classifiche dell’arte

Glenn D. Lowry, direttore del MoMA, in cima alla Power 100 di ArtReview

Nel 2019 a dominare la lista dei personaggi più influenti selezionati dalla rivista inglese ci sono i direttori di musei capaci di raccontare un'altra storia dell'arte e gli artisti attivisti. Assenti le case d'aste, i dealer e gli art advisor. Per le gallerie i soliti noti

di Silvia Anna Barrilà


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Glenn D. Lowry, direttore del MoMA

3' di lettura

Per aver rivoluzionato nel 2019 il modello del museo tradizionale, l'americano Glenn D. Lowry, 67 anni, direttore del MoMA di New York, scala la classifica della 18ª lista dei Power 100 della rivista inglese ArtReview e si piazza al numero uno (l'anno scorso era al numero 13 e dal 2003 a oggi non è mai uscito dai primi 20). Dopo quattro mesi di lavori di ristrutturazione e ampliamento costati 450 milioni di dollari, il museo più noto al mondo ha riaperto le porte al pubblico il 21 ottobre per raccontare un nuovo corso della storia dell'arte, non più lineare e eurocentrico, ma globale e teso a mostrare la diversità degli approcci degli artisti attivi oggi e nei decenni passati. Per renderlo ancora meno statico, il direttore cambierà l'allestimento ogni sei-nove mesi. Non è l'unico direttore di museo sul podio, tra i top ten dell'arte ci sono due direttrici che a Lowry hanno dato l'esempio: Thelma Golden dello Studio Museum di Harlem al 7° posto (dall'8°) e Maria Balshaw della Tate , dal 17° al 9° posto.

Gli artisti anti-establishment
Contro l'establishment anche la seconda personalità nella lista, redatta grazie a 30 artisti, curatori e critici da tutto il mondo: l'artista Nan Goldin, che dal 2017 ha avviato una lotta contro la famiglia Sackler, coinvolta nella crisi degli oppiacei negli Stati Uniti, e contro il “riciclaggio” del loro denaro nel mondo dell'arte (definito “artwashing”). In seguito alle sue proteste, alcune istituzioni hanno rifiutato le donazioni della famiglia, tra cui la National Portrait Gallery , la Tate , il Metropolitan e il Guggenheim . Un'altra questione scottante esplosa nei musei è quella riguardo ai reperti presenti nelle collezioni europee: i due accademici Felwine Sarr & Bénédicte Savoy , incaricati da Macron di redigere un rapporto sulle collezioni francesi, hanno fatto clamore per la loro esortazione a restituire qualsiasi oggetto ottenuto attraverso “furto, saccheggio, spoliazione, inganno e consenso forzato”. Le loro critiche si sono scatenate anche nei confronti del British Museum e dell' Humboldt Forum di Berlino, mentre diversi paesi extra-europei hanno richiesto il rimpatrio di manufatti. Una causa che è stata appoggiata anche dal collettivo di New York Decolonize This Place (posizione 19), una new entry di quest'anno che cerca di sensibilizzare l'opinione pubblica su temi quali la lotta indigena, la liberazione nera, la questione palestinese, i salari dei lavoratori globali e la de-gentrificazione. Un altro collettivo che entra in classifica è quello degli indonesiani ruangrupa (10 posizione), chiamati a curare la prossima documenta . Mantiene la quarta posizione un'altra artista attivista, Hito Steyerl, mentre la giapponese Yayoi Kusama entra in top ten all'8ª posizione (era in 16ª) come artista “blockbuster più instagrammata” (di più non potevano sminuirla).
Altre new entry di quest'anno sono l'artista inglese-libanese Lawrence Abu Hamdan (98° posto), anche lui apprezzato per il suo attivismo politico; l'artista di Singapore Ho Tzu Nyen (95°), narratore della storia culturale del Sudest-asiatico; Brook Andrew (81°), primo artista e primo indigeno australiano a curare la Biennale di Sydney nel 2020. In totale gli artisti sono 26, un quarto della lista.

Poche novità tra i galleristi
Meno rivoluzionarie le scelte nella categoria galleristi: Hauser & Wirth si piazza al terzo posto della classifica (era al sesto), seguiti da David Zwirner al quinto (era al primo). Anche gli altri dealer in classifica sono nomi del potere, come Marc Glimcher (23°), Larry Gagosian (27°), Jay Jopling (33°), gli italiani di Galleria Continua Cristiani, Fiaschi e Rigillo (dall'82° al 94° posto) e Massimo De Carlo (dal 91° al 96° posto). Nessuna scelta alternativa. L'unica new entry in questa categoria è David Kordansky di Los Angeles (in realtà neanche lui tanto una novità), che nel 2020 aumenterà il suo spazio espositivo includendo anche ambienti per letture, performance e conversazioni, secondo un modello oramai sempre più diffuso di galleria che fuoriesce dai confini di esercizio commerciale per diventare sempre più centro culturale. Tra le new entry c'è anche un'italiana, la curatrice Lucia Pietroiusti, il cui Padiglione lituano si è aggiudicato il Leone d'oro alla Biennale di Venezia . Ruba il posto ad un'altra curatrice, Cecilia Alemani, uscita dalla lista. Aumenta, invece, la visibilità di Miuccia Prada (dal 20° all'11° posto) grazie alle mostre di qualità museali della sua Fondazione.

Fuori case d'aste e art advisor
Completamente assenti, invece, le case d'aste e gli art adviser. Poco più di dieci anni fa, nel 2008, c'erano ancora Brett Gorvy e Amy Cappellazzo, Tobias Meyer e Cheyenne Westphal, Simon de Pury, ma era l'anno in cui c'era anche Damien Hirst in cima alla classifica. I tempi sono decisamente cambiati, oggi chi fa tendenza sono gli artisti attivisti, possibilmente da contesti extraeuropei e attenti alla diversità. Speriamo che vengano ascoltati!

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