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Gli adolescenti senza stereotipi

Prisma. Ben scritta e ben realizzata, la serie racconta la vita di due gemelli: uno non si sente a suo agio con la mascolinità, l’altro ha tentato il suicidio. Senza colpi di scena, la quotidianità è raccontata con delicatezza dal punto di vista dei ragazzi

di Gianluigi Rossini

 Mattia Carrano interpreta i due gemelli, Andrea e Marco

2' di lettura

Una delle idee fondamentali della prima SKAM, quella norvegese, era raccontare gli adolescenti senza cercare di educarli. Molte serie ritraggono i ragazzi a partire dalle preoccupazioni degli adulti, qui invece si voleva parlare di ciò che preoccupa loro: la sessualità, le ambizioni e le ansie per il futuro, l’accettazione da parte del gruppo dei pari. La versione italiana di SKAM era riuscita a catturare questo spirito, diventando una delle rarissime serie per ragazzi nostrane davvero amate dai ragazzi, e contemporaneamente godibile anche per un pubblico adulto.

Ora lo stesso team creativo (Cross productions, Ludovico Bessegato e Beatrice Urciuolo) torna con un nuovo titolo, Prisma (Prime video), che prosegue il discorso di SKAM senza soggezione e senza ripetere cose già viste. In comune, chiaramente, le due serie hanno molto: l’assenza di paternalismo, un montaggio rapido e sintetico ma non frenetico, la grande cura nella scelta delle musiche non originali, qui ancora più fondamentali perché alcuni personaggi sono dei trapper. Allo stesso tempo, però, c’è una maggiore maturità stilistica e un racconto decisamente più compatto.

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Al centro ci sono due gemelli, Andrea e Marco, entrambi interpretati da Mattia Carrano che è bravo a costruire due personalità opposte cambiando sguardo e postura. Dei due, uno non è a suo agio con la mascolinità, l’altro ha tentato il suicidio. Attorno a loro si muove un piccolo mondo in cui nessuno segue un arco di trasformazione stereotipato né è una macchietta bidimensionale: perfino il fidanzato poliziotto di un personaggio molto secondario può sorprenderci. Al di là dei vari temi sociali toccati, infatti, Prisma è innanzitutto una serie ben scritta e ben realizzata, che costruisce personaggi interessanti e mette in scena le loro vite con rispetto e delicatezza. A partire da questa base, un inaspettato sguardo di intesa o un rapporto sessuale deludente possono avere un fortissimo impatto emotivo, non c’è bisogno di ricorrere a piazzate isteriche o colpi di scena. È un racconto aspirazionale, interpretato da attori bellissimi, stilosissimi e visibilmente più grandi dei personaggi che interpretano, ma trasmette una netta sensazione di sincerità a cui contribuisce anche l’ambientazione a Latina, città di provincia oppressiva ma a suo modo perfino poetica.

Prisma - Ludovico Bessegato e Beatrice Urciuolo - Prime video

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