ciclismo

Giro, la spallata dei giovani ribelli ai vecchi campioni sulla via del declino

Una intera generazione, quella dei Nibali e dei Froome, è stata rapidamente sostituita da una sfacciata banda di ragazzini che gli ha fatto capire che è ora di pensare al futuro

di Dario Ceccarelli

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Wilco Kelderman

Una intera generazione, quella dei Nibali e dei Froome, è stata rapidamente sostituita da una sfacciata banda di ragazzini che gli ha fatto capire che è ora di pensare al futuro


3' di lettura

Qualcosa sta cambiando. E molto in fretta. Il Giro d'Italia entra nella terza e ultima settimana con una strana sensazione. Che il mondo del ciclismo, in questo spericolato anno pandemico, sia mutato davanti ai nostri occhi senza che nessuno ci facesse veramente caso. Una intera generazione, quella dei Nibali e dei Froome, è stata rapidamente sostituita da una sfacciata banda di ragazzini che gli ha fatto capire che è ora di pensare al futuro. Anzi, che il futuro è già presente e sono loro stessi, i giovani ribelli, a cavalcarlo davanti ai loro vecchi compagni di strada, ormai troppo stanchi e demotivati per reggere la potente onda d'urto del nuovo che avanza.

Ne abbiamo avuto una conferma - ma già al Tour con Pogecar era avvenuto - dopo la tappa di domenica 18 a Piancavallo (vinta dall'inglese Hart) che ha dato una nuova spallata al gruppo dei vecchi big come Nibali, Pozzovivo, Fugslang e Maika facendoli scendere ulteriormente in classifica generale. Non distacchi irreparabili (Vincenzo è settimo a 3 minuti e 29” dalla maglia rosa Almeida), ma comunque significativi che hanno certificato quanto finora abbiamo temuto per il siciliano: che non è lui ad andare piano, ma sono gli altri ad andare più forte. Molto più forte. Non solo a cronometro, dove Nibali non è mai stato un missile, ma anche nelle salite più dure, dove è necessario avere forza, resistenza, velocità.

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Anche Almeida, la non più sorprendente maglia rosa, a Piancavallo ha sofferto parecchio arrivando quarto e perdendo 37” dall'olandese Keldermann che lo marca stretto a 15 secondi in classifica generale. Però Almeida, pur faticando in salita, ha tenuto botta confermando il suo stato di grazia. Dopo 13 giornate in maglia rosa può ben dirsi soddisfatto. Probabilmente, con le tappe dello Stelvio e del Colle dell'Agnello, il portoghese cederà il comando. Ma la sua parte, avendo solo 22 anni, l'ha fatta ampiamente. Ma a farsi avanti in questa strana stagione non c'è solo Almeida. Dietro il portoghese c'è l'olandese Kelderman che non è più un un bimbetto (29 anni) ma la cui ultima vittoria da professionista risale a cinque anni fa. Forte in salita e a cronometro, Kelderman diventa uno dei più accreditati a vestire la maglia rosa a Milano. E a sostenere l'olandese, figura dai tratti quasi misteriosi, c'è un altro giovane particolarmente rampante: l'australiano Jai Hindley, ottimo scalatore,24 anni, pure lui del Team Sunweb, terzo in classifica generale (+2'56”).

Da ricordare infine, in chiave di classifica, anche il vincitore della tappa di Piancavallo, l'inglese Geoghegan Hart, quarto nella generale. Hart, 25 anni, corre per la Ineos, la formazione di Filippo Ganna, orfana di Thomas ma particolarmente attiva al Giro (4 vittorie di tappa). Giovani poco sdraiati, insomma. E poco allineati alle gerarchie. Qualcuno dirà: ma questo è un Giro strano, corso in ottobre, sotto la minaccia della pandemia. In parte è vero, ma anche al Tour è emerso Pogecar, giovanissima stella di 22 anni. Ma se poi andiamo al 2019 le cose non cambiano: il Giro fu vinto da Richard Carapaz, all'epoca 26enne, e il Tour da Bernal, anche lui, per i nostri parametri, quasi un bamboccione (23 anni).

E Filippo Ganna? Anche l'uomo più veloce del Giro è comunque un ragazzo di 24 anni. Con un palmares di tutto rispetto, ma sempre molto giovane. Giovane ambizioso, ma non sfrontato, che quando vince la tappa bacia la maglia e dice di sognare la nutella. Un ragazzo, normale, insomma, ma veloce come una moto e che vive in Svizzera con la fidanzata. E a proposito di ragazzi che avanzano, come non ricordare l'impresa di Mathieu Van Der Poel trionfatore al Giro delle Fiandre davanti a Van Aert? Anche l'olandese, pur essendo ormai un campione, ha solo 25 anni. Dopo tanta gioventù, resta una domanda: che cosa può ancora fare il veterano Nibali? «Mai fatto tanta fatica, sto lottando con gente che ha 12-14 anni meno di me. Ma non mollo, manca ancora una settimana», ha detto Vincenzo dopo Piancavallo. Piegato, ma non vinto. In passato Nibali, ci ha abituati a rimonte incredibili. Quindi gli va data fiducia. È un usato sicuro. Ma questa volta la stanchezza si vede.

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