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Giù export e margini: anche l’economia di Lodi rallenta

Avanti adagio i ricavi 2018 (+3,4%) delle prime 200 aziende. Il 90% è in utile, anche se i margni in media si riducono. Bonomi: «Indebolimento preoccupante, serve una politica industriale a favore della crescita»

di Luca Orlando


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(© Giovanni Mereghetti)

4' di lettura

Internazionalizzate, per lo più di medie dimensioni, con un fatturato totale di 6,9 miliardi di euro, appartenenti ai settori dell'industria, dei servizi e del commercio e dell'agricoltura. È la fotografia del tessuto produttivo del territorio lodigiano che emerge dalla seconda edizione di Top200, la ricerca realizzata dal Centro Studi Assolombarda in collaborazione con PwC e Banco BPM. L'analisi si basa sull'elaborazione dei bilanci 2018 di 200 imprese attive con sede legale o operativa nella provincia di Lodi.
Un territorio la cui produzione manifatturiera, nei primi 9 mesi del 2019, è cresciuta del +3,4%, mentre nel primo semestre dell'anno le esportazioni hanno accusato una flessione del -3,4%, dopo un 2018 che segnava un +18,8%.
Per analizzare le performance del 2018 in chiave dinamica rispetto all'anno precedente, è stato costruito un campione chiuso delle aziende presenti in classifica sia in questa edizione (bilanci 2018) sia nella scorsa edizione (bilanci 2017).

Nel confronto con il 2017, le aziende in classifica mostrano una crescita di fatturato complessivo del +3,4% nel 2018, mentre gli altri indicatori mostrano un arretramento: il reddito d'esercizio complessivo (somma algebrica di utili e perdite) segna una flessione del 5,5%, l'Ebitda mediano in percentuale sul fatturato scende di -0,8 punti percentuali e il ROE mediano si contrae di 2,8 punti.

Si conferma invece elevata (90%) la percentuale di aziende con il bilancio in utile, che in termini assoluti passano dalle 160 del 2017 alle 159 del 2018.

«I risultati - dichiara Carlo Bonomi, Presidente di Assolombarda - evidenziano ancora nel 2018 una quota significativa di imprese lodigiane con fatturato in crescita, ma margini e soprattutto redditività evidenziano un preoccupante indebolimento rispetto all'anno precedente . Osservare i dati dell'export consente di capire meglio l'entità del freno alla crescita italiana, che oggi ha finito per investire anche la Lombardia. Sul fronte delle esportazioni, per esempio, le imprese di Lodi accusano un calo del 3,4% tra gennaio e giugno 2019, che si confronta con il +18,8% nel 2018. Se da un lato scontiamo l'effetto della guerra sui dazi e la contrazione degli scambi commerciali con la Germania; dall'altra scontiamo la drammatica perdita di competitività rispetto ai nostri concorrenti per effetto della produttività stagnante. Servono tre cose fondamentali: più consapevolezza rispetto ai cambiamenti in corso in alcune filiere essenziali dell'industria europea e l'abbandono di un pregiudizio anti impresa insieme ad una politica industriale di lungo termine, che consenta al mondo imprenditoriale di operare in un ecosistema favorevole alla crescita»

A guidare la classifica per ricavi sono Zucchetti Group (informatica), Sodalis (chimica) e Aperam Stainless Services & Solutions (prodotti in metallo).

Le prime 50 imprese, da sole, rappresentano il 72% del fatturato dell'intera classifica e appartengono per buona parte al settore dell'industria. Un comparto estremamente dinamico sui mercati esteri come certificato dalla crescita a doppia cifra dell'export della manifattura lodigiana nel 2018, pari a 3,7 miliardi di euro (+18,8% sul 2017) e con una crescita che più che raddoppiata rispetti ai livelli precrisi (+116%).

«Oggi l'internazionalizzazione richiede strategie e competenze tecniche - sottolinea Francesco Monteverdi, Presidente del Presidio Territoriale di Lodi e Vicepresidente di Assolombarda. Non c'è più spazio per l'improvvisazione. I nostri prodotti rappresentano alcune eccellenze ai quali va abbinato un maggior presidio dei mercati esteri e una maggiore conoscenza delle regole che sono alla base degli scambi internazionali: dagli accordi di libero scambio, alla logistica, alla contrattualistica internazionale ai pagamenti. Vendere all'estero e non semplicemente esportare significa conoscere le dinamiche dei mercati e saperle utilizzare quali leve di crescita e sviluppo».

In termini di Ebitda, tutte le aziende più performanti in termini di margini possiedono un valore superiore al 13% del fatturato, fino a toccare un massimo di oltre il 60%. Le top 50 per Ebitda si distinguono anche per una elevata redditività del capitale proprio e un basso livello di indebitamento finanziario (i debiti verso banche e altri finanziatori sul patrimonio netto): per 28 di queste l'indice è inferiore a 0,4, e per 16 l'indice è addirittura pari a zero.

Il macrosettore con la marginalità mediamente più elevata è quello dei Servizi (26,65%), seguono l'Industria (20,64%) e il Commercio (15,58%).

«Top200 Lodi - commenta Vincenzo Grassi, Partner PwC Italia - ha messo luce sul fatto che l'internazionalizzazione è un'opportunità ed in alcuni casi una necessità, sia per le aziende del territorio sia per tutto il tessuto imprenditoriale italiano. Esportare all'estero risulta un ottimo sbocco per le aziende italiane e la più valida alternativa alla stagnazione del mercato interno: scavalcando i confini nazionali si portano clienti e consumatori ad apprezzare i prodotti made in Italy. Investire all'estero è il passo successivo per acquisire quote durevoli nei mercati esteri di sbocco. Un cauto ottimismo per il futuro delle esportazioni italiane che, all'interno di scambi internazionali in rallentamento, hanno rappresentato comunque il principale fattore di crescita negli ultimi anni».

«L'internazionalizzazione rappresenta una risorsa molto importante per le imprese – spiega Fabio De Rosa, responsabile Estero e Trade Finance di Banco BPM – va ricordato infatti che è uno dei fattori che ha permesso a molte aziende di superare la crisi, di rinnovarsi e di continuare a crescere. Oggi, rispetto al passato, la possibilità di valutare e realizzare programmi di sviluppo internazionale è alla portata di molte più aziende. In quest'ottica, Banco BPM, al pari di pochi altri intermediari qualificati, mette a disposizione degli imprenditori un ampio set di consulenza, strumenti e servizi finanziari in grado di assisterli nei progetti di crescita sui mercati esteri e nel cogliere le opportunità di sviluppo del loro business».

I settori
All'interno del macrosettore dell'Industria, il manifatturiero è il comparto più rappresentato, con 109 imprese che registrano ricavi complessivi per 4,1 miliardi di euro.
Nel dettaglio, in termini di numerosità, i settori numericamente prevalenti sono: alimentari e bevande (22 aziende), a seguire chimica e affini (19 aziende), macchinari (12 aziende), prodotti in metallo (12) e infine gomma-plastica(12). L'ordine cambia se si considera il fatturato: in questo caso la chimica è al primo posto con ricavi per 1,3 miliardi di euro, al secondo alimentari e bevande con 680,4 milioni, seguono gomma-plastica con ricavi per 526,9 milioni e prodotti in metallo con 499,3 milioni.
Il Commercio è il secondo macrosettore che vede in classifica 47 imprese per ricavi complessivi pari a 897 milioni di euro.

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    Luca Orlandoinviato-caporedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Inglese

    Argomenti: Imprese, meccanica, innovazione, export, macchinari, Industria 4.0, robot

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