Ciclismo

Giro d’Italia: lo Zoncolan è di Fortunato. Bernal sempre più padrone, cede Nibali

L’emiliano Lorenzo Fortunato ha vinto per distacco la 14/a tappa del 104/o Giro d’Italia di ciclismo, da Cittadella (Padova) al Monte Zoncolan (Udine), lunga 205 chilometri

di Dario Ceccarelli

Ciclismo, Giro d'Italia alla prova dello Zoncolan

3' di lettura

Si chiama Lorenzo Fortunato, un nome che già di per sé porta bene. Se poi è anche bravo, e coraggioso, come è stato Lorenzo, finisce anche per vincere la tappa più attesa, quella del terribile Zoncolan, la montagna che tutti in Friuli chiamano il Kaiser perchè svetta con la maestosa baldanza di un imperatore.
Lorenzo, bolognese di 25 anni dal sorriso contagioso, quando è uscito dalla nebbia, tutto storto e rappreso dalla fatica, con la neve sporca ai lati della strada, sembrava un manichino sul punto di crollare. Mancavano poche centinaia di metri, dopo una salita di 14 chilometri con delle rampe micidiali più adatte da fare con lo skylift che in bicicletta.

«In quegli ultimi metri non ho visto più niente» racconterà Lorenzo felice come quei corridori di una volta che prima salutavano la mamma, poi il papà e gli zii fino all’ultimo cugino.

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Una vittoria inaspettata

«Sapevo che avevo un po’ di vantaggio, e così mi sono dato coraggio e ce l’ho fatta… È la mia prima vittoria da professionista, quindi sono davvero felice. Già sorridevo per essere qui al Giro, figuriamoci ora…» è la incontestabile conclusione di questo ragazzo, della Eolo Kometa di Ivan Basso (vincitore qui nel 2010) che ha vinto per distacco la 14esima tappa del Giro d’Italia, la Cittadella-Monte Zoncolan di 205 km resistendo nel finale al ritorno dello sloveno Jan Tratnik e di Alessandro Covi.

Una vittoria inaspettata, quella di Lorenzo, perché su questa montagna, su questo importante snodo del Giro, ci si aspettava un’impresa da ricordare di uno dei big .«Sì, ma io mi sentivo bene, sapevo di poter stare con i migliori. Così, grazie anche alle sollecitazioni di Basso, ci ho provato. Direi che ha avuto ragione lui», osserva Lorenzo con aria beata.

Bella storia, questa di Lorenzo. Di un corridore giovane, dall’allegria contagiosa, che sembra presa dai vecchi annuari del ciclismo. Di quando il ciclismo non era uno sport dominato solo dalle rigide gerarchie di squadra, con auricolari e computer, ma lasciava spazio alla fantasia e al coraggio. E alla voglia di stare con la faccia al vento, provando a vedere l’effetto che fa.

Egan Bernal resta leader

A proposito dei big, l’arrivo dello Zoncolan ha confermato quanto già si sospettava: che Egan Bernal, almeno per il momento, è il leader indiscusso della corsa. Nel momento decisivo, quando cioè la pendenza è diventata quasi impossibile, il colombiano ha staccato tutti gli avversari di classifica.

L’unico a resistergli, almeno in parte, è stato Simon Yates, che infatti ha perso solo 11”. Per gli altri big invece i distacchi sono più pesanti. Mentre Ciccone e Caruso hanno lasciato una quarantina di secondi, il russo Vlasov, tra gli avversari più accreditati di Bernal, cede un minuto e dieci. Molto male anche per Remco Evenepoel che perde in classifica un altro minuto e mezzo. Per il fiammingo è un’altra tegola che si aggiunge a quella di Montalcino. Si sapeva che lo Zoncolan non era adatto alle sue caratteristiche. Però ore le cose per il belga si complicano ulteriormente.

Bernal, pur soddisfatto, non canta però vittoria: «È stato un test importante per tutti gli uomini di classifica. Sono contento di non aver avuto male alla schiena. Yates era fortissimo, questa salita gli andava a genio. Ho aspettato che partisse lui, e direi che ho fatto bene».

In effetti, l’unico avversario che sembra ancora in grado di contrastare Bernal è proprio Yates. Quando la strada si è impennata, è stato l’inglese a lanciare l’attacco obbligando Bernal a rispondergli. Nell’ultimo tratto però il colombiano, dando una ulteriore accelerata, ha staccato anche Yates arrivando quarto al traguardo.

La classifica

In classifica ora Yates è secondo a 1 minuto e 33”. Caruso è terzo (1’51”). Vlasov quarto a quasi due minuti. Giulio Ciccone è sceso al settimo posto con quasi tre minuti di ritardo. Ancora peggio per Evenepoel, ottavo a quasi quattro minuti dalla maglia rosa. Dovrà cambiare i suoi piani.

Concludiamo con la giornata nera di Vincenzo Nibali. Il siciliano a sette chilometri dal traguardo si è staccato dai primi accumulando poi circa 12 minuti di ritardo. «Non ho la gamba dei giorni migliori» ha detto Nibali dopo l’arrivo con una faccia scura come la pece. Si teme anche un suo ritiro. Conoscendo il suo orgoglio è difficile. Di sicuro non ha più ambizioni di classifica. Però potrebbe reinventarsi. Magari puntando a una vittoria di tappa.

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