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Giustizia, riforma Cartabia verso il rinvio. Cresce la polemica

Possibile un allungamento della durata dei processi penali e sul carcere misure in frizione con la Corte costituzionale

di Giovanni Negri

Governo a caccia di risorse, si guarda alla crescita del Pil

2' di lettura

Primo consiglio dei ministri del governo Meloni e primo decreto legge sui temi della giustizia. Due i punti toccati dal provvedimento: il rinvio al 30 dicembre della riforma Cartabia del processo penale, destinata altrimenti domani a entrare in vigore e l’ergastolo ostativo, alla vigilia della pronuncia della Corte costituzionale in agenda per l’8 novembre. E a non mancare sono le polemiche. Perché l’intervento sul penale costituisce uno dei cardini delle misure approvate dall’esecutivo Draghi, concordato con l'Europa nel contesto del Pnrr.

Rischio tensioni

Un suo slittamento, che il ministero della Giustizia giustifica con ragioni soprattutto organizzative, dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi dalle Procure, rischia di essere interpretato come una sconfessione di quanto fatto in precedenza e la messa in discussione di un assai faticoso punto di equilibrio raggiunto nella passata legislatura su molti aspetti critici dalle forze politiche che ressero la passata, composita, maggioranza.

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Pericolo processi più lunghi

Tra l'altro, tra gli immediati effetti pratici, è assai verosimile che lo slittamento trascinerà con sé anche un allungamento dei tempi di definizione dei giudizi, effetto delle pressochè certe richieste di rinvio delle difese di imputati in molti processi in corso per potere usufruire delle norme più favorevoli della riforma, esattamente quello che il nuovo processo penale intende evitare, visto che l'impegno assunto è quello di arrivare a una riduzione del 25% della durata entro il 2026.

Operatori divisi sul punto

La magistratura, per voce dell'Anm, si è detta favorevole a un rinvio sia pure contenuto per ovviare ai più rilevanti problemi organizzativi, peraltro concentrati soprattutto sul rispetto delle novità previste per le indagini preliminari; l’avvocatura, con le Camere penali, è fermamente contraria, in realtà soprattutto per la parte del decreto dedicate alle misure sulle carceri, sollecitando piuttosto un rinvio selettivo delle sole norme più problematiche. A tal punto che arrivano a dichiarare incostituzionalità della norma. Il decreto, sostiene l’Unione delle Camere penali in un lungo documento della giunta, ha «evidenti e gravi profili di incostituzionalità e, quanto ai supposti motivi di urgenza, di evidente illegittimità».

Sfida alla Consulta

Del decreto fa parte anche un pacchetto di misure sui reati ostativi, non solo quelli di mafia ma anche quelli contro la pubblica amministrazione, dove l'intenzione del governo è di anticipare una decisione della Corte costituzionale presumibilmente favorevole a un trattamento più attento alle richieste dei condannati soprattutto sul versante della libertà condizionale. In questo senso, la bozza del decreto mette nero su bianco un divieto assoluto a ottenere la libertà per chi, condannato all'ergastolo, non collabora con autorità giudiziaria e forze dell'ordine, mentre regolamenta in maniera assai rigida tutta la procedura per la concessione degli altri benefici, come i permessi premio.

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