orlando: giù i tempi di giudizio

Giustizia, in arrivo sportelli per i cittadini e bando per la digitalizzazione del penale

di Alessia Tripodi

3' di lettura

Sportelli di prossimità per favorire l'accesso alla giustizia per i cittadini, informatizzazione del penale, così come è già successo nel civile. Ma anche nuove assunzioni (oltre 5mila) e più trasparenza, grazie alla pubblicazione sul sito delle relazioni sulle ispezioni ordinarie negli uffici giudiziari. Sono i nuovi progetti e gli obiettivi del ministero della Giustizia illustrati oggi dal guardasigilli Andrea Orlando, che ha tracciato un bilancio dell'attività svolta e in itinere: debito ridotto, così come i tempi medi di giudizio. «Si tratta di un lavoro che darà frutto in un arco temporale lungo, oltre questo ministero», ha detto il ministro, che ha anche sottolineato come siano migliorati i tempi della giustizia civile. Ma secondo l'Anf, l'associazione nazionale forense il quadro non è roseo come lo descrive il ministro.

Diminuiti tempi medi di giudizio
«Al momento del mio insediamento - ha detto Orlando - per il primo grado di giudizio, quello su cui ci valuta la Ue, i tempi medi erano di 547 giorni, oggi sono di 360 giorni. Si tratta di una media che tiene conto dei procedimenti contenziosi e non contenziosi: ma questo è il parametro che usa la Ue ed è lo stesso che era applicato ai 547 giorni», ha detto rispondendo a chi mette in discussione queste medie. «Se si tiene conto dei solo affari contenziosi, si è passati da 1007 giorni del 2015 ai 928 del 2017. Quanto all'arretrato civile a rischio legge Pinto», cioè a rischio risarcimento per violazione delle norme sul giusto processo, «non è vero che è cresciuto» e «il debito in due anni si è ridotto di 120 milioni. In virtù di questi progressi, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha chiuso infatti nei giorni scorsi 119 ricorsi contro l'Italia».
Nel dettaglio, i dati del ministero della Giustizia sottolineano che «in tre anni l'arretrato ultratriennale a rischio indennizzi legge Pinto è stato abbattuto di oltre un terzo».

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Sportelli di prossimità per i cittadini
Gli sportelli di prossimità, ha spiegato Orlando, serviranno a dare informazioni ai cittadini sui procedimenti, fornire e raccogliere moduli, dare supporto nella predisposizione di atti, depositare telematicamente atti giudiziari, ricevere comunicazioni e notificazioni di cancelleria. Saranno realizzati con fondi europei in via sperimentale in tre regioni, Piemonte, Liguria e Toscana (si conta di farlo entro l'anno), per poi essere estesi a tutte le regioni toccando i territori più disagiati, perché hanno vissuto la soppressione di sedi giudiziarie, e le aree urbane più popolate.

Digitalizzazione anche per il processo penale
Sul fronte del processo civile telematico, avviato tre anni fa, le cifre riferite dal guardasigilli indicano in 20 milioni gli atti ricevuti dal 2014 a oggi e di 50 milioni le comunicazioni telematiche con un risparmio stimato di 178 milioni, secondo i dati forniti dal ministero. Nel 2017 la spesa finale per la digitalizzazione in quest'ambito si attesterà sui 122 milioni di euro.
Ora sta partendo anche l'informatizzazione del processo penale, ha aggiunto il ministro, e partirà un bando di gara che consentirà di realizzare l'accesso da remoto per gli avvocati, la condivisione di dati e documenti, l'integrale gestione informatica del processo dalla notizia di reato alla Cassazione. Coinvolti nel processo di informatizzazione anche gli uffici del giudice di pace. Per quanto riguarda le assunzioni, «complessivamente, con gli interventi messi in campo, potremo contare su 5.100 nuovi reclutamenti», ha detto Orlando, mentre procede anche l'attività di riqualificazione del personale.

Associazione forense: «Non va così bene come dice il ministro»
Ma l'Associazione nazionale forense (Anf) in una nota avverte che «sullo stato della giustizia civile le cose non vanno così bene così come ha detto il ministro Orlando». Citando le cifre pubblicate sul sito del ministero, Anf sostiene infatti che «il numero dei procedimenti pendenti al 30 giugno di quest'anno, sono sì diminuite dell'1,1%, - ma le cause a rischio "legge Pinto" sono aumentate ben del 4,9% rispetto ai primi tre mesi dell'anno». «Meritevole è sicuramente la riduzione del debito, ma perché il cittadino e le istituzioni anche europee siano correttamente informati dello stato della giustizia civile in Italia - dice il segretario generale Anf Luigi Pansini - non vanno sottaciuti gli aspetti legati al blocco degli indennizzi al primo gennaio 2016, al dimezzamento degli importi degli indennizzi per la durata irragionevole dei processi e alle forti limitazioni introdotte con la legge di stabilità per il 2016 per l'accesso alla legge Pinto con rimedi preventivi a carico della difesa senza che ad essi corrispondano obblighi del giudice ad evaderli».

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