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Giulia Molteni: «Modello familiare valido, ma apertura ai manager esterni»

di Giovanna Mancini

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(IMAGOECONOMICA)


2' di lettura

«L’aspetto fondamentale, per un’azienda che cresce, è saper separare la proprietà dal management». Giulia Molteni, 39 anni, laurea alla Bocconi e diversi anni di esperienza negli Stati Uniti anche per aziende non dell’arredo, è responsabile marketing e comunicazione dell’impresa di famiglia fondata dal nonno nel 1934 a Giussano (Monza e Brianza), in cui è entrata 11 anni fa. Con 926 dipendenti, 307 milioni di fatturato consolidato nel 2017 e quattro aziende in portafoglio (Molteni&C, Dada, UniFor e Citterio) Molteni è uno dei più grandi gruppi dell’arredo-design italiano.

Avete mai pensato di far entrare investitori esterni nell’azionariato?
Certo, anche perché abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere molte offerte. Ma finché ci riusciremo, vogliamo tenere la proprietà interna alla famiglia, per garantire un’ottica di lungo periodo e dunque di innovazione. Tuttavia, crescendo, abbiamo ritenuto necessario introdurre manager esterni, complementari per competenze e capaci di traghettare i passaggi generazionali, fondamentali per crescere in modo equilibrato. Il percorso è stato avviato una decina di anni fa, con l’ingresso in azienda della terza generazione, la mia. Oggi il gruppo ha molti dirigenti esterni, dal direttore generale a quello finanziario, fino ai commerciali.

Preferite la via delle aggregazioni tra aziende?
Ovviamente non c’è una regola uguale per tutti. Nel nostro caso è la strategia che ha funzionato. Siamo già un piccolo polo del design, che comprende quattro aziende diverse per area merceologica. Non escludiamo in futuro ulteriori acquisizioni, per crescere e completare la nostra offerta. Ad esempio, siamo scoperti nell’area della luce.

Come state gestendo il passaggio generazionale?
È un tema fondamentale. Il mondo è cambiato e non potranno più esistere figure come quella di mio padre Carlo: tutto doveva passare per il suo tavolo e ancora oggi è un presidente molto operativo. In futuro sarà sempre più necessario diversificare e specializzare le competenze. Un processo già in corso, con l’arrivo manager dei e la divisione dei compiti tra noi cugini. Siamo in otto, tutti soci, ma solo in cinque siamo operativi nelle aziende del gruppo. Siamo fortunati, perché siamo molto uniti e finora tutto si è svolto in modo molto equilibrato.

Avete mai pensato alla Borsa?
Siamo un’azienda sana, che cresce e che si può autofinanziare. Abbiamo molto da fare sul fronte dei mercati americano e asiatico, dei monomarca e dell’e-commerce. Nella prossima generazione, però, magari saranno in 20 e allora la quotazione potrebbe essere la scelta giusta per un’ulteriore espansione. Una scelta che personalmente preferisco all’ingresso di un fondo.

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