Indicazioni europee

Giudici in politica e indipendenza dei parlamentari: Italia indietro nella lotta alla corruzione

Ancora non del tutto attuate sette delle dodici raccomandazioni formulate dal Greco, il gruppo di Stati europei contro la corruzione. Nel mirino indipendenza dei parlamentari e giudici in politica

di Bianca Lucia Mazzei

(Adobe Stock)

3' di lettura

Conflitti d’interesse e codice di condotta dei parlamentari, partecipazione alla vita politica di magistrati e Pm. Sono questi gli ambiti in cui l’Italia non ha ancora dato piena attuazione alle raccomandazioni in tema di prevenzione della corruzione, formulate dal Gruppo di stati contro la corruzione (Greco) quattro anni fa, con il Rapporto del quarto ciclo di valutazione dedicato a parlamentari, giudici e procuratori.

Nell’ultima assemblea plenaria tenutasi a Strasburgo dal 22 al 25 marzo 2021, il Greco (organo del Consiglio d’Europa che riunisce 49 Paesi fra cui l’Italia) ha fatto il punto sulle azioni messe in campo dagli Stati membri (è il secondo monitoraggio) mettendo in evidenza che il nostro Paese non ha ancora dato piena attuazione a sette delle dodici raccomandazioni del 2017.

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Si tratta di indicazioni che toccano temi scottanti, da anni al centro di polemiche divisive sia per il mondo politico che per la società civile.

Nel caso dei parlamentari, le sollecitazioni europee riguardano l’introduzione di una normativa chiara sul conflitto di interessi sia nel periodo in cui gli onorevoli sono in carica, che in quello successivo; la previsione di limiti per sovvenzioni, doni, ospitalità e favori e il rafforzamento delle regole sui rapporti con lobbbisti o con chiunque rappresenti interessi in grado di influire sul processo legislativo.

Per magistrati sotto la lente c’è invece la regolamentazione della partecipazione alla vita politica.

I criteri di valutazione

La verifica dell’attuazione degli strumenti di lotta alla corruzione previsti dal Consiglio d’Europa si basa su risposte dello Stato membro, visite in loco e su una valutazione di impatto (la cosiddetta «procedura di conformità») delle misure adottate. È un processo di valutazione reciproca e di «pressione tra pari», in cui la presenza di professionisti che fungono da valutatori si associa a quella dei rappresentanti degli Stati. Il risultato sono relazioni che, per ogni Paese, indicano le politiche e le pratiche di lotta contro la corruzione, i successi e le carenze legislative e formulano raccomandazioni volte al rafforzamento della capacità degli Stati di combattere la corruzione.

I parlamentari

Secondo il Greco a oltre quattro anni dall’adozione del Rapporto di valutazione del 2017 «i risultati in questo settore sono progrediti nel complesso abbastanza lentamente e sarebbe necessaria un’azione più risoluta per dare seguito a tutte le raccomandazioni formulate in relazione ai parlamentari». Il punto dolente riguarda soprattutto i Codici di condotta. Il Greco aveva fatto presente che «la semplice distribuzione del Codice a ogni nuova legislatura non poteva essere interpretata come una misura sufficientemente proattiva» e che sono mancati «progressi tangibili» sia da parte della Camera dei deputati che del Senato: la conclusione è quindi che «la raccomandazione non è stata attuata».

In tema di conflitti d’interessi la richiesta era una regolamentazione più rigorosa dell’accettazione da parte dei parlamentari di doni, ospitalità, favori e altri benefici, anche in relazione all’obbligo di dichiarare spese di viaggio, alloggio e altro coperte da terzi. Una proposta in questa direzione presentata dal Comitato consultivo per la condotta dei deputati è all’esame dell’Ufficio di presidenza della Camera, ma non è stata ancora approvata .

L’introduzione alla Camera dei deputati di un registro dei lobbisti ha, invece, parzialmente adempiuto alla richiesta di regolamentare le attività di rappresentanza di interessi. Secondo il Greco questa misura aveva consentito di risolvere l’aspetto del problema che riguarda i lobbisti stessi. Manca però ancora una legge completa che disciplini il le attività di lobby e il Greco ribadisce la necessità di elaborare orientamenti mirati che indichino chiaramente ai deputati come dialogare con i lobbisti e quale condotta osservare.

I giudici

Per quanto riguarda i magistrati, il nodo rimasto insoluto è quello del coinvolgimento dei magistrati alla vita politica. Una questione fondamentale e «particolarmente delicata» che impatta sui principi di indipendenza e imparzialità (reale o percepita) del sistema giudiziario. La raccomandazione chiedeva l’introduzione, per legge, di un meccanismo di incompatibilità tra l’esercizio simultaneo della funzione di magistrato e quella di membro di un organismo di governo locale. Il Greco prende atto dell’esistenza di un progetto di legge di riforma che stabilisce una linea di demarcazione più rigorosa tra funzioni giudiziarie e politiche, sia per quanto riguarda il passaggio dalla magistratutra alla politica che per il rientro nel potere giudiziario. Ma si tratta di un disegno di legge non approvata e ancora all’esame del parlamento.

Passi avanti sono stati invece fatti soprattutto nel monitoraggio delle dichiarazioni patrimoniali dei magistrati e nella prevenzione e individuazione dei rischi di corruzione e conflitti di interesse all'interno della giurisdizione tributaria. In entrambi i casi, secondo la relazione, le raccomandazioni sono state attuate in modo efficiente.

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