La celebrazione

Gli 800 anni dell’università di Padova: dalla prima donna laureata al mondo, alle studentesse Stem

Come incoraggiare le ragazze verso le discipline scientifiche: a colloquio con Daniela Mapelli, da ottobre rettrice del secondo ateneo più antico d'Europa, dopo Bologna

di Maria Piera Ceci

4' di lettura

Donne e scienza. È dedicato all'università di Padova il secondo dei reportage di Radio 24 dedicato a questo tema (qui i podcast https://bit.ly/3wws1Gf ).
Siamo nel secondo ateneo più antico d'Europa, dopo Bologna. E quest'anno festeggia gli 800 anni di vita. Qui ha insegnato anche Galileo Galilei. Tanti i primati, fra cui l'aver laureato la prima donna al mondo: Elena Cornaro Piscopia. La giovane veneziana si laureò nel 1678 in filosofia, non in teologia come avrebbe voluto. Non le fu consentito. Si sarebbe dovuto poi aspettare fino al 1732 per la laurea in Italia di un'altra donna, la fisica bolognese Laura Bassi. Una statua di Elena Cornaro Piscopia è custodita a Palazzo Bo, sede del rettorato di Padova. Per lei non c'è spazio invece fra le 78 statue di Prato della Valle, tutte rigorosamente di personaggi maschili.
Lasciamo la statua, saliamo le scale di Palazzo Bo ed entriamo nella sala delle basiliche. Alle pareti osserviamo lunghe file di ritratti. Nel corso dei secoli cambiano il taglio di capelli, le barbe, il modo di vestire, ma lo sguardo che ci viene rimandato è sempre lo stesso: è quello di soli uomini, i tanti rettori che si sono avvicendati alla guida dell'ateneo.
Li guardiamo quei ritratti insieme a Daniela Mapelli, da ottobre rettrice dell'università di Padova, dove si è anche laureata in psicologia sperimentale e dove ha insegnato:
«Ormai ci siamo abituati, ma presto ci sarà anche il ritratto di una donna. Ora siamo otto in Italia. Non vedo l'ora che arrivi il momento in cui il fatto di essere una rettrice donna non farà più notizia. Non vedo l'ora in cui non mi si chiederà più cosa provi ad essere la prima rettrice donna di Padova. Non sarà più così quando sarà cambiata la cultura, non solo universitaria ma di un intero Paese. Se dovessimo togliere i volti femminili dal Parlamento non ci sarebbero troppi scranni vuoti. Penso che non ci vorrà più moltissimo, il soffitto di cristallo non è stato rotto, ma scalfito in più punti e credo che non manchi molto perché crolli».
C'è un filo conduttore fra questa donna che lottò per conquistare la laurea nel 600 e le studentesse che siedono sui banchi dell'università oggi?
«Il filo conduttore è quello dell'esempio. Il fatto che quest'anno si siano iscritte all'università di Padova 24mila nuove matricole e ci sia una rettrice a capo dell'ateneo sarà per loro la normalità. Avranno il nome di una donna nell'attestato di laurea che affiggeranno in casa».

Materie Stem tra le studentesse

I ministeri dell'istruzione e dell'università sono impegnati nella diffusione delle materie Stem fra le studentesse. Una linea di finanziamento del Pnrr è tutta dedicata a questo scopo. E i risultati si cominciano a vedere: sono aumentate quest'anno le iscrizioni delle studentesse nelle lauree Stem, in modo particolare in informatica. E le cose stanno migliorando anche dal punto di vista della carriera accademica. La ministra dell'Università e Ricerca, Maria Cristina Messa ha di recente snocciolato questi dati: «Nelle aree Stem - nei dottorati di ricerca - le dottoresse sono salite al 43%. È aumentato anche il numero di ricercatrici che hanno ottenuto cattedre di professoresse associate e ordinarie in materie Stem, più 7 e più 8 per cento».
Com’è messa l'università di Padova a livello di iscrizione delle studentesse alle facoltà delle materie Stem?

«I numeri stanno crescendo, si può fare molto meglio e bisogna fare di più, però siamo intorno al 30 per cento di iscrizioni di ragazze. Fino a non molti anni fa si raggiungeva a malapena il 10 per cento in alcune discipline. C'è ancora molto da fare in alcuni corsi di laurea come ingegneria: se in bioingegneria abbiamo parecchie ragazze, ne abbiamo molte meno in ingegneria meccanica. Il lavoro da fare è tanto ma non a livello di formazione, perché in media le ragazze sono più brave dei ragazzi. Abbiamo anche in generale più iscritte femmine all'università rispetto agli iscritti maschi, però registriamo meno ragazze iscritte ad alcune discipline. Credo che il motivo sia in alcuni stereotipi che resistono, legati ad alcune professioni, come quella dell'ingegnere. Fino a un po' di anni fa avevamo lo stesso problema a medicina, ora siamo in controtendenza. Quest'anno al concorso per entrare a medicina su tremila candidati, soltanto novecento erano uomini. Si sta invertendo la tendenza, perché è cambiata l'opinione rispetto alla professione».
Cosa si può fare di più per incoraggiare le ragazze verso le discipline scientifiche?
«L'università fa molto, così come da parte del ministero c'è un grande impegno a livello nazionale in questo senso. Però penso che bisognerebbe lavorare di più fin dai primi anni della scuola, far capire che in tutto quello che si fa e si studia non è mai una questione di genere, ma solo di opportunità e di poter scegliere liberamente quello che si vuol fare da grandi».

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