la corsa nella bufera

Giro stravolto, i corridori dimezzano la tappa. Il direttore Vegni: una figuraccia

Il presidente dell'Associazione corridori, Cristian Salvato, molto imbarazzato, in diretta tv dice che c'è stata una votazione su una chat dei corridori, molto preoccupati per le condizioni del tempo

di Dario Ceccarelli

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(ANSA)

Il presidente dell'Associazione corridori, Cristian Salvato, molto imbarazzato, in diretta tv dice che c'è stata una votazione su una chat dei corridori, molto preoccupati per le condizioni del tempo


4' di lettura

Non c'è pace in questo povero Giro d'Italia. Stretto tra maltempo e pandemia, tra ritiri e paure, nella terz'ultima tappa della corsa (Morbegno-Asti di 258 chilometri) esplode un nuovo colpo di scena - una sorta di ammutinamento dei corridori - che costringe l'organizzazione del Giro a dimezzare il percorso della frazione facendola partire da Abbiategrasso, riducendo così a 134 i chilometri effettivi da percorrere.

Una scena abbastanza surreale, con il pubblico disorientato e con gli stessi corridori, alcuni non convinti della ribellione, che dopo esser partiti da Morbegno (e aver percorso pedalando una decina di chilometri sotto l'acqua), si fanno portare nei bus fino alla nuova partenza della tappa, cioè ad Abbiategrasso. Tutti in pullman, insomma, come in gita.

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«Corridori preoccupati per il freddo»

Motivo della ribellione? Anche questo non è chiaro. Ognuno racconta una versione diversa. Il presidente dell'Associazione corridori, Cristian Salvato, molto imbarazzato, in diretta tv dice che c'è stata una votazione su una chat (Telegram) dei corridori, molto preoccupati per le condizioni del tempo. «Faceva molto freddo e pioveva. Dopo una tappa come quella dello Stelvio le difese immunitarie si abbassano. Così su 18 rappresentati dei corridori, 16 hanno votato per accorciare il percorso. Erano preoccupati già dalla sera precedente per il fatto che erano arrivati molto tardi negli alberghi. Dicevano che dopo tre tappe in cui avevano fatto più 600 chilometri con 15mila chilometri di dislivello, era meglio accorciare la tappa. Poi alla partenza c'erano 11 gradi, troppo freddo per andare in bicicletta…».

Parole che non piacciono al direttore del Giro Mauro Vegni. Che replica: «Una figura incredibile davanti al mondo intero. Non ci sono scuse per giustificare quello che è accaduto. La gente che aspettava non ha capito nulla. Anche molti corridori non sapevano perchè non si partisse. Abbiamo fatto tanto per far arrivare alla fine questo Giro e adesso abbiamo vanificato tutto. Una vergogna ma qualcuno pagherà per questa figuraccia», tuona Vegni minacciando ritorsioni.

Direttori sportivi non informati

Tutto si complica. Intanto la ricostruzione è imprecisa. Molti direttori sportivi ribadiscono di averlo saputo solo a giochi fatti. «Eravamo ignari di tutto» precisa Alberto Volpi, direttore sportivo del team Bahrain. «Troppa confusione. Non si può decidere all'ultimo. Ne usciamo tutti male e anche la corsa viene falsata», precisa Volpi. Già, un conto è fare 258 chilometri, un altro farne la metà prima di una tappa decisiva come quella di sabato 24 ottobre al Sestriere.

Al vertice della classifica ci sono tre corridori (la maglia rosa Kelderman, l'australiano Hindley e l'inglese Hart) che sono racchiusi nello spazio di 15 secondi. Ovvio che presentarsi più freschi a una tappa così selettiva cambia le cose. Domenica poi è in programma la cronometro conclusiva di Milano: anche un bambino capisce che la vittoria finale si gioca sui secondi e sulle ultime energie che si possono spendere.

L’imbarazzo dei corridori

La confusione è totale. Quasi tutti i corridori sono imbarazzati. O minimizzano. Nibali è disorientato: «L'ho saputo solo alla mattina. La chat? Beh, mica la controllo, sempre, soprattutto alla sera dopo una tappa come lo Stelvio. So che ha deciso il sindacato mondiale dei corridori. Io ero pronto per fare 258 chilometri. Se sia stato giusto? Non lo so, è tutto molto strano. Comunque abbiamo corso in condizioni più estreme». Spaesante il commento della maglia rosa, l'olandese Kelderman, ignaro delle durissime dichiarazioni del direttore del Giro: «Sono molto contento - ha detto candido l’olandese come se vivesse in una fiaba - che l'organizzazione della corsa abbia ridotto la tappa. Era freddo, pioveva. È stato bello fare lo Stelvio, ma questa decisione è stata giusta».

Vegni, che lo sente durante il Processo alla tappa in tv, quasi se lo mangia vivo con gli occhi. Insomma, un gran casino, come dicono gli stessi corridori. In effetti, questo gran freddo, per gente abituata a ben peggio, non si avvertiva... Pioveva, certo. Ma insomma…

Paura della montagna

La verità vera è che quasi tutti erano stanchi e preoccupati per una nuova abbuffata di chilometri in montagna al Sestriere. Ma è anche vero, come ha commentato Martinelli, direttore sportivo dell'Astana, che il percorso era noto a tutti da tempo. «Una cosa assurda. È mancata l'Associazione dei corridori. Svegliarsi alla mattina e far saltare un pezzo di corsa. Io ai miei ho detto di proseguire. Che non se ne parlava. Ma poi non si è capito più nulla. Se quando uno è stanco, decide di accorciare la corsa, siamo freschi. Questo è ciclismo, non una gita scolastica», taglia corto Martinelli. Una baraonda che avrà sicuramente altre ripercussioni.

Il decano dei team manager, Bruno Reverberi, punta il dito anche contro Gianni Bugno, il presidente dell'Associazione mondiale dei corridori, per giunta commentatore Rai al Giro. «Nella mia carriera di scelte stupide ne ho viste tante - ha detto Reverberi - ma questa le supera tutte. Quello che fa più male è sentire i sindacalisti che danno ragione ai corridori anche quando hanno torto. C'è modo e modo per protestare».

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