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Giustizia, primo banco di prova la separazione delle carriere

di Giovanni Negri

Processi più veloci. (Imagoeconomica)

3' di lettura

Passa dall’ordinamento giudiziario e in particolare da una delle proposte che meglio sembra già potere mettere d’accordo nuova maggioranza e opposizione l’eredità dell’amministrazione Cartabia. Dove il riferimento è a quella separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, fra i temi meno divisivi nel centrodestra, ma anche tra i primi spunti di collaborazione con le opposizioni. Tanto che fra le prime proposte di legge della legislatura c’è quella di Enrico Costa di Azione; una proposta di rango costituzionale che separa in maniera definitiva i percorsi di due dei protagonisti della giurisdizione, con distinti percorsi di accesso, diverse progressioni in carriera, diversi ordini e diversi Csm.

Lo scontro possibile

Un cambiamento radicale che, malgrado il fallimento del recente referendum, rilancia una delle storiche bandiere delle politiche della giustizia negli anni ruggenti del berlusconismo. Ma anche una riforma che aprirà di sicuro un fronte di scontro con la magistratura da oggi a congresso a Roma per le assise dell’Anm. Già a maggio il tema è stato al primo punto dello sciopero, peraltro dall’esito non brillantissimo, indetto dall’Associazione nazionale magistrati. La riforma Cartabia, nella parte già in vigore è peraltro intervenuta sul punto, limitando a una sola la possibilità di passaggio da una funzione all’altra e nel periodo iniziale della carriere.

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La delega aperta

Ma la stessa riforma, comunque, ha lasciato nelle mani del futuro Governo il testo di una delega già scritta che potrà essere esercitata entro il prossimo giugno, con una serie di puntuali interventi in materia di revisione dei criteri di conferimento degli incarichi di vertice negli uffici giudiziari, di tempi e modi di valutazione dell’attività dei magistrati (compresa l’introduzione del controverso fascicolo sulle performances).

I TEMPI DELLA GIUSTIZIA CIVILE
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L’intervento sulle carceri

Tra le incompiute, in uno scorcio finale di legislatura che ha comunque visto Cartabia portare a casa, in anticipo sui tempi previsti in sede di Pnrr, anche le riforme del processo civile (si veda il grafico in pagina) e del processo penale, si segnala la revisione dell’ordinamento penitenziario. Dove peraltro Cartabia è almeno in compagnia di Andrea Orlando . Anche Orlando, infatti, pur potendo contare sugli esiti di un lungo e puntuale lavoro di preparazione non riuscì a chiudere la partita della riforma delle carceri, tema certo impopolare soprattutto alla vigilia di campagne elettorali.

In ogni caso, se la commissione istituita da Cartabia ha concluso i lavori, ma un testo in Consiglio dei ministri non è mai approdato, tuttavia con una serie di circolari il ministero ha comunque provato a introdurre misure innovative, da ultimo con i provvedimenti in materia di stabilizzazione delle videochiamate da parte dei detenuti e di prevenzione dei suicidi, oltre che con un’attenzione particolare per i percorsi di sostegno agli operatori.

I concorsi da completare

Sul fronte cruciale delle risorse, comunque, la nuova amministrazione dovrà procedere al completamento dei concorsi in via di svolgimento per il reclutamento straordinario di magistrati. Un’accelerazione che in ogni caso non potrà produrre i suoi effetti prima del 2024, visti i tempi di conferimento delle funzioni, e tuttavia necessaria perché presto, come segnalato dal Csm, si arriverà a un tasso di scopertura degli uffici giudiziari del 20%, il doppio del 2019.

Bancarotta da ripensare

Del passaggio di consegne faranno poi parte almeno altri due interventi di particolare spessore e comunque lungamente attesi. Entrambi accomunati dalla messa a punto, da parte di commissioni ministeriali, di veri e propri articolati, mai presi in carico, per ragioni di tempo, dall’ufficio legislativo di via Arenula.

Da una parte, in materia di diritto dell’economia, il nuovo assetto di tutta la parte penale della crisi d’impresa, con la revisione delle varie fattispecie di bancarotta, il maggior peso attribuito a cause di non punibilità e attenuanti, per adeguare una parte della legislazione ferma da moltissimi anni a quella nuova interpretazione dei rapporti tra creditore e debitori di cui il Codice della crisi da poche settimane in vigore è evidente esempio.

Dall’altra, a mancare all’appello è il Codice dei crimini internazionali, dove a richiedere un intervento non solo di maquillage normativo sono stati gli stessi impegni presi dall’Italia in epoca anche risalente e oggi purtroppo diventati ancora più stringenti.

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