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Giudice Kavanaugh, primo ok al Senato. Indagine lampo su abusi sessuali


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Proteste contro il giudice Brett Kavanaugh. (AFP PHOTO / Saul Loeb)

2' di lettura

NEW YORK - È un caso che ha diviso l’America in due quello della nomina del giudice Brett Kavanaugh alla Corte Suprema. Il giudice designato da Donald Trump per l’Alta corte, censore dei consumi, noto per le sue posizioni conservatrici, accusato di aggressione sessuale da tre donne. Contrapposto all’onda lunga democratica del movimento #MeeTo, nato dalle donne contro le violenze sessuali. Kavanaugh ha incassato il primo «sì» oggi in commissione Giustizia al Senato, ma sulla conferma pende la proposta di rinviare di una settimana il voto definitivo in Senato, per consentire all’Fbi di effettuare ulteriori verifiche sul “nominee” accusato di aggressione sessuale.

Un compromesso tutto politico che giunge a conclusione di una mattinata drammatica a Capitol Hill e dopo un colpo di scena di cui è stato protagonista il senatore Jeff Flake. Repubblicano moderato vecchio stile noto per essere un fiero critico del presidente Donald Trump, che ha cominciato la giornata con quello che sembrava un inusuale “allineamento”, annunciando che avrebbe votato sì per far procedere la nomina di Kavanaugh in commissione e quindi verso il voto definitivo. Poi ci ha ripensato, Flake, spinto dalle proteste dentro e fuori l’aula. Con la proposta che adesso i repubblicani confermano di voler “esplorare”, delle indagini lampo di una settimana dell’Fbi.

Il sì è una decisione sofferta, aveva ammesso lo stesso Flake, dopo le drammatiche testimonianze ieri di Christine Blasey Ford, professoressa universitaria in California, madre di due figli, che accusa Kavanaugh di aggressione sessuale durante una festa negli anni ’80 e dello stesso giudice che si è difeso negando tutte le accuse.

Kavanaugh è stato avvocato della presidenza Bush e all’epoca era stato accusato di aver coperto le violazioni di diriti umani a Guantanamo. Se verrà confermato alla Corte Suprema, data la sua giovane età, rischia di essere per decenni l’ago della bilancia dell’Alta corte verso posizioni conservatrici. Una nomina che divide.

In Commissione diversi democratici, annunciando il proprio risoluto no, hanno lasciato l’aula durante il dibattito, tra cui i senatori Richard Blumenthal e Kamala Harris che hanno dato voce all’opposizione parlando nei corridoi, teatro intanto di una tenace contestazione che ha seguito fino in ascensore il senatore Flake, rimproverato e additato per la sua scelta.

Donald Trump ha definito «molto convincente» la testimonianza ieri al Senato di Christine Ford, come pure quella del giudice nominato alla Corte suprema Kavanaugh, da lei accusato di aggressione sessuale. «Ho pensato che la sua testimonianza sia stata molto convincente, sembra una brava donna. E ho pensato che lo fosse anche la testimonianza di Brett, qualcosa davvero che non si è mai visto prima», ha dichiarato ai cronisti. «È stato un momento incredibile nella storia del nostro Paese», ha aggiunto.

Il Senato dovrebbe votare la conferma di Kavanaugh martedì. Con le indagini lampo di una settimana dell’Fbi in corso. Alla fine è arrivata la “presa di coscienza”, il tentativo di mediazione in una giornata di “dramma politico”, assaggio dell’autunno rovente che si prospetta in vista delle elezioni di midterm il prossimo 6 novembre. Dove però questa divisione, anche se dovesse passare la nomina di Kavanaugh, rischia di pesare, e molto, sui risultati del voto e non a favore del partito Repubblicano. (Ri.Ba.)

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