controversie

Gli agenti immobiliari vincono contro Homepal, ma la società annuncia ricorso

La società sanzionata dalla Camera di Commercio, che ha ribadito il principio per cui l’assistenza alla compravendita immobiliare ricade nella legge 39/1989. Ma alla luce delle novità digitali la norma andrebbe forse aggiornata

di Adriano Lovera


default onloading pic

3' di lettura

Le agenzie tradizionali vincono la loro battaglia contro Homepal, sanzionata per aver esercitato la mediazione senza iscrizione al ruolo, nel primo periodo di attività. In realtà, dall’inizio del 2019 la società aveva già provveduto a mettersi in regola. Quel che conta è che viene sancito il principio per cui l’assistenza alla compravendita immobiliare, che avvenga di persona oppure online, ricade nella fattispecie della legge 39/1989. Una norma che probabilmente andrebbe aggiornata di fronte ai mutamenti del mercato.

Homepal, apripista in Italia delle agenzie digitali, diventa operativa dal 2016, con il claim «La prima agenzia, senza i costi d’agenzia». Nel novembre 2018, Camera di Commercio e Antitrust cominciano a ricevere le prime segnalazioni da parte delle associazioni di categoria (Fiaip, Fimaa, Anama). Lo scorso 6 agosto, con un verbale della Commissione di vigilanza, la Camera di Commercio di Milano, Monza, Brianza e Lodi ha deciso per una sanzione compresa fra 7.500 e 15mila euro ai danni di Homepal a Better place srl, la società con cui inizialmente era operativa.

«La Camera di Commercio, sentito anche il parere di Unioncamere e del ministero dello Sviluppo Economico, ha dato ragione alla tesi dell’esposto della Consulta delle associazioni, con un provvedimento che farà scuola», commentano insieme i presidenti Santino Taverna (Fimaa), Gian Battista Baccarini (Fiaip), Renato Maffey (Anama). «Homepal – proseguono le associazioni – ha svolto di fatto attività di mediazione, dietro compenso, senza avere i requisiti richiesti dalla legge n. 39/1989». Questo fino al 17 gennaio. Perché dal giorno successivo è stata registrata Homepal Real Estate srl, iscritta all’albo degli agenti immobiliari.

«Lo avevamo deciso a prescindere dalle proteste delle associazioni – dice al Sole 24 Ore Andrea Lacalamita, cofondatore e presidente dalla società –. Ci eravamo accorti che i clienti, oltre alla semplice assistenza sulla modulistica e sulla pubblicazione degli annunci, avevano bisogno di una reale attività di consulenza e mediazione. Quindi abbiamo cambiato forma societaria, ma soprattutto modificato il nostro modello organizzativo».

La vicenda però non è conclusa. Homepal, infatti, vuole impugnare la decisione in sede civile. Poi c’è la questione dei rimborsi. Secondo le associazioni, infatti, «Homepal dovrà anche restituire tutte le fee (provvigioni) incassate fino al 17 gennaio 2019 ai clienti che ne faranno richiesta”, perché così recita l’articolo 8 della legge 39/89. «In realtà, il verbale della Camera di Commercio non fa cenno a questo e rileva soltanto la sanzione – ribatte Lacalamita –. E in ogni caso, saremo noi stessi a contattare i clienti pre 2019 e proporre loro un eventuale rimborso. Siamo certi che, vista la bontà del servizio, in pochi aderiranno».

Al di là della vicenda specifica, la questione mette in luce il tema più generale dell’accoglienza delle novità “digitali” da parte del mercato e della loro corretta posizione all’interno del quadro normativo di riferimento. Finora, la maggior parte delle start up che hanno iniziato a operare come agenzie online, sul modello dell’inglese Purplebricks, ha comunque provveduto a registrarsi all’albo dei mediatori.

Homepal però non ci sta a passare per un’azienda “abusiva” e punta il dito verso il corporativismo che caratterizzerebbe parte della categoria. «Più volte abbiamo chiesto un confronto con le associazioni, per spiegare il nostro modello che potrebbe rivelarsi utile per molti operatori del settore. Ma non abbiamo mai ricevuto risposte – commenta il presidente –. La verità è che il nostro modo di operare permette di comprare e vendere con risparmi consistenti e questo è mal tollerato. La stessa Camera di Commercio definisce gli esposti delle associazioni “irrituali” e “senza specifici riferimenti pratici”, riconoscendo che l’ambito della mediazione è refrattario alle liberalizzazioni e necessita di un adeguamento normativo a fronte dei mutamenti tecnologici e delle nuove esigenze del mercato».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...