deal da 1,7 miliardi di dollari

Glencore crede ancora nel carbone e compra altre miniere in Australia

di Sissi Bellomo


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(Bloomberg)

2' di lettura

Glencore continua ad alzare la posta nella sua scommessa sul carbone, approfittando della cattiva reputazione del combustibile per rilevare altre due miniere in Australia per 1,7 miliardi di dollari. Nel dettaglio, l’acquisizione riguarda l’82% di Hail Creek – che l’anno scorso ha prodotto 9,4 milioni di tonnellate di carbone, sia termico che metallurgico – e del 71,2% della miniera Valeria, entrambe nel Queensland.

Sempre in Australia il colosso svizzero, in alleanza con Yancoal, aveva acquistato l’anno scorso per 1,1 miliardi di $ il 49% delle operazioni di Hunter Valley, dismesse da Rio Tinto.

A vendere è stata anche ieri Rio Tinto, che ha annunciato la volontà di uscire completamente dal carbone per concentrarsi su minerale di ferro, rame e alluminio. Al gruppo angloaustraliano restano tuttora in mano la miniera Kestrel e il progetto Winchester South, che ci si aspettava fossero invece venduti in blocco con Hail Creek e che si diceva avessero attirato l’attenzione non solo di Glencore ma anche di South32, Whiteheaven Coal e un consorzio guidato da Apollo Global Management.

Molte minerarie stanno prendendo le distanze dal carbone, il più inquinante tra i combustibili e uno dei maggiori responsabili del cambiamento climatico. Anche Bhp Billiton, pur senza rinunciare alla sua produzione, ha minacciato di abbandonare la lobby del settore, la World Coal Association, e la Us Chamber of Commerce se non si impegneranno nella lotta contro i gas serra.

Glencore si muove controcorrente, approfittando della situazione per fare shopping, nella convinzione che i consumi di carbone – al traino dei Paesi in via di sviluppo e soprattutto nel Sudest asiatico – continueranno a crescere per molti anni.

La società svizzera sta peraltro cavalcando anche il fenomeno dell’auto elettrica e più in generale delle batterie: estrae rame, nickel, zinco ed è il numero uno mondiale del cobalto. Di quest’ultimo ha appena ceduto alla cinese Gem un terzo della produzione dei prossimi tre anni.

Ieri il ceo Ivan Glasenberg ha esortato le case automobilistiche occidentali a muoversi: «Si stanno svegliando troppo tardi. Se il cobalto cade in mano ai cinesi, non vedremo molti veicoli elettrici prodotti in Europa», ha dichiarato all’Ft Commodities Global Summit.

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