Verso la riforma

Giustizia civile e famiglia: per separazioni consensuali procedura scritta e niente conciliazione

Negoziazione assistita potenziata ed estesa alle coppie di fatto

di Valentina Maglione e Giorgio Vaccaro

(AdobeStock)

2' di lettura

Semplificare le separazioni consensuali e i divorzi congiunti, allineando i riti e dando più spazio alla trattazione scritta. E potenziare gli accordi raggiunti con la negoziazione assistita dagli avvocati, anche estendendoli alle famiglie di fatto. Così le proposte elaborate dalla commissione ministeriale per la riforma del processo civile provano a semplificare e sveltire le procedure consensuali: le più numerose in tribunale anche se, negli anni, sono calate di molto.

In base ai dati del ministero della Giustizia, infatti, le separazioni consensuali e i divorzi congiunti avviati nei tribunali lo scorso anno sono stati, rispettivamente, 44.095 e 27.756, il 35,9% e il 25,5% in meno rispetto al 2014. Il riferimento non è casuale: proprio nel 2014 è stata introdotta la possibilità di regolare separazioni consensuali e divorzi congiunti stipulando una convenzione di negoziazione assistita da almeno un avvocato per parte.

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Per la verità, la negoziazione assistita ha una sfera di applicazione che va oltre le crisi di famiglia. Ma, di fatto, la stragrande maggioranza degli accordi ricade in questo ambito. In base all’ultimo monitoraggio del Consiglio nazionale forense, relativo al 2019, l’85% dei 6.785 accordi raggiunti con l’assistenza degli avvocati ha riguardato separazioni consensuali (3.093), divorzi congiunti (2.401) e modifica delle condizioni di separazione o divorzio (266). Si tratta di dati parziali, riferiti a 87 Ordini degli avvocati su 139, ma danno comunque la misura del potenziale di deflazione dell’attività giudiziaria dello strumento.

Tanto che ora il Governo propone di rafforzarla, questa negoziazione assistita. Intanto, prevedendo che gli accordi raggiunti costituiscano titolo idoneo per la trascrizione. E poi attribuendo agli avvocati il potere di negoziare, al posto dell’assegno, il pagamento di un’unica congrua somma.

Non solo: si propone anche di estendere l’istituto alle crisi delle coppie di fatto, per i procedimenti per l’affidamento e il mantenimento dei figli minori e il mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti economicamente, oltre che per la modifica delle condizioni già stabilite. E con la negoziazione assistita si potranno concludere accordi anche sugli alimenti.

Le proposte di riforma, inoltre, investono le procedure consensuali in tribunale. Si prevede infatti di introdurre un unico rito per i procedimenti a domanda congiunta di separazione dei coniugi, di divorzio e di affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio. La procedura, modellata su quella attuale del divorzio congiunto, sarebbe semplificata rispetto al rito unico dei procedimenti che riguardano la famiglia perché si potrebbe “saltare” l’udienza per il tentativo di conciliazione delle parti sostituendola con lo scambio di note scritte in cui gli ex partner dovrebbero dichiarare di non volersi riconciliare. Si tratta, del resto, di una procedura testata durante il periodo di pandemia e che ora si punta a istituzionalizzare.

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