Societa

Gli agenti del contemporaneo e la creazione di cornici editoriali: una lezione

di Gianluigi Ricuperati

(alphaspirit - stock.adobe.com)

6' di lettura

Immaginate e poi impaginate. Prendete le seguenti quattro scene e provate a connettere i punti.
Nella prima, il Vasari del nostro tempo, Hans-Ulrich Obrist, curatore e direttore della Serpentine Gallery di Londra, mette la testa in una fotocopiatrice vestito da Bottega Veneta per un bellissimo servizio della rivista Kaleidoscope, diretta da Alessio Ascari.
Nella seconda, gli addetti alle sale del Museo del Castello di Rivoli, un tesoro nazionale di respiro internazionale diretto da un'altra ‘uber-curator', Carolyn Christov-Bakargiev, grazie a un altro noto marchio di moda, vestono tute da giardinieri dell'arte, dando insieme un po' di scandalo e parecchio piacere: nessuno aveva mai visto le guide di un museo in un abito del genere.
Nella terza, la più grande banca italiana, Intesa Sanpaolo, apre il cantiere del proprio ‘museo' a forte vocazione fotografica nella cornice salotto di piazza San Carlo a Torino, per volontà e merito di Michele Coppola, che si occupa di tutti i progetti culturali del gruppo, scavando letteralmente nella piazza il caveau di una nuova istituzione (l'ennesima?) privata.
Nella quarta, l'altra mega-banca italiana, UniCredit, dopo aver iniziato una svendita della propria collezione messa a punto con l'aiuto della infaticabile Catterina Seia all'inizio degli anni Duemila, che era stata giudicata inessenziale e quindi messa all'incanto, ha poi cambiato idea all'ultimo grazie all'intervento benvenutissimo del nuovo Ceo Andrea Orcel.
Abbiamo dunque: un servizio di moda altamente simbolico con il curatore per antonomasia, la sponsorizzazione del museo contemporaneo più prestigioso del Paese da parte di un brand pervasivo, una banca che si fa il proprio polo culturale e un'altra che decide di alienare tutto il suo patrimonio artistico salvo ripensarci all'ultimo minuto.
Cos'hanno in comune queste quattro vicende? All'apparenza, poco. In verità, molto. Proverò a illustrare il perché in breve partendo da una definizione. Tutti i soggetti menzionati, sia personali che aziendali che istituzionali, sono ‘agenti del contemporaneo' (per alcuni forse a loro insaputa). Ora. I più sofisticati ‘agenti' del contemporaneo (alcuni musei, alcuni marchi, alcune riviste influenti) da tempo non raccolgono o vendono soltanto reliquie, ma organizzano gerarchie di valore, concetto ben più fecondo del ‘like / don't like': lo iato che separa ciò che è urgente da ciò che è rimandabile - o se volete il dono, il dovere, di praticare suture di senso nella mappa del tempo, che coincide il modo in cui impieghiamo il nostro tempo, dando primato a questo piuttosto che a quello.
Si tratta in tutti e quattro i casi di scelte singolari, operate da singoli qualificati, senza nessun ricorso all'ascolto di quel che sembra popolare o meno. Fino a pochi anni fa, certo movimenti nati come costole della rivoluzione di internet avevano coltivato il tetro sogno di fare a meno proprio di queste dei giudizi degli esperti, di abolire ogni facoltà critica per dare spazio al sacro bisogno di ciascuno, che ciascuno vale uno.

In grande misura quel tetro sogno non si è realizzato, ma nel frattempo la nostra mente è cambiata: il cosmo digitale l'ha resa differente, forse anche diffidente di se stessa: la nostra testa opera in scenari di ‘metaversi' (tra fisico e virtuale) sempre più caotici ed energetici, nella loro fluviale binarietà. Purtroppo però le nostre povere vecchie anime umane hanno bisogno di salvare e insieme sommergere, praticare distanza e assegnare primati, dire ‘si' che contengono la potenza di un ‘no' e dei ‘no' che potrebbero mutare in un ‘si'. Questa oscillazione, questa capacità di oscillare, ha un nome: editoria.

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Che sia sotto forma di volumi stampati, oppure di mostre, oppure di articoli che viaggiano trasportati da bit, o di mere scelte applicabili in ogni settore, non cambia granché.Non a caso la parola ‘curatore' si traduce nel gergo dei libri come ‘editor', ma nello stesso mondo dei libri l'editor agisce di fatto come un ‘curatore' di scelte, di collane, e allo stesso modo un curatore ha il proprio punto di rugiada intellettuale nella capacità di scegliere, di includere e escludere: accelerare o far aspettare il tempo del prestigio che sarà. Ossia: intervenire sul nodo cruciale che tiene in piedi la trama di quella che chiamiamo ‘realtà': che non è molto diverso dal dirigere un pronto soccorso del prendere posizione, una quotidiana clinica del giudizio (le metafore ospedaliere sostituiranno quelle belliche).

