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Giustizia: ecco i tribunali dove il processo dura più di due anni

In 17 tribunali su 140 la metà delle liti civili ultratriennali. Nelle Corti d’appello di Roma e Napoli più del 40% di quelle ultrabiennali

di Marco Fabri

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5' di lettura

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza si pone principalmente due obiettivi quantitativi in tema di giustizia civile. In primo luogo la diminuzione dell’eccessiva durata dei procedimenti (su cui si veda Il Sole 24 Ore del 21 febbraio scorso, dove si è mostrato come gli obiettivi fissati dal Pnrr e dal ministero della Giustizia di riduzione del disposition time dei procedimenti civili nei tre gradi di giudizio siano ragionevolmente raggiungibili).

Il secondo target consiste in una significativa riduzione dell’arretrato “Pinto” (ovvero a rischio risarcimento per eccessiva durata) degli uffici giudiziari di primo e di secondo grado.

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Riduzione in due tempi

L’obiettivo deve essere raggiunto in due fasi. La prima prevede che entro il 31 dicembre 2024 si debba raggiungere una diminuzione del 65% dell’arretrato ultra-triennale per i tribunali e del 55% di quello ultra-biennale per le corti di appello.

La seconda fase prevede che entro il 30 giugno 2026 si debba raggiungere una riduzione del 90% dell’arretrato Pinto dei tribunali e delle corti di appello.

I calcoli per la definizione della riduzione dell’arretrato si basano sui dati fotografati a dicembre 2019, considerando il 2020 un anno del tutto anomalo a causa della pandemia di Covid-19.

GLI OBIETTIVI DI TAGLIO E L’IMPATTO SUL TERRITORIO

Ipotesi di riduzione dell'arretato civile di lunga durata (ultra biennale per le Corti d'appello e ultra triennale per i Tribunali) in base agli obiettivi fissati dal Pnrr. Gli uffici sono divisi per Nord, Centro e Sud

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Le indicazioni della Cepej

L’obiettivo della riduzione dell’arretrato Pinto del 90% è certamente significativo, ma è opportuno ricordare che si inserisce in un contesto europeo in cui la Commissione per l’efficienza della giustizia del Consiglio d’Europa (Cepej) indica come obiettivo di “serie A” (Cepej Timeframe “A”) la definizione del 90-95% dei procedimenti civili entro 18 mesi per ciascun grado di giudizio.

Ovviamente si tratta di un obiettivo ambizioso, che dovrebbe essere perseguito da tutti i Paesi europei. Speriamo quindi che il Pnrr sia il positivo innesco di processi di cambiamento virtuosi della nostra amministrazione giudiziaria, per tendere in modo sistematico e strutturale al raggiungimento di tempi ragionevoli di durata dei procedimenti su tutto il territorio nazionale.

Le statistiche

Come indicato dalla Direzione generale di statistica e analisi organizzativa del ministero della Giustizia, l’arretrato ultra-triennale dei tribunali a dicembre 2019 era pari a 337.740 cause, nelle corti di appello erano 98.371 le cause pendenti da oltre due anni.

Pertanto, l’obiettivo Pnrr da raggiungere a dicembre 2024 per i tribunali è una pendenza ultra-triennale non superiore a 118.209 procedimenti (una riduzione del 65% di 337.740), mentre per le corti di appello vi dovrà essere una pendenza ultra-biennale non superiore a 44.267 procedimenti (una riduzione del 55% di 98.371).

A giugno 2026 i procedimenti ultra-triennali pendenti in tribunale non dovranno essere superiori al 10% (33.774), nelle corti di appello dovranno essere pendenti non più di 9.837 procedimenti con un’anzianità superiore ai due anni.

Come per l’altro obiettivo relativo all’indicatore prognostico del disposition time, gli obiettivi verranno valutati a livello nazionale, ma in questo caso l’arretrato accumulato da alcuni uffici giudiziari è tale da rendere critico questo bilanciamento nazionale.

