchè Bernal, pur avendo perso più di 30 secondi, tutto sommato è soddisfatto. Vede la luce in fondo al tunnel ben sapendo che nell'ultima crono, quello meno favorito è proprio Yates. Che infatti esulta ma fino a un certo punto: «Questa volta ho mirato al successo di tappa. Non sono riuscito a fare una grande differenza. Ho vinto ma il gap resta ancora. Comunque, farò il possibile per non lasciare nulla di intentato».

Dei tre pretendenti al podio, il meno tranquillo è Damiano Caruso. Pur essendo arrivato quarto al traguardo, il suo vantaggio in classifica sul britannico è sempre più esiguo, una ventina di secondi. E c'è ancora un arrivo in salito. Non sarà facile. «Ho fatto un piccolo errore», ammette Caruso. «Ho cercato di rispondere all'attacco di Yates, e ne ho risentito. Ma dovevo farlo per i miei tifosi. Spero nella cronometro di poter recuperare quello che ho perso in montagna».

Ai familiari delle vittime di Stresa i premi dei corridori

Siamo alle battute finali di un Giro che sembrava terreno di cacca di Bernal e poi, invece, è stato riaperto dagli attacchi di Yates. Ma l'impressione è che, per l'uomo di Zipaquirà, ormai Milano sia sempre più vicina. Ultima notazione: questa tappa doveva essere anche la giornata del ritorno al Mottarone. Ma per rispetto della tragedia della funivia, è stata fatta una modifica del percorso. I corridori, in segno di solidarietà, hanno deciso di devolvere tutti i premi a Eitan, il bambino di cinque anni sopravvissuto alla tragedia, e a tutte le famiglie colpite. Un bel gesto. Che va ricordato.


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