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Giustizia, Csm più contendibile e meno condizionato con la riforma Cartabia

Il 18-19 settembre i magistrati rinnoveranno il Csm eleggendo 20 consiglieri (2 in rappresentanza della Cassazione, 5 delle procure; 13 per la magistratura giudicante)

di Giovanni Negri

Csm, Senato approva riforma Cartabia con 173 sì e 37 no. È legge

3' di lettura

Non saranno le elezioni politiche, ma nel mondo della giustizia pesano e peseranno. Fra sette giorni, il 18 e 19 settembre, i magistrati andranno alle urne per rinnovare il Csm, eleggendo 20 consiglieri (2 in rappresentanza della Cassazione, 5 delle procure; 13 per la magistratura giudicante). Un numero superiore ai 16 attuali, che trova peraltro riscontro anche nella crescita dei componenti laici, eletti dal Parlamento, che passano da 8 a 10.

Un banco di prova sotto una pluralità di punti di vista. Innanzitutto della capacità della magistratura di fare i conti con la bufera che ha investito lo stesso Consiglio superiore dopo il deflagrare dell’ormai proverbiale “caso Palamara” e poi dell’efficacia della riforma Cartabia, che ha introdotto una nuova legge elettorale (il «martarellum»), nel favorire una nuova rappresentanza istituzionale delle toghe anche attraverso un nuovo sistema elettorale.

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Candidature in aumento

E, in attesa dell’esito, alcuni elementi si possono affermare con certezza: da una parte la forte crescita delle candidature, che, almeno sulla carta, rende il Csm più contendibile e poi, segnale anche questo da sottolineare, la considerevole presenza di candidati svincolati dall’appartenenza ai gruppi organizzati della magistratura. O perchè indipendenti o perchè usciti in dissenso dalle correnti “storiche”. Il tutto potrebbe produrre un significativo cambiamento nella rappresentanza, con uno spazio maggiore per gli outsider.

Di più, la riforma ha ottenuto il raggiungimento della parità di genere e dato ingresso al sorteggio almeno in due forme: quella istituzionale, imposta dalla necessità di assicurare la piena rappresentanza femminile e poi quella promossa da un gruppo di magistrati (Altra proposta 2022) che ha proceduto alla individuazione di 8 giudici di merito (2 per ogni collegio), un pubblico ministero e un consigliere di Cassazione.

Il confronto con il passato

Vuoi per la consapevolezza della stagione assai difficile in corso per tutta la magistratura, vuoi per i timori di un ritorno, in caso di assai verosimile governo di centrodestra, a scontri aspri con la politica, vuoi per la presa più limitata delle correnti nella determinazione delle candidature, certo il risultato, questo sì finale, testimonia una vera e propria mobilitazione. A misurare la distanza rispetto al recente passato basta il dato relativo alle elezioni dei pubblici ministeri, dove a fronte dei 4 candidati per 4 posti, in rappresentanza dei gruppi più strutturati, ora ci sono 18 pm per 5 posti nei due collegi nazionali.

Tra questi, esempi di due diverse tipologie di candidature, oltre a quelle tradizionali veicolate dalle correnti con strumenti e obiettivi che comunque si sottolineano diversi dal passato (dal più diffuso uso delle primarie alla volontà di porre rimedio alla crisi del sistema di autogoverno anche attraverso condotte eticamente impeccabili), quelle al Sud, in totale autonomia, di Henry John Woodcock, pm a Napoli e protagonista di note inchieste e al Nord di Roberto Fontana, della Procura di Milano, ex coordinatore di Area e nome storico di Md, che si presenta da solo, ma con le firme di 100 colleghi a sostegno (la riforma esclude comunque un numero minimo di firme per potersi candidare), in disaccordo con le scelte fatte dalla ”sinistra” delle toghe sulle forme di selezione dei candidati.

Il meccanismo

Se tra i pm i 5 seggi toccheranno ai primi due dei due collegi nazionali più il migliore terzo, dei 13 seggi spettanti ai giudici 8 saranno attribuiti con sistema maggioritario binominale su 4 collegi nazionali omogenei, mentre 5 saranno assegnati su base proporzionale in unico collegio nazionale. Un correttivo voluto dalla riforma per favorire il pluralismo e spingere i candidati ad associarsi in network il cui peso sarà determinato dal numero dei voti complessivamente ottenuto, scomputando però quello dei candidati risultati già eletti. Nei fatti il sistema ha prodotto in maniera “naturale” l’apparentamento tra i nomi tra i candidati sorteggiati, sia nella forma istituzionale sia in quella autonoma.

Il nodo della data

Certo tutto da valutare ci sarà tra una settimana l'esito della consultazione tra i circa 10.000 magistrati. Dove la data delle elezioni, ed è critica diffusa soprattutto fra i candidati indipendenti, favorisce in maniera significativa chi ha un gruppo strutturato alle spalle per farsi conoscere. Per tutti gli altri infatti il tempo a disposizione, in larga parte assorbito dalla periodo di funzionamento a scartamento ridotto dell’amministrazione della giustizia durante agosto, è stato assai poco. Meglio sarebbe stato, si fa notare, un rinvio, allineando formalmente la scelta dei consiglieri togati a quelli votati dal Parlamento, dopo le lezioni del 25 settembre, che verosimilmente procederà non prima della fine dell’anno.

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