Ecco perché le cose si complicano sempre di più, per gli agenti del contemporaneo: vedere in questo sottilissimo disordine richiede doti e vista infra-ordinarie, ossia capacità di vedere nel groviglio di cui siamo parte e di raccontare ciò che si è visto con linguaggi d'eccezione. È necessario per i musei e per i brand, per le aziende e le istituzioni: ma in generale per chiunque voglia incidere il proprio nome su un biglietto di cui non avere vergogna. Intervenire nella trama della realtà è un compito complesso, che può attuarsi in diversi modi: alcuni necessariamente carsici, lenti, altri più rapidi, istantanei addirittura: fra i primi, i libri e gli articoli, le collezioni d'arte, veicoli stratificati e selvaggi per la trasmissione di immagini idee e storie - da secoli sulla scena e per secoli sulla scena del domani.

Fra i secondi, la produzione e la vendita di merci ed esperienze, ricche d'appartenenza, di un saper-fare che diventa facilmente saper-essere.

I quattro esempi di cui sopra mi sembrano indicare che è in atto un avvicinamento millimetrico e sotterraneo fra le comunità che animano queste due sponde umane. Si tratta di un processo anti-intuitivo, segreto, ma a mio parere incontrovertibile.

L'editoria di qualità, i musei d'avanguardia, la ‘cultura' seria e accurata da una parte: tutti ambienti che notoriamente vivono in uno stato di costante e progressiva deprivazione economica, affetti da un morbo imperdonabile, nella società dei grandi dati: una scarsa capacità di cattura delle anime (almeno numericamente, perché sulle piccole quantità in realtà si vede un effetto potentissimo, le anime che riescono a cambiare le cambiano davvero per sempre). Da questa sponda - chiamiamola zona della Produzione di Anima - si possono vedere poche persone raffinatissime e piene di sensibilità guardare l'altra parte del fiume con punte di apprensione e forse desiderio: laggiù vige un paesaggio nel quale invece la cattura delle anime avviene con gioia meccanica e spontanea, e numeri vertiginosi - in una squisito (talvolta idiota) matrimonio di libertà e cattività.

Chi sono gli abitanti di ‘laggiù'? Parlo, con qualche libertà, di coloro che lavorano nella produzione, comunicazione e vendita di merci ed esperienze ad alto valore aggiunto (prodotti, servizi, oggetti): chiamatelo Lusso, ma non si limita a quello (una banca serve platee ben più ampie che le nicchie alto-spendenti). In ogni caso, potremmo definire questo litorale ‘la costa del Valore'.La produzione di Anima guarda con disperanza la costa del Valore, ma è anche vero che i più illuminati tra gli abitanti di quella costa sanno che il Valore finisce per generare inferni se sta troppo distante dalle prerogative dell'Anima.

Questa osservazione reciproca lascia segni e sintomi nelle operazioni che ho citato all'inizio, e forse un unico comune denominatore a tenerle insieme. Tali operazioni sono tutte tentativi di colmare l'abisso che separa due comunità che godrebbero di enormi benefici reciproci nel mescolarsi. Sono infatti operazioni - nascoste o consapevoli, evidenti o parziali - di apprendimento pratico travestito da business as usual. Tutti i soggetti che ho citato - banca, curatore, museo, rivista, marchio - operano nel mondo, fanno ciò che devono fare - il proprio quotidiano business as usual, appunto - ma dietro la nube del fare giornaliero celano un telaio di possibilità di futuro. Sono azioni innescate da domande sorgive: cosa posso imparare dalla moda, pur essendo il più alto museo d'arte contemporanea italiana ? Cosa posso ‘fotocopiare' da una disciplina a un'altra ? Cosa posso ‘restituire' alla società in termini di valorizzazione di patrimoni e idee? Come posso costruire luoghi immateriali e materiali nei quali la vita - che è fatta di pensare vedere amare scontrarsi confliggere comprare vendere - diventa una scuola ?

Ecco perché diventa fondamentale immaginare i marchi - le aziende - come possibili editori di realtà. E i clienti, o seguaci, come ‘studenti di realtà'. L'editoria, nella sua forma più compiuta e significativa, è un tentativo di dare ordine ai fili segreti che tengono legate cose apparentemente lontane, come ha insegnato l'imprendibile esempio di Roberto Calasso e della Casa Editrice Adelphi.

Scrivevo all'inizio che immaginare il mondo significa anche impaginare il mondo. Creare cornici editoriali è il brodo primale in cui stanno già nuotando le menti migliori di diverse generazioni, in Italia e ovunque. Mettere un artista in ogni marchio, mettere una curatrice in ogni banca, mettere una macchina di traduzione fra le discipline in ogni istituzione importante. È questa, ed è già segnata, a saperla leggere,la via per diventare studenti e maestri di realtà.

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