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Giù i petroliferi in Borsa con il Wti che torna sotto i 100 dollari al barile

Rebus prezzi tra lockdown cinese e possibile stop Ue a greggio russo

di Stefania Arcudi

(vichie81 - stock.adobe.com)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Il tonfo del petrolio - il Wti giugno perde circa il 4% sotto i 100 dollari al barile e il Brent scivola allo stesso modo a 102,5 dollari - mette sotto pressione i titoli del comparto energetico in tutta Europa (-3,7% il sottoindice Stoxx 600, nettamente il peggiore tra gli indici settoriali del Vecchio Continente). Non fa eccezione Piazza Affari, dove Tenaris, Eni e Saipem sono tra le peggiori di un FTSE MIB quasi completamente in rosso. Intanto, Total perde quasi il 3% a Parigi, mentre Shell e Bp perdono rispettivamente il 4% e il 3% a Londra.

Analisti pessimisti: rischio shock per domanda greggio

A pesare sui prezzi del greggio è il nuovo picco dei casi di Covid-19 in Cina, con Pechino che pensa a ulteriori lockdown come fatto in precedenza a Shanghai, solleva timori sulla domanda di materie prime, petrolio compreso. Secondo gli esperti c'è quindi il rischio che il maggiore importatore di petrolio al mondo vada verso il peggiore shock della domanda visto dall'inizio della pandemia. "La paura è che le misure attualmente messe in atto dal Governo cinese possano non essere efficaci e quindi siano necessari provvedimenti più drastici", hanno detto gli esperti di AllianceBernstein. Questo si aggiunge alla volatilità portata sul mercato energetico dal conflitto in Ucraina, con i Paesi dell'Unione europea che valutano un nuovo round di sanzioni alla Russia che vada a colpire le importazioni di greggio. Questo, guardando avanti, dovrebbe dare supporto ai prezzi: "I prezzi del greggio non dovrebbero scendere sotto i 90 dollari al barile, a causa della prospettiva di un potenziale divieto da parte dell'Ue sul petrolio russo alla luce dell'aggravarsi della crisi in Ucraina",hanno spiegato gli esperti di Nissan Securities. Ad ogni modo, almeno per il momento, "i timori sulla crescita della Cina e la prospettiva di un'azione più aggressiva da parte della Federal Reserve, cosa che limita la crescita degli Stati Uniti, sembrano bilanciare la prospettiva di un inasprimento delle sanzioni europee sulle importazioni di energia russa", hanno detto gli esperti di Oanda.

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