Le novità in arrivo

Giustizia, riforma attesa in Cdm, resta l’incognita M5S

Improcedibilità per il processo se non chiude entro 2 anni nel primo grado, 1 per la Cassazione. Salta l'inappellabilità da parte dei pm, stretta sui ricorsi della difesa

di Giovanni Negri

Cartabia: "Dobbiamo costruire il ponte di Genova della giustizia"

2' di lettura

Approda l’8 luglio in Consiglio dei ministri la riforma Cartabia della giustizia penale. Il 7 luglio, la prevista cabina di regia è saltata soprattutto, sottolineano al ministero della Giustizia, per l’agenda della ministra, impegnata in un confronto con le organizzazioni sindacali degli agenti penitenziari dopo i fatti di Santa Maria Capua Vetere. Nessuna drammatizzazione quindi, anche perché i contenuti della proposta, che sarà poi tradotta nei prossimi giorni in emendamenti da presentare alla Camera, sono stati illustrati nelle ultime ore alle forze di maggioranza.

Il passaggio in Cdm e l’incognita 5S

Detto che il passaggio in Consiglio dei ministri dovrà servire anche per un’assunzione di responsabilità collegiale su un tema cruciale anche per l’assegnazione dei fondi previsti dal Recovery, sul piano politico resta l’incognita 5 Stelle. Soprattutto perché, sul piano tecnico, la soluzione che sembra avere preso forma e sulla quale convergono, con sfumature diverse, le altre forze di maggioranza, depotenzia in maniera significativa quel blocco dei termini dopo la sentenza di primo grado che costituisce nello stesso tempo la versione oggi in vigore, istituita dall’ormai proverbiale legge “spazzacorrotti” e diventata bastione identitario del Movimento.

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Il lavoro della commissione Lattanzi

Già, perché, alla fine, dopo un percorso abbastanza tormentato (le conclusioni della commissione Lattanzi istituita dalla ministra sono state formalizzata ormai da settimane), sulla prescrizione la previsione è quella di confermare sì la sospensione dei termini dopo la pronuncia di primo grado, ma di sanzionare poi con l’improcedibilità il processo che non si concluderà nei termini scanditi dalla legge Pinto: 2 anni per il primo grado e 1 per la Cassazione. In caso di sforamento dei termini il giudizio non potrebbe più proseguire e scatterà la tagliola processuale, senza quella distinzione tra assolti e condannati che prevista dal lodo Conte bis (condiviso anche dai 5 Stelle ai tempi del governo giallorosso) era stata poi anche tradotta, sia pure con modalità diverse, in una delle due proposte della commissione Lattanzi.

Le previsioni per i pm

Più gradito ai 5 Stelle dovrebbe invece essere il recupero di margini di manovra per i pubblici ministeri in materia di appello. La commissione Lattanzi aveva indicato come possibile strada l’inappellabilità da parte dei pm, bilanciata da una stretta sui motivi di impugnazione da parte delle difese, in maniera da rispettare quanto scritto dalla sentenza della Corte costituzionale che bocciò la legge Pecorella; ora da parte del ministero della Giustizia, anche alla luce dei numeri molto bassi di impugnazioni da parte dell’accusa, per il pm viene conservata la possibilità di presentare appello, sia pure con alcuni limiti.
A venire annacquata sarebbe poi quella indicazione da parte del Parlamento delle priorità nell’esercizio dell’azione penale da parte delle Procure, che già nelle proposte della commissione Lattanzi non è di immediata comprensibilità. E tra gli emendamenti della Giustizia troverà posto anche la previsione che il giudice di cognizione possa già con la sentenza, in caso di pena fino a 4 anni, procedere a infliggere piuttosto sanzioni sostitutive.

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