Maturità 2019

Matematica e fisica: matrimonio sbagliato

Matematica e fisica, storia e filosofia: gli anacronistici abbinamenti della scuola gentiliana in vigore dal 1923

di Vincenzo Barone


Maturità: ecco i voti dei politici da Conte a Di Maio

4' di lettura

“Tra le tante cose che lui, filosofo, non capiva, c'era la differenza enorme di metodo e di conseguente forma mentale che occorre tra l'insegnante di matematica e quello di fisica”. Era il 1961 e, davanti a una platea di docenti, Eligio Perucca rifletteva amaramente sullo stato dell'insegnamento della fisica nei licei. Leggendario professore del Politecnico di Torino, autore di un trattato su cui si sono formate generazioni di fisici e di ingegneri, Perucca metteva il dito su una piaga – tuttora aperta – del sistema educativo italiano. La sua osservazione era sacrosanta, anzi ovvia: davvero bisogna ricordare che la matematica è una costruzione astratta, mentre la fisica è una scienza sperimentale? Eppure, dalle nostre parti – e solo da noi –, le due discipline vengono costantemente confuse, e non aiuta certo il fatto che a scuola si parli ormai più di flipped classroom che di laboratori. Non è infrequente, così, imbattersi in documenti ministeriali che scambiano le leggi fisiche per teoremi, o leggere manuali scolastici che pretendono che il fondamento della fisica stia nelle loro prime pagine – a imitazione degli Elementi di Euclide – e non invece fuori, nel mondo esterno.
L'origine di questa confusione – che riguarda anche alcune discipline umanistiche – sta nella riforma voluta nel 1923 da Giovanni Gentile (il filosofo di cui parlava Perucca), con la quale venivano introdotti i cosiddetti “abbinamenti”; si accorpavano, cioè, sotto uno stesso docente, gli insegnamenti di storia e di filosofia, di matematica e di fisica, e, in blocco, quelli di tutte le scienze naturali (biologia, chimica, scienze della Terra). Se nel caso della storia e della filosofia l'abbinamento scaturiva dallo stesso pensiero gentiliano, nel caso delle discipline matematico-scientifiche era figlio solo di ignoranza (le cose, magari, sarebbero andate diversamente se la riforma fosse arrivata qualche anno dopo, quando il figlio di Gentile, Giovannino, si laureò in fisica, avviandosi a una brillante e purtroppo breve carriera scientifica), e il fatto che la situazione non sia mai stata corretta dimostra quanto tale ignoranza sia ancora radicata nel nostro ambiente politico e culturale.
Gli abbinamenti furono, fin dall'inizio, tra gli aspetti più criticati della riforma Gentile. Una commissione dell'Accademia dei Lincei che esaminò la riforma sotto la guida del matematico Guido Castelnuovo espresse un parere fortemente negativo. “Noi che vediamo formarsi nelle nostre scuole i docenti futuri – scrisse nella relazione finale Castelnuovo –, comprendiamo quanto sarà difficile dare ad essi la facoltà di insegnare insieme discipline che esigono mentalità diverse o diverse attitudini tecniche. Noi temiamo che la minore competenza o il minore interesse dell'insegnante per una delle discipline che è chiamato a impartire potranno rendere meno efficace la sua opera e ne diminuiranno il prestigio presso la scolaresca”.
Per Gentile tutto ciò era irrilevante. Il problema, a suo giudizio, era squisitamente pratico, e transitorio: gli insegnanti – così disse – si sarebbero pian piano adattati, acquisendo dopo qualche tempo le necessarie conoscenze (peccato per quei malcapitati studenti che avrebbero avuto nel frattempo dei professori impreparati…). Ma, soprattutto, gli abbinamenti rispondevano, secondo lui, a “un'idea razionale dell'organizzazione della cultura”, e chi vi si opponeva andava contro quella “rinascita culturale del paese” che era “uno dei punti principali del Governo presieduto dall'on. Mussolini”. A distanza di quasi un secolo siamo evidentemente ancora immersi in quella disgraziata “rinascita”.
È tempo di esami di Stato e gli abbinamenti gentiliani si ripropongono tangibilmente in questi giorni: ha appena esordito la prova scritta di matematica e fisica al liceo scientifico (con una serie di problemi ottocenteschi che non rendono giustizia né all'una né all'altra disciplina) e, nel momento in cui scrivo, qualche chimico, dopo il rito delle tre buste, sta interrogando gli esaminandi sulla genetica dei microrganismi o sulla tettonica delle placche, mentre un suo collega filosofo si prepara a valutarli sulle conseguenze geopolitiche del trattato di Versailles. Non ci facciamo neanche più caso, visto il diffuso dilettantismo intellettuale. Intendiamoci: il problema non è tanto quello di fornire nozioni imprecise o sbagliate, quanto piuttosto di non essere in grado di trasmettere agli allievi lo spirito e il metodo di una disciplina in cui non ci si è formati, fallendo in quello che dovrebbe essere l'obiettivo primario, la formazione – come diceva Giuliano Toraldo di Francia – di una “coscienza scientifica”.
Si corre peraltro il rischio che anche i pochissimi cambiamenti positivi introdotti di recente vengano vanificati. Dal 2014 i programmi (o, come si chiamano oggi, in epoca di semplificazione burocratica, le “indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento”) prevedono che all'ultimo anno del liceo scientifico si insegni la fisica moderna: relatività, meccanica quantistica, fisica del microcosmo e dell'universo. Un'innovazione lodevole, che ha permesso agli studenti di scoprire finalmente la bellezza della fisica (contribuendo peraltro a un forte incremento delle immatricolazioni universitarie nel corrispondente corso di laurea), ma ha gettato nello sconforto migliaia di insegnanti, laureati in matematica, che si sono trovati a insegnare qualcosa che non avevano mai studiato (o che avevano studiato in maniera superficiale).
Le (pseudo)riforme e riformine cui è stata sottoposta la scuola negli ultimi decenni non hanno eliminato le aberrazioni culturali del passato (anche a causa – va detto – dell'intoccabilità di quei feticci burocratici che sono le “classi di concorso”). Mancano quattro anni al centenario della riforma concepita dal filosofo di Castelvetrano e sarebbe bello, per l'occasione, mandare definitivamente in soffitta i suoi strascichi più anacronistici. Ma è inutile farsi illusioni.

    Brand connect

    Loading...

    Newsletter

    Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

    Iscriviti
    Loading...