I Palazzi del Potere

Giustizia umbertina in stile rinascimento

L’attuale sede della Cassazione venne progettata da Guglielmo Calderini e nel 1888 prese avvio il cantiere. Durante lo scavo emerse il sarcofago della giovane Crepereia

di Paolo Coen

 Il Palazzo di Giustizia di Roma (ora sede della Corte di Cassazione) progettato da Guglielmo Calderini e inaugurato da re Umberto I

4' di lettura

Il 14 marzo 1888, presenti Umberto I e la regina Margherita, si pose la prima pietra del palazzo di Giustizia di Roma, l’attuale palazzo della Corte di Cassazione. Il palazzo costituisce un tassello importante della cosiddetta Terza Roma, ovvero di quel complesso progetto di ordine politico, urbanistico e sociale intrapreso all’indomani del 20 settembre 1870 nella nuova capitale del Regno d’Italia: l’obiettivo consisteva nel modernizzare la città e, insieme, rendervi manifesto l’impatto positivo del governo sabaudo, in discontinuità e non di rado a scapito della Chiesa cattolica.

Fin da principio quel progetto fece leva sui ministeri o su altri grandi cantieri pubblici. Agli anni Settanta risalgono il ministero delle Finanze e il ministero della Guerra, che il potente Quintino Sella aveva voluto, anzi imposto lungo la via Pia, l’odierna via Venti Settembre, a metà strada fra il Quirinale e la Stazione Termini. A poca distanza di tempo seguirono il palazzo delle Esposizioni lungo via Nazionale e il Monumento a Vittorio Emanuele II, o Vittoriano, fissato dal secondo concorso sul versante Nord del Campidoglio.

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Recupero del Rinascimento

In termini stilistici, è facile notare in questi edifici il meccanismo del recupero del Rinascimento: posta con forza da Camillo Boito, la questione dello “stile nazionale”, ovvero dello stile architettonico e artistico ufficiale della nuova Italia unita, si risolse in un linguaggio che s’ispirava direttamente agli architetti del quindicesimo e del sedicesimo secolo, da Filippo Brunelleschi ad Andrea Palladio, passando attraverso Donato Bramante e Michelangelo Buonarroti.

In termini politico-elettorali, sia il Vittoriano che il palazzo di Giustizia possono leggersi come altrettante espressioni dei leader della Sinistra storica di governo, nel primo caso di Agostino Depretis, nel secondo di Giuseppe Zanardelli. Da ministro guardasigilli Zanardelli ne fissò le coordinate principali nel marzo 1882, d’accordo con il sindaco Luigi Pianciani: si stabilirono allora la sede nei Prati di Castello, la facciata prospiciente il Tevere, il ponte e la grande arteria di connessione al centro della città, che oggi portano rispettivamente il nome di Umberto I e del medesimo Zanardelli. In tal modo il palazzo si tramutò anche in una monumentale testa di ponte per espandersi in un quadrante cittadino che nella nozione comune veniva ufficiosamente ricondotto all’autorità dei pontefici, se non altro per la presenza della mole di Castel Sant’Angelo e ancora oltre del Vaticano.

Guglielmo Calderini

Il 4 novembre 1887 la giuria del concorso pose al primo posto Guglielmo Calderini, preferito al siciliano Giuseppe Basile. Calderini, professore di architettura all’Università di Pisa, aveva allora cinquant’anni: originario di Perugia, dopo essersi laureato architetto-ingegnere presso gli atenei di Torino e di Roma aveva affrontato a viso aperto la carriera di progettista, concorrendo a numerose gare pubbliche e talvolta anche risultandone vincitore. Quello del palazzo di Giustizia resta in ogni modo il progetto più importante della sua carriera.

Intorno ai nomi di Zanardelli e di Calderini ruota buona parte del volume di Pietro Curzio Il palazzo della Cassazione. In molte circostanze la narrazione si apre verso la politica, l’architettura, la storia dell’arte e del costume o l’archeologia. Curzio richiama fra l’altro la scoperta, avvenuta nel corso dei lavori di scavo per le fondamenta del palazzo, del sarcofago di Crepereia Tryphaena, una giovane della metà del II secolo morta quando aveva vent’anni o anche meno. Rodolfo Lanciani ne trascrisse fedelmente i dettagli: la mattina del 12 gennaio 1889 «tolto il coperchio, e lanciato uno sguardo al cadavere attraverso il cristallo dell’acqua limpida e fresca, fummo stranamente sorpresi dall’aspetto del teschio, che ne appariva tuttora coperto dalla folta e lunga capigliatura ondeggiante sull’acqua». All’interno della cassa gli archeologi trovarono una raffinata bambola d’avorio, oggi custodita insieme al resto del corredo funebre nella sede dei Musei Capitolini presso la Centrale Montemartini. La giovane età di Crepereia e le particolari circostanze del rinvenimento del corpo suscitarono un’ondata di emozione nel pubblico italiano: lo stesso Giovanni Pascoli compose un’ode in ricordo della ragazza.

D’altro canto, il baricentro del libro continua a gravitare sulla giurisprudenza e sulla preistoria delle istituzioni italiane, in linea con le funzioni del palazzo e il profilo di Curzio, attuale Primo Presidente della Corte di Cassazione. Il discorso vale per le pagine dedicate ai primi anni della Cassazione romana - ripartita in sezione civile e in sezione penale - o al processo di unificazione delle varie corti, in realtà molto più lento e complesso del previsto o, ancora, agli antichi fondi giuridici custoditi all’interno del palazzo. Quei fondi, un tempo appartenuti alla Cancelleria del Regno di Sardegna e successivamente arricchiti con le biblioteche degli ordini soppressi, come i Gesuiti del Collegio Romano, i Teatini di Sant’Andrea della Valle o i Domenicani di Santa Maria Sopra Minerva, fanno oggi capo alla «Biblioteca centrale giuridica, dove, nel silenzio assoluto si può leggere e studiare». Un libro, quello di Curzio, perciò fresco e aggiornato ai tempi, in grado di cogliere appieno l’obiettivo, rendere meglio nota un’importante istituzione della nostra Repubblica.

l palazzo della Cassazione, Pietro Curzio, Cacucci, pagg. 66, € 10

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