Hotellerie

Gli albergatori del Tigullio faticano a trovare personale per la stagione

Con quattro mesi di chiusura, gli albergatori sono arrivati a Pasqua con le casse vuote

di Raoul de Forcade

3' di lettura

«Finora il 2021 è stato un anno peggiore del 2020». Aldo Werdin, presidente degli albergatori del Tigullio, non ha dubbi: il primo lockdown ha nuociuto al settore meno del secondo. Inoltre, se gli imprenditori liguri, dopo il primo trimestre dell’anno, hanno cominciato a rivedere la luce e ad assumere o preventivare di farlo (vedi gli articoli a fianco), in alcuni settori legati al turismo, come l’alberghiero, la ristorazione e la balneazione, le imprese registrano un’inattesa mancanza di manodopera stagionale. Questo a fronte di un primo trimestre dell’anno, e parte del secondo, in cui l’intero territorio della Liguria ha risentito in maniera incisiva degli effetti della pandemia.

Werdin ricostruisce con precisione la situazione vissuta dagli albergatori con il procedere dell’epidemia di coronavirus: «A Natale 2019 e a Capodanno 2020 si è lavorato bene. A gennaio, febbraio e inizio marzo dell’anno scorso, invece, si è lavorato poco ma comunque il lavoro c’è stato e gli alberghi hanno portato qualcosa in cassa. Poi sono stati chiusi da marzo a maggio, per ripartire bene a giugno. Quest’anno, invece, Natale 2020 e Capodanno 2021 per gli albergatori non ci sono stati; e alcuni hotel hanno riaperto a Pasqua ma molti solo dopo la festività. Per i primi quattro mesi dell’anno, insomma, gli alberghi hanno dovuto dare fondo alle risorse e sono arrivati dopo Pasqua con le casse vuote o quasi. Perché, se è vero che con i decreti di sostegno alla categoria, messi a punto da Governo, gli albergatori possono pagare l’affitto e poi scalare il 50% dalle tasse, è altrettanto vero che, comunque, gli affitti si sono dovuti pagare e molti magari avevano altri mutui da onorare. Per questo dico che il 2021 è stato peggiore del 2020. Lo dimostra il fatto che sono molti gli alberghi passati di mano con cambi di proprietà. È successo al Cristallo di Cortina, figuriamoci nelle gestioni dei piccoli hotel».

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Werdin fornisce anche una visione, in prospettiva, del futuro. «Auspichiamo tutti - afferma - che, con l’aumento delle vaccinazioni, la gente si muova di più e arrivino i turisti. E che ci sia un’estate lunga e di bel tempo. Peraltro questa pandemia sta cambiando la filosofia del turismo. E noi dobbiamo inventarci un nuovo modo di fare gli albergatori. Bisogna stimolare il mercato, ad esempio offrendo enogastronomia e turismo lento con trekking».

Werdin sottolinea poi come, nel periodo post pandemia, quando si è ricominciato ad aprire, si sia manifestata una penuria di lavoratori stagionali. «Le ragioni che hanno causato questo problema sono diverse. In primo luogo, fino a primavera c’è stata un’incertezza relativa al periodo di lockdown. Contrariamente all’anno scorso, in cui il Covid è scoppiato a marzo, stavolta è iniziato a dicembre-gennaio e, come si è detto, gli alberghi sono rimasti chiusi a lungo. Nel Tigullio, in cui il lavoro degli hotel è prettamente stagionale, gli albergatori sono restati in attesa, prima di assumere dipendenti, sia pure a tempo determinato. Di solito il contratto per gli stipendi degli stagionali si fa a febbraio, mese in cui si pongono le basi per assicurarsi i migliori. Quest’anno è saltato tutto, perché, come si diceva, ha pesato l’incertezza delle riaperture. Diversi lavoratori, inoltre, hanno firmato contratti di preassunzione per andare in Sardegna, quando questa è diventata zona bianca mentre non si sapeva ancora se ci sarebbe stata la possibilità di lavorare in Liguria».

Sugli stagionali, prosegue Werdin, ha poi influito il famoso reddito di cittadinanza. Di solito, infatti, un lavoratore di quella categoria, dopo il contratto di preassunzione, entra in organico a marzo. Ma ovviamente è invogliato a lavorare se la stagione dura sei mesi. I tre mesi persi quest’anno non si possono certo recuperare dopo; e allora è facile che molti abbiano deciso di richiedere il reddito di cittadinanza. E magari qualcuno pensa anche di incrementarlo lavorando tre mesi in nero».

Secondo Werdin, «è chiaro poi che alcuni imprenditori, sulle prime, sono stati cauti: hanno pensato magari di prendere cinque camerieri invece dei dieci abituali ritenendo che, qualora, poi, il lavoro fosse salito, avrebbero potuto assumerne altri; ma ora che è cresciuto, non li trovano più».

Infine, Werdin si sofferma sui contratti a chiamata, che secondo i sindacati sono eccessivamente utilizzati in questo momento . «Nel Tigullio - dice - subito dopo la riapertura, si è cominciato a lavorare soprattutto nel week-end, perché in settimana manca il grande flusso di turismo straniero e gli alberghi si svuotano. Per questo gli imprenditori si servono del personale a chiamata».

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