Il dettaglio degli uffici

I dati – in questo caso la fonte non è direttamente di provenienza ministeriale, ma una rielaborazione dei dati raccolti da Luca Minniti e Giorgia Telloli nel loro lavoro «Conoscere l’arretrato della giustizia civile: una necessità in vista delle imminenti scelte politiche», in Questione giustizia, https://www.questionegiustizia.it/data/doc/2869/arretrato-civile-minniti-e-telloli-_finale-v2.pdf, che comunque gli autori indicano provenienti dal database del ministero della Giustizia – mostrano come in soli 17 tribunali su 140 (12%) siano presenti circa il 50% dei procedimenti arretrati da definire, e soli 38 tribunali (27%) detengono il 75% dei procedimenti arretrati.

I valori assoluti danno un’idea ancora più chiara dell’estrema variabilità di funzionamento dei nostri uffici. Roma aveva nel 2019 oltre 17.000 procedimenti ultra-triennali, Santa Maria Capua Vetere oltre 15.000, Napoli e Bari oltre 14.000, Salerno, Catania, Messina sono abbondantemente oltre i 10.000. Sotto i 100 procedimenti pendenti ultra-triennali si collocano solo Lanciano, Ferrara, Savona, Ravenna, Aosta, Sulmona, Marsala.

Il caso delle Corti d’appello

Ancora più marcate sono le differenze per le corti di appello, dove spiccano gli arretrati ultra-biennali di Roma e Napoli (oltre 20.000 procedimenti), che rappresentano circa il 43% di tutte le pendenze arretrate del Paese. Seguono Bologna, con oltre 5.600 cause, quindi Palermo, Firenze, Bari con oltre 4.000 procedimenti arretrati. Il 75% delle pendenze ultra-biennali è appannaggio di sole 10 corti di appello su 29, considerando anche le sezioni distaccate. Solo le corti di appello di Trento (25), Bolzano (75), Trieste (82), Torino (161) avevano meno di 200 procedimenti pendenti ultra-biennali nel 2019; sotto i 400 solo Perugia (362) e Sassari (391).

Sarà interessante conoscere gli obiettivi che il ministero assegnerà a ogni ufficio giudiziario, sia in termini di disposition time, sia di riduzione dell’arretrato. Quello che emerge chiaramente da questa prima analisi è che per raggiungere gli obiettivi di riduzione dell’arretrato civile ci si dovrà necessariamente concentrare nei tribunali e nelle corti di appello maggiormente in sofferenza e in tempi rapidi, perché il primo obiettivo (riduzione del 65% in tribunale e del 55% in corte di appello) è da centrare entro dicembre 2024.

Il continuo monitoraggio dei dati previsto dal ministero della Giustizia dovrebbe permettere di verificare continuamente l’andamento degli uffici e quindi, eventualmente, intervenire tempestivamente con gli opportuni correttivi. Mai come in passato per raggiungere gli obiettivi appare fondamentale il ruolo dei dirigenti degli uffici giudiziari, sia magistrati sia amministrativi, e la “leale collaborazione” fra ministero della Giustizia e Consiglio superiore della magistratura.

Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) – Bologna

Così i calcoli in base alla legge Pinto

L’arretrato in Italia è calcolato prendendo come riferimento la legge 89/2001, comunemente chiamata “Legge Pinto” che ha previsto il diritto all’equa riparazione nel caso in cui non venga rispettato il «termine ragionevole» di durata del processo. Il termine di durata ragionevole del processo si considera rispettato,

se il processo non eccede la durata di:

- tre anni in primo grado

-due anni in secondo grado

-un anno nel giudizio
di legittimità.

Sono pertanto considerati “arretrati” i procedimenti civili pendenti da oltre tre anni in primo grado e da oltre due anni in appello. La Commissione per l’efficienza del Consiglio d’Europa (Cepej) ritiene che l’obiettivo di durata ragionevole da perseguire dovrebbe essere una definizione del 95% dei procedimenti civili in 18 mesi.

Gli obiettivi fissati dal Pnrr prevedono una riduzione dell’arretrato rilevato negli uffici nel 2019 (baseline) rispettivamente del 65% per i Tribunali e del 55% per le Corti di appello già a fine 2024 e del 90% per tutti gli uffici di primo e di secondo grado a giugno 2026.

Nel 2019, 38 Tribunali su 140 avevano il 75% circa dei procedimenti arretrati ultra-triennali. Le soli Corti di appello di Roma e Napoli detengono il 43% circa dei procedimenti arretrati ultra-biennali. Il 75% dell’arretrato delle Corti di appello è appannaggio di sole 10 Corti.

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