SALVINI: «NON SI RIFORMA COSì»

Giustizia, con lo stop dopo il primo grado saltano 30mila prescrizioni

di Giovanni Negri


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(Agf)

3' di lettura

Si inasprisce lo scontro sulla prescrizione dopo la presentazione dell’emendamento dei relatori 5 Stelle al disegno di legge anticorruzione con il blocco dei termini dopo il giudizio di primo gra do. Perché il vicepremier Luigi Di Maio insiste, affermando che «lo stop alla prescrizione deve entrare nel decreto “spazza corrotti” perché l'emendamento del ministro Bonafede è in linea con il contratto di Governo. È la norma contro i furbi». E poi: «In questo Paese i più grandi furbetti del quartierino, i furbetti politici, si sono salvati dai processi grazie alla prescrizione, non la povera gente. Tra loro Licio Gelli». E sulle frizioni con la Lega, Di Maio minimizza: «Magari ci sono dei problemi interni alla Lega, non lo so e non mi interessa». Il leader della Lega Matteo Salvini ha poi detto: «La riforma della giustizia e anche della prescrizione sono nel contratto di governo e li faremo. Però, la giustizia è affare delicatissimo: se ci si
mette mano, bisogna farlo bene». E ha aggiunto: «Riformiamo la prescrizione, ma facciamolo in maniera efficace. Non necessariamente un emendamento presentato dalla sera alla mattina è il modo migliore».

Lunedì l’esame di ammissibilità sull’emendamento, a rischio di bocciatura, ma con un possibile effetto domino visto che potrebbe trascinare con sé anche l’altra proposta, pure eterogenea rispetto alla materia del disegno di legge, non ancora depositata, sulla stretta nel penale tributario. Intanto è possibile già fare qualche stima sull’impatto che avrebbe l’applicazione della riforma ipotizzata. Stando agli ultimi dati ufficiali disponibili del ministero della Giustizia, risalenti al 2016, il congelamento del decorso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado avrebbe impedito l’estinzione di 26.926 procedimenti. Tante sono infatti le prescrizioni maturate in appello e in Cassazione. Una quota non certo maggioritaria rispetto al totale che è stato di 145.637, in aumento rispetto alle 126.865 del 2015.

I NUMERI DELLE ARCHIVIAZIONI
I NUMERI DELLE ARCHIVIAZIONI
I NUMERI DELLE ARCHIVIAZIONI

Allargando lo sguardo ad anni ancora più risalenti, emerge che le prescrizioni erano 219.146 nel 2004 e sono poi andate costantemente calando fino al minimo del 2012, con 113.057; tuttavia negli ultimi anni il numero è tornato a salire. Per quanto riguarda invece i reati maggiormente soggetti a prescrizione, almeno sul piano puramente quantitativo e non in percentuale, i dati (a campione) sulla fase antecedente il giudizio vede in testa le irregolarità edilizie, l’omesso versamento delle ritenute, la guida sotto effetto dell’alcol o senza patente e le truffe. In dibattimento, davanti al tribunale ordinario, le prescrizioni sono state 31.271 nel 2015 e 31.201 nel 2016.

Molto diversa poi la scomposizione, per ufficio giudiziario, dei dati. Dove, se si volesse intervenire, come la proposta in quota 5 Stelle intende fare, sulle prescrizioni successive al primo grado, si potrebbe pensare di dotare di più risorse le Corti d’appello di Roma, Napoli, Torino e Venezia. Da soli infatti questi quattro uffici contabilizzano il 50% del totale delle prescrizioni maturate nel secondo grado.

I numeri poi confermano il fatto che la maggior parte delle prescrizioni si verifica nella fase delle indagini preliminari o perché il pm viene a conoscere troppo tardi la notizia del reato o perché è lo stesso ufficio del pubblico ministero a selezionare i procedimenti stessi, temperando in questo modo nei fatti quell’obbligatorietà dell’azione penale architrave del nostro ordinamento giuridico.

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