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Giustizia a rischio blocco su processo penale e giudici di pace

Per evitare affollamenti e contagi i presidenti dei tribunali stanno riducendo sia il numero delle udienze sia quello dei procedimenti esaminati

di Valentina Maglione e Bianca Lucia Mazzei

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(IMAGOECONOMICA)

Per evitare affollamenti e contagi i presidenti dei tribunali stanno riducendo sia il numero delle udienze sia quello dei procedimenti esaminati


4' di lettura

Il virus torna a mettere in difficoltà la giustizia. A soffrire di più, con tagli drastici di udienze e rinvii, sono i procedimenti penali in tribunale e quelli di fronte ai giudici di pace, sia civili che penali. Infatti, nel penale, a differenza del civile e dell’amministrativo, i canali telematici affiancano poco o nulla le attività da svolgere di persona. Peggiore la situazione dei giudici di pace: qui la telematizzazione è all’anno zero, nonostante la grande mole di controversie di cui si occupano.

Così, nelle scorse settimane sono tornate le code e le aule affollate. Per evitare assembramenti i capi degli uffici stanno adottando provvedimenti per ridurre l’attività e rinviare in parte le udienze. Del resto lo stesso Consiglio superiore della magistratura, nelle linee guida del 4 novembre, ha raccomandato «la trattazione di procedimenti in numero e modalità effettivamente compatibili con il rispetto delle prescrizioni» per contenere i contagi.

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In questo quadro si aggiunge il decreto Ristori-bis, approvato venerdì dal Consiglio dei ministri, che prevede nel periodo emergenziale la sospensione dei processi penali (e della prescrizione) se le udienze sono rinviate per l’assenza di testimoni “puri” ed esperti in quarantena o in isolamento fiduciario.

La frammentazione

Quello che si delinea è però un quadro molto frammentato, non governato da regole nazionali uniformi ma da indicazioni dettate dai presidenti dei tribunali e applicate - non senza differenze - dai magistrati. Una situazione che preoccupa gli avvocati, che la scorsa primavera avevano denunciato il caos provocato dai tanti protocolli (uno per ufficio giudiziario, se non uno per sezione) che avevano regolato la ripresa dell’attività dopo la sospensione dei termini e delle udienze del primo lockdown.

«La differenziazione dei provvedimenti locali è una delle criticità più gravi poiché ha complicato molto l’attività e purtroppo non è stata ancora superata - dice Maria Masi, presidente del Consiglio nazionale forense - ma ora c’è più consapevolezza e un maggiore coinvolgimento dell’avvocatura che all’inizio era mancato. Ci adopereremo per un’azione di vigilanza e di interlocuzione con il ministero».

Udienze ridotte nel penale

Mentre, nel civile, il processo telematico e la trattazione documentale hanno permesso una sostanziale tenuta del sistema, nel penale la situazione è molto più critica. «Il problema della contrazione dell’attività non investe i processi civili - conferma il presidente del Tribunale di Milano, Roberto Bichi -, mentre nel settore penale è inevitabile ridurre le udienze. Abbiamo regolato la partecipazione a distanza alle convalide di arresto, ai giudizi per direttissima e alle udienze di fronte al giudice di pace per l’espulsione degli stranieri. Per celebrare le udienze deve essere però presente un cancelliere ma ci sono molte assenze per positività e soprattutto per isolamenti. Penso che garantiremo due udienze per sezione penale, contro le tre di oggi».

Un quadro simile lo disegna Antonino La Malfa, presidente vicario del Tribunale di Roma: «La situazione nel civile è abbastanza regolare: abbiamo fissato udienze sia di mattina che di pomeriggio ma la ripresa di una produttività quasi normale è dovuta soprattutto alle udienze documentali. Nel penale è tutto molto più complesso. Mi è stato segnalato qualche assembramento e quindi ho chiesto ai presidenti di sezione di riscaglionare le udienze». Il nodo è anche strutturale: «Abbiamo solo 4 aule grandi e attrezzate per videoconferenze con molti detenuti», aggiunge La Malfa.

Udienze penali ridotte anche al Tribunale di Ancona. Il presidente, Giovanni Spinosa, con un provvedimento in vigore da oggi ha chiesto di rinviare (a dopo il 1° aprile 2021, salvo casi particolari), le cause fissate fino al 9 dicembre che riguardano i reati meno gravi e affidate ai giudici onorari, oltre a quelle ad alto rischio di assembramento: come il processo per il crac di Banca Marche, rinviato al 25 gennaio. «È stata una scelta necessaria - osserva Spinosa - perché il palazzo di giustizia non ha un’areazione esterna diretta e gestire tutte le cause in sicurezza non è possibile».

A Napoli le maggiori criticità riguardano i procedimenti di fonte al giudice monocratico, dove ci sono oltre 34mila pendenze. «È il settore che soffre di più - dice la presidente del Tribunale, Elisabetta Garzo -. Eravamo già scesi a 20-30 procedimenti per udienza (pre-Covid erano 40) ma bisognerà arrivare a 15-20. La decisione sarà comunque frutto di un’interlocuzione con le Camere penali».

Anche al Tribunale di Bari, «le cause penali in presenza sono passate da 35-40 per udienza a 20-25 - racconta il presidente dell’Ordine degli avvocati locale, Giovanni Stefanì -: scontiamo anche un enorme problema di edilizia giudiziaria, che ora per fortuna il ministero sta affrontando».

Giudici di pace in tilt

Finora esclusi dalla telematizzazione dei processi, gli uffici dei giudici di pace rischiano il blocco. «Con il personale di cancelleria in smart working la giustizia di prossimità è destinata alla paralisi totale, dato che non è prevista alcuna attività telematica», conferma il presidente dell’Unione nazionale delle Camere civili, Antonio Denotaristefani.

Le controversie affidate alla giustizia di prossimità nel civile riguardano i risarcimenti danni per circolazione stradale fino a 20mila euro, le liti fra proprietari e inquilini e quelle condominiali, mentre nel penale i reati minori non puniti con la detenzione. A causa dell’assenza di informatizzazione, non ci sono dati aggiornati: l’ultima rilevazione risale al 2015 e parla di 900mila fascicoli. «Il Governo si era già dimenticato dei giudici di pace a marzo e continua a farlo - dice Antonio Tafuri, presidente dell’Ordine degli avvocati di Napoli -. È una grave trascuratezza poiché non hanno collegamenti da remoto e sono spesso collocati in strutture inadeguate». «Bisognerebbe estendere il processo telematico – dice Antonino Galletti, presidente dell’Ordine degli avvocati di Roma – perché il 70% delle cause è di fronte ai giudici di pace».

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