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Gli abitanti delle città puntano al raddoppio: modelli urbani per il cambiamento

Le metropoli diluite e allargate rappresentano una minaccia per la sostenibilità. Da Milano a Parigi, da Londra a Mumbai, le soluzioni non sono molte

di Elena Comelli


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EPA

4' di lettura

«Le città più avanzate non sono quelle dove i poveri vanno in macchina, ma quelle dove i ricchi prendono i mezzi pubblici». In questa frase di Enrique Peñalosa, il mitico sindaco verde di Bogotà, sta la chiave di uno dei principali problemi dell'umanità.

Per la prima volta nella storia, all'inizio di questo decennio la popolazione urbana del pianeta ha superato quella rurale e l'80% delle emissioni di gas a effetto serra si produce nelle città. L'inurbamento è in forte sviluppo e l'homo civicus è destinato a crescere dai 3,9 miliardi attuali a circa 6,4 miliardi di persone entro il 2050, su una popolazione globale di oltre 9 miliardi. Chi riuscirà a decarbonizzare le città, dunque, avrà vinto la battaglia per la protezione del clima.

Se il processo globale d'inurbamento seguirà le linee di tendenza attuali, il quasi raddoppio della popolazione urbana porterà a raddoppiare i consumi di risorse naturali necessarie alla vita delle città e a triplicare la loro superficie, mangiando terreni agricoli e minacciando la sicurezza alimentare dell'umanità.

Insediamenti diluiti

Al contrario di quel che si crede, infatti, le città continuano a espandersi verso l'esterno, inglobando in questo processo alcuni dei terreni agricoli di maggior valore. Il risultato è una costante diluizione degli insediamenti urbani, di circa il 2% all'anno. La crescita maggiore, secondo il consenso degli esperti, si concentrerà in Cina, India e Nigeria e non avverrà nelle megalopoli da 10-20 milioni di abitanti, ma nelle città medie da 1 a 10 milioni di abitanti.

«Non c'è dubbio che queste città tentacolari e sempre più diluite sono una grave minaccia per la sostenibilità della vita umana sul pianeta. Sia gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Onu che i target climatici dell'accordo di Parigi saranno impossibili da raggiungere se non vinceremo la sfida della densificazione, contro l'azione dei promotori immobiliari, che tendono a preferire la costruzione da greenfield alla complessità della rigenerazione da brownfield», spiega Mark Swilling, docente di sviluppo sostenibile all'universita sudafricana di Stellenbosch e coordinatore del gruppo di lavoro dell'Unep sulle città.

L'obiettivo, per Swilling, è intensificare rapidamente la densità residenziale nelle città. In questo modo si risparmiano risorse prezione nella distribuzione dei servizi essenziali - trasporti, acqua, energia e connessioni - e al tempo stesso si aumenta il numero di persone che possono accedere ai mezzi di trasporto pubblico, riducendo così l'uso dell'auto privata. E' lo stesso obiettivo di Peñalosa.

Modelli a confronto

Le strategie per conseguire questi risultati non sono molte. Da un lato i sindaci illuminati sfruttano i terreni interstiziali, come le aree ferroviarie o portuali dismesse e le zone industriali trasferite altrove, per sanare le ferite delle città. Dall'altro lato si punta a costruire sul costruito, sfruttando gli edifici esistenti per alzarli di due o tre piani.

Riempiendo i lotti liberi, così com'è stato fatto anche a Milano con il progetto di Porta Nuova, le città possono fornire in modo efficiente elettricità, teleriscaldamento, acqua e altri servizi municipali a più persone in uno spazio contenuto, utilizzando meno risorse.

Berlino ha colmato la frattura del Muro con il gigantesco cantiere di Potsdamer Platz, ha riutilizzato i binari di una ferrovia abbandonata per creare il grande parco del Gleisdreieck e ha aperto agli abitanti la spianata dell'aeroporto di Tempelhof, diventata ormai una delle mete preferite per il barbecue domenicale.

Parigi sta riconvertendo a zona verde pedonalizzata tutte le rive della Senna, un tempo riservate al porto e poi al passaggio delle macchine. A Clichy-Batignolles, nel Nord Ovest della città, è aperto il più grande cantiere d'Europa: su 54 ettari di terreni dismessi dalle ferrovie si stanno edificando migliaia di abitazioni e commerci, con al centro un bel parco acquatico, oltre alla nuova Città Giudiziaria, in cui si è appena trasferito il tribunale di Parigi nel grande palazzo progettato da Renzo Piano.

A Londra si prevede una crescita della popolazione di due milioni di persone da qui al 2030 e la città cerca nuove soluzioni di densificazione, riconvertendo aree dismesse come nel grande progetto di King's Cross, un sito di 27 ettari abbandonato dalle ferrovie e molto ben servito, che sta diventando uno dei luoghi più attraenti del centro, con migliaia di abitazioni, aree verdi connesse con il Regent's Canal, negozi, ristoranti, un'università e la sede del Guardian.

Barcellona e Atlanta sono due esempi estremi di urbanizzazione virtuosa e del suo contrario. Nelle due città vive lo stesso numero di persone, quasi 5 milioni, contando solo gli abitanti dell'area urbana. Ma l'estensione di quest'area è molto diversa: 7.700 chilometri quadrati per Atlanta e 650 per Barcellona. Non a caso, gli abitanti di Atlanta producono quasi 7 tonnellate pro capite di CO2 all'anno solo per i trasporti, mentre i barcelonì superano di poco la tonnellata. Barcellona, inoltre, ha un tessuto urbano molto vivo, con 103 incroci stradali per chilometro quadro contro i 17 di Atlanta, e vaste zone pedonali. Questo la rende una città molto più sostenibile e vivibile di Atlanta.

La densità non basta

D'altra parte, aggiunge Swilling, concentrarsi solo sull'aumento della densità non basta. Gli slum di Dhaka, Mumbai e Karachi sono molto densi, ma per niente confortevoli. Los Angeles ha una densità media superiore a New York, ma è oppressa da un traffico automobilistico insostenibile, mentre New York è composta da una rete di quartieri ad alta densità abitativa, interconnessi da sistemi di trasporto pubblico efficienti e convenienti, che la rendono molto più sostenibile.

La densità, quindi, va accompagnata a un disegno complessivo di sostenibilità ambientale e sociale, per rendere accessibili a tutti i trasporti pubblici, l'energia, l'acqua e le telecomunicazioni. Solo così le città saranno abbastanza resilienti da vincere la doppia sfida dell'immigrazione di massa e del surriscaldamento del clima.

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