csm spaccato

Giustizia, corsa a tre per la Cassazione

di Giovanni Negri

2' di lettura

Csm spaccato sui nuovi vertici della Cassazione. Il tentativo di arrivare a una soluzione unitaria, già in commissione, è per ora naufragato. Con il risultato di allungare i tempi perché sarebbe più difficile centrare l’obbiettivo di coprire le due caselle di Primo presidente e Procuratore generale entro Natale, con il “classico” plenum presieduto dal Capo dello Stato. Entrambi i magistrati in carica, Giovanni Canzio, Primo presidente, e Pasquale Ciccolo, Pg, vanno in pensione alla fine dell’anno e, in assenza di un’intesa forte in Consiglio, un vuoto alla guida della Corte potrebbe passare da semplice ipotesi a concreta realtà. Proprio quella che il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini intende scongiurare, lasciando capire che un plenum potrebbe essere convocato d’urgenza tra Natale e Capodanno. Già la nomina di Canzio, presidente della Corte d’appello di Milano, a dicembre 2015, avvenne a larghissima maggioranza, ma non all’unanimità, visto che ci furono 3 astenuti (2 togati di Area e il “laico” in quota Movimento 5 Stelle), e con un candidato, l’allora segretario generale Franco Ippolito che si ritirò pochi giorni prima del voto con una lettera al Csm.

Intanto, oggi pomeriggio si dovrebbe votare nella Quinta commissione, e potrebbero venire alla luce le difficoltà dei gruppi dei togati a esprimere due soli nomi. Area e Unicost, le due correnti più forti in Consiglio, navigano a vista in una consiliatura anch’essa in scadenza e con elezioni alle porte, il cui orizzonte determina in parte anche le scelte di queste ore.

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Le due nomine sono strettamente legate e due sono i candidati favoriti: per la prima poltrona, infatti, i boatos danno in pole position l’attuale segretario generale della Corte, Giovanni Mammone, di Magistratura Indipendente, mentre per la seconda sembra avvantaggiato il pg di Roma Giovanni Salvi, di Area.

Ma i nomi dei papabili sono anche altri e saranno spesi nella rituale alchimia delle correnti. Così, per la presidenza, Area non ha rinunciato a giocare le sue carte, puntando sull’ex capo dell’ufficio legislativo del ministero della Giustizia Domenico Carcano e su Vincenzo Di Cerbo, presidente di sezione; nel ruolo dell’outsider, un altro presidente di sezione, Stefano Schirò, sostenuto dall’ultima nata tra le correnti, Autonomia e Indipendenza, il cui leader, Piercamillo Davigo ha, un po’ provocatoriamente, anch’esso presentato la sua candidatura per entrambe le cariche.

Per quanto riguarda la procura generale, a Salvi si contrappone Riccardo Fuzio, avvocato generale della Cassazione, esponente di Unicost. E a complicare le cose, o magari a semplificarle, moltiplicando le opzioni, si aggiunge poi il fatto che in scadenza ci sono anche gli incarichi di presidente aggiunto e procuratore aggiunto.